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La sindaca calabrese ritratta da Picasso. Ma il quadro dov'è?

Seduto in quel caffè, lo sguardo magnetico di Pablo Picasso si concentrò sul volto bello di Rita, la sindaca comunista di Pedace per vent’anni (’64-’84). Il borgo calabrese, risalente al X secolo e…

Pubblicato il: 04/01/2016 – 10:14
La sindaca calabrese ritratta da Picasso. Ma il quadro dov'è?

Seduto in quel caffè, lo sguardo magnetico di Pablo Picasso si concentrò sul volto bello di Rita, la sindaca comunista di Pedace per vent’anni (’64-’84). Il borgo calabrese, risalente al X secolo e posto alle pendici del monte Stella, l’amò anche quando il Pci, nel ’75, l’espulse perché perorava “un comunismo dal volto umano”. E in un batter di ciglia, quella mattina a Roma Pablo Picasso ne fece uno spumeggiante ritratto a matita. Fu così che il pittore più celebre del mondo incontrò una delle donne più affascinanti del Mezzogiorno italiano. E fu così che il volto “splendente” di una giovane donna combattente di Calabria, in pochi rapidi gesti della mano dell’autore di “Guernica”, fu impresso sulla carta.

«LA JEUNE FILLE DE CALABRE», ROMA 30 OTTOBRE 1949 Il ritratto di Rita Pisano, autodidatta e militante comunista per scelta di vita, inflessibile contro le ingiustizie sociali e le diseguaglianze, ebbe anche un titolo che Picasso scrisse sul foglio: «La jeune fille de Calabre». Nella traduzione in francese dell’intervento («La Terre et non la Guerre…») che fece a Parigi e dove conobbe Nenni, Pertini, Amendola, Napolitano e Giuseppe De Santis che voleva affidarle una parte in “Riso amaro”, accanto al suo nome c’è scritto «paysanne». Quando tornò a Cosenza i suoi compagni la punzecchiavano, raccontando di una sua entrata al congresso mondiale per la pace a piedi nudi. Lei stava allo scherzo, ma pur non essendo mai stata contadina (aveva lavorato in una calzoleria prima di entrare nel partito) il suo curriculum di enfant prodige della politica meridionale includeva già la partecipazione allo sciopero delle raccoglitrici di castagne di Malito che le era valso il primo arresto. Rita Pisano è stata consigliera comunale a Cosenza e candidata nel ’63 al Parlamento ma non eletta (ebbe 360 preferenze in più Pasquale Poerio), più volte arrestata per violazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in prima fila nelle battaglie per l’emancipazione femminile senza però mai trascurare il ruolo di moglie e madre. Racconta, in due «straordinari» (l’aggettivo è di Renata Siebert) volumi (“Lettere ai figli”, ben sei!) il marito Giovambattista Tommaso Giudiceandrea: «Appena tornata dal lavoro, si cingeva di un grembiule e sfaccendava al fornello a gas, perché anche se spartanamente Rita il suo nido voleva goderselo a pieno». Aveva, disse lo scrittore Vincenzo Ziccarelli, «un’inesausta voglia di maternità».

NEL MEZZOGIORNO INFURIANO LE LOTTE CONTADINE Quel 30 ottobre del ’49 Rita Pisano aveva 23 anni. Da lì a poco sarebbe stata eletta nel comitato mondiale dei partigiani della pace presieduto da Frederic Joliot-Curie, premio nobel per la chimica e premio Lenin per la pace. Si è in un tornante della storia italiana complesso e sanguinolento. Dal ’47 i comunisti non sono più al governo. In Parlamento si vota per l’adesione al Trattato del Nord Atlantico (Patto Atlantico). Lo scontro politico è asprissimo, l’opposizione dei partiti della sinistra coinvolge con proteste, scioperi e manifestazioni l’intero Paese. Nel Mezzogiorno (in Calabria, Puglia e Campania) sulla scorta dei decreti Gullo s’intensifica l’occupazione delle terre in mano al latifondo. Si è nel cuore del decennio delle lotte per le terre (1943- 1953) che ebbe un epilogo deludente, come scrisse Paolo Cinanni: «Il fallimento della riforma agraria e l’esodo di massa obbligatorio per milioni di contadini disillusi che finirono nei ghetti dell’immigrazione». Un decennio, tuttavia, annoverato tra i momenti «più innovativi nella storia dello Stato italiano» (Piero Bevilacqua) ed uno «degli avvenimenti più rivoluzionari nella storia italiana di questo dopoguerra», secondo Sidney Tarrow. Al centro di quel sommovimento c’è il calabrese Fausto Gullo che spiega a Togliatti (il quale lo volle al ministero dell’Agricoltura nel secondo governo Badoglio e poi ministro alla Giustizia con De Gasperi) la condizione della struttura sociale del Sud, la centralità del problema agrario, l’importanza delle lotte per le terre, la necessità di collegare il movimento contadino meridionale alla lotta degli operai.

IL GIORNO PRIMA, L’ECCIDIO DI MELISSA SUL FONDO FRAGALÀ Quel 30 ottobre del ’49 a Roma si celebra il congresso mondiale per la pace e Rita Pisano è li per raccontare i travagli dei contadini calabresi. Tra le citazioni, la vicenda della contadina Giuditta Levato. Il giorno prima, il 29 ottobre, a Melissa, profondo Sud dell’Italia uscita a pezzi dalla guerra, la polizia spara sui contadini che reclamano la terra del latifondo più retrivo del Paese. Sul fondo Fragalà restano assassinati Francesco Nigro, Giovanni Zito e Angelina Mauro. L’eccidio segue ad altre sciagure. A Calabricata il 28 novembre del ’46 è stroncata da un colpo di fucile Giuditta Levato e l’anno dopo, il primo maggio del ’47, a Portella della Ginestra vicino Palermo, va in scena la prima strage dell’Italia repubblicana con 14 contadini ammazzati e decine di feriti.

IL RITRATTO DI RITA PISANO NELLA COLLEZIONE MUSCETTA Il disegno a matita di Picasso del volto di Rita Pisano è conservato nella collezione privata di Carlo Muscetta, il critico letterario che era tra i commensali, quel 30 ottobre del ’49, nel risorante Piperno a Monte Cenci a Roma, e «che suggerì a Picasso», come raccontò la ragazza di Calabria, «di farmi un ritratto» Antonello Trombadori, nel rievocare in un articolo su “Repubblica” («Zavattini, Picasso e noi nel ’49») la giornata di Pablo Picasso, a Roma per l’assemblea della presidenza mondiale del movimento dei partigiani della pace alla quale prese parte anche Rita Pisano, si sofferma sull’episodio. Così: «Un’altra delle tre colazioni di Picasso a Roma si svolse da Piperno a Monte Cenci e fu lì che, presa carta e matita, egli disegnò lo splendente volto di Rita Pisano, allora sindaco Pci di un villaggio della Calabria resosi famoso per le lotte contadine. Nel catalogo Zervos è denominato La jeune fille de Calabre». Come il ritratto finì nella collezione di Carlo Muscetta lo spiega lo stesso Trombadori, colto dirigente comunista e amico intimo di Guttuso: «Carlo Muscetta fu il più lesto degli altri commensali, appena Picasso l’ebbe terminato l’afferrò senza che gli fosse opposto un rifiuto». Intanto Pablo scherzava con Cesare Zavattini «sui molti modi, secondo lui, di essere ladri di biciclette, tanto che all’uscita fece più volte e in diversa guisa l’atto di afferrarne una sulla soglia del vicino meccanico ciclista e un fotografo riprese la scena (in Piazza Nicosia) del simulato furto con Giulio Einaudi che in veste di guardia ferma il ladro Picasso». Rita Pisano, invece, quell’episodio lo riferì così: «Picasso in pochi minuti completò il ritratto e lo consegnò a Muscetta che ne fece fare le copie per darne una, firmata da Picasso, a ciascuno dei presenti. Quando uscì il libro che lo stesso Muscetta stava curando per Einaudi, intitolato “Gente di Calabria” e nel quale erano raccolte le opere di Vincenzo Padula, poeta e sacerdote di Acri, sulla sovracoperta era riprodotto il ritratto fattomi da Picasso».

COME AVERE IN CALABRIA IL RITRATTO DI RITA PISANO Nel consiglio regionale della Calabria c’è un’aula intitolata a Giuditta Levato, in memoria di quel decennio di lotte contadine, memorabile benché poco perlustrato. Sarebbe interessante poter avere il ritratto di Rita Pisano disegnato da Picasso per esporlo nella stessa aula Levato e metterlo a disposizione del pubblico e delle tante scolaresche che fanno visita al Palazzo. Attraverso quel ritratto, scaturito in una particolare giornata romana, si possono cogliere svariati spunti di riflessione. Non solo la storia di una giovane donna, bella e coraggiosa, l’attivismo intrepido di una calabrese che incontra Picasso e lo colpisce, ma anche il percorso burrascoso di una comunista calabrese che non si è piegata. Né alle logiche dei suoi tradizionali avversari né alle fredde asserzioni di ideologie settarie e a
pparati chiusi e incapaci di rivisitare, sebbene a distanza di tempo, decisioni sbagliate, tant’è che, riferisce Giovambattista Giudiceandrea, «fino alla fine Rita aspettò, inutilmente, un gesto di apertura». Insomma, un ritratto che è un pezzo di storia del Mezzogiorno su cui la Calabria farebbe bene a discutere. Un pezzo di storia di una donna che, a dispetto di tutto e tutti, anche nei momenti di intenso impegno politico (da sindaca ha realizzato innovazioni importanti: una delle prima esperienze di scuola integrata, i famosi “Incontri Silani”di Lorica che lei amava chiamare la “Perla della Sila”) non ha mai rinunciato alla sua femminilità, fino ad essere segnalata per il premio “Sposa d’Italia” patrocinato dalla Necchi a Bellagio.

LA VALIGIA CHE FECE TROVARE AL PARROCO DI PEDACE Un frammento di storia. Ma così ricco di eventi, molti dei quali tuttora da chiarire, di contrasti politici virulenti, di passioni accese per cambiare la società e talmente costellato di personalità che hanno segnato il volto dell’Italia, di cui la Calabria non dovrebbe privarsi. Attraverso quel ritratto, in breve, lo spiega bene la sociologa Renata Siebert, si potrebbe «far conoscere questa straordinaria donna militante comunista e calabrese ai più giovani e,soprattutto, alle più giovani, perché, per molti versi, questa figura ha rappresentato l’avanguardia: come donna che lottava per l’emancipazione delle classi subalterne e per la libertà delle donne in particolare, come cittadina che da sindaco ha dato l’esempio di un’amministrazione esemplare del bene pubblico e, infine, come amante della cultura che è riscita, attraverso l’organizzazione degli “Incontri Silani” a dare un’impronta di qualità ad iniziative letterarie, cinematografiche ed artistiche che ancora oggi suscitano ricordi di piacevole nostalgia in tutti coloro che ne sono stati testimoni negli anni Sessanta e Settanta a Lorica». Rita Pisano ha avuto un carattere forte, sicuro. E intriso d’ironia. Tra i tanti che le rendono omaggio nel piccolo cimitero di Pedace dove si gode la quiete dopo la tempesta, qualcuno ricorda ancora la valigia che fece trovare davanti la porta della chiesa a don Ernesto Leonetti dopo la riconferma a sindaco nel 1970. Il parroco, sostenitore della Democrazia cristiana, nelle sue omelie assicurava la sconfitta del sindaco comunista e preannunciava la sua dipartita dal paese…

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