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Renzi boccia (di nuovo) il Pd calabrese

Se non è una sberla, per la deputazione calabrese del Partito democratico è una sonora bocciatura. L’ennesima, da parte del premier Matteo Renzi che, giova ricordarlo, del Pd è anche segretario naz…

Pubblicato il: 28/01/2016 – 21:25
Renzi boccia (di nuovo) il Pd calabrese

Se non è una sberla, per la deputazione calabrese del Partito democratico è una sonora bocciatura. L’ennesima, da parte del premier Matteo Renzi che, giova ricordarlo, del Pd è anche segretario nazionale. Salti mortali e piroette non basteranno, questa volta, a mimetizzare la verità plasticamente rappresentata dall’ingresso nel governo di due sottosegretari calabresi targati Nuovo Centrodestra uno dei quali, il senatore Tonino Gentile, con delega pesantissima visto che va allo Sviluppo economico ed eredita le deleghe lasciate da Carlo Calenda spedito da Renzi come ambasciatore a Bruxelles presso la Commissione europea.
In verità le poltrone occupate autorevolmente dal Nuovo centrodestra calabrese sono addirittura tre, posto che recentemente il senatore Nico D’Ascola è stato eletto presidente della Commissione giustizia di Palazzo Madama. Bottino pieno per il casato cosentino dei Gentile, un palmo di naso per la pasticciona deputazione calabrese che dovrà accontentarsi di uno dei soliti “selfie”, neanche più col premier, che ha smesso da un pezzo le sue visite trimestrali in Calabria, bensì con i proconsoli Luca Lotti e Lorenzo Guerini.
E dire che il Pd calabrese era partito col botto: nella prima versione del governo Renzi c’era un ministro, Mariacarmela Lanzetta, che del Pd calabrese non solo era diretta espressione ma anche dirigente nazionale. Oggi resta solo Marco Minniti, con incarico di tutto riguardo, posto che rimane il garante unico della sicurezza nazionale, ma proprio per via della delicatezza del compito, e della competenza con il quale lo porta avanti, troppo ingessato sul piano politico regionale.
Ha torto Renzi nel bocciare la deputazione calabrese lasciandola fuori dal governo? Oppure è la deputazione calabrese, e il partito nel suo complesso, a legittimare una bocciatura che, messa a confronto appunto con la ipervisibilità degli uomini del Ncd calabrese, appare ancora più devastante sul piano delle proiezioni politiche future?
Ragionando in termini di interessi generali, non vi è dubbio che la crescita della rappresentanza calabrese nel governo nazionale va salutata positivamente ma resta il paradosso che è grazie a Peppe Scopelliti che oggi Antonio Gentile e Dorina Bianchi fanno ingresso nel governo nazionale, non li avesse candidati e contribuito a farli eleggere…
Di paradosso in paradosso c’è anche da riscontrare come il riconoscimento tenacemente negato in Calabria al Nuovo centrodestra, a Roma, invece, c’è ed è in continua crescita. Pare anzi che più Mario Oliverio decide di snobbare i fratelli Gentile e più Matteo Renzi li riconosce suoi affidabili interlocutori.
Ci fosse un partito non di carta, dovrebbe, un minuto dopo avere omaggiato la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiudersi in riunione e meditare su tutte queste cose. Siccome un partito non c’è, perché il Pd calabrese tutto può sembrare tranne che una struttura organizzata per discutere di politica e fare politica, si andrà avanti trotterellando come i fanciullini di Rodari, incapaci di rendersi conto che il giorno andava calando e le oscurità erano in arrivo.
E le oscurità si chiamano fibrillazioni dentro la giunta regionale e si chiamano elezioni amministrative, al netto di un verdetto della Corte costituzionale sulla legittimità delle ultime elezioni regionali che resta sospeso come una spada di Damocle.
I due nuovi sottosegretari arrivano proprio da due città (Cosenza e Crotone) dove si va al voto tra qualche mese e dove il Pd naviga in pessime acque, tanto da spingere Ernesto Magorno a lanciare un chiaro messaggio di soccorso con l’intervista di qualche giorno addietro con la quale auspica un recupero delle “vecchie glorie” e un allargamento della coalizione. A Crotone si ironizza sull’apporto che potrà venire dal sottosegretario Dorina Bianchi: i suoi continui e repentini cambi di casacca avrebbero eroso il consenso locale trasformandolo in risentimento.
Non così a Cosenza, ma se qualcuno pensa di poter contare sui voti dei fratelli Gentile facendo leva solo sul loro consolidato risentimento nei riguardi dell’uscente Mario Occhiuto rischia di sbagliare di molto i conti. Se il Pd vuole i voti di Ncd alle comunali dovrà andare a Canossa e pagare dazio, sia in termini di nuovi equilibri alla Regione Calabria, sia nella scelta del candidato a sindaco. Tempi duri per la classe dirigente del Pd calabrese… bocciature a parte!

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