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«Sconfiggere la 'ndrangheta è possibile»

CATANZARO Sceglie la Calabria, Sergio Mattarella, per la «prima visita a una Regione» del suo mandato. Il presidente della Repubblica arriva a Germaneto, nel giorno del taglio del nastro della nuov…

Pubblicato il: 29/01/2016 – 18:01
«Sconfiggere la 'ndrangheta è possibile»

CATANZARO Sceglie la Calabria, Sergio Mattarella, per la «prima visita a una Regione» del suo mandato. Il presidente della Repubblica arriva a Germaneto, nel giorno del taglio del nastro della nuova Cittadella, la casa dei calabresi che il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo vorrebbe fosse chiamata “Palazzo degli Itali”. Per una volta il capo dello Stato abbandona il consueto distacco (forse spinto dalla generosità e dall’affetto che da queste parti non manca mai), perfino da sue certe intime convinzioni. Lo fa quando scandisce che qui in Calabria «sconfiggere la ‘ndrangheta è possibile». È un richiamo al tema (a lui caro) della legalità ma anche un modo per sottolineare che la lotta al crimine va posta «in cima a ogni programma di governo». Sono parole non scontate quelle dell’inquilino principale del Quirinale. Rivelano la volontà di ribadire la vicinanza dello Stato in un momento particolare per questa terra: l’eco dell’escalation di intimidazioni contro amministratori (l’ultima a Fuscaldo proprio mentre è in corso la cerimonia), giornalisti (sarà l’unico a ricordarli) e sportivi (Mattarella cita il caso delle calciatrici dello Sporting Locri) è giunta finanche al Colle e questa è l’occasione per far dire alla massima carica dello Stato che «la Calabria non è sola».
In platea ad ascoltarlo ci sono praticamente tutti (il grande assente è l’ex governatore Peppe Scopelliti) i rappresentanti istituzionali: parlamentari, consiglieri regionali e, soprattutto, tantissimi sindaci. È a loro che Mattarella dedica buona parte del suo intervento. Lo fa quando invita tutta la classe politica a ripartire dall’ambiente, «dal vostro meraviglioso territorio, che purtroppo ha sofferto speculazioni e incurie, oltre che, talvolta, il perverso connubio tra malaffare e cattiva amministrazione».
Un tema, quest’ultimo, che è anche il filo conduttore del ragionamento di Mario Oliverio: «La mafia anche in questi anni non è silente». Il governatore ricorda l’ultima visita di un capo dello Stato in Calabria – fu di Carlo Azeglio Ciampi – dopo l’assassinio di Franco Fortugno, ma in sala non si vede la vedova, l’ex parlamentare dem Maria Grazia Laganà, e qualcuno adombra il sospetto che non sia stata nemmeno invitata alla cerimonia. Sono aspetti di cui (forse) si parlerà una volta che i riflettori si saranno spenti. Nel frattempo Oliverio può rivendicare l’orgoglio di essere il primo presidente a mettere piede in una sede attesa da dieci legislature: «Questo manufatto rappresenta un primo atto di riforma regionalista. È un atto di riforma perché è, innanzitutto, una buona pratica di spending review. Cinque milioni di euro annui invece che essere impiegati per il pagamento dei canoni di locazione possono essere utilizzati per investimenti e servizi».

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(L’incontro riservato di Mattarella con Abramo, Irto, Oliverio e il prefetto di Catanzaro Latella)

Anche Nicola Irto, giovane presidente del consiglio regionale, prova a toccare le corde dell’orgoglio nel corso del suo intervento: «Una nuova Calabria sta già nascendo e stiamo lavorando perché nei prossimi anni si senta parlare di noi in positivo rovesciando la valanga di luoghi comuni che ci penalizza e rende più problematici i nostri sforzi».

E di pregiudizi da trasformare in opportunità parla Abramo, che dedica (strappando l’applauso di una sala strapiena) a Lea Garofalo, «piccola donna che ha saputo ribellarsi alla mafia e ai suoi rituali, pagando con la vita». Mattarella fa cenno col capo di apprezzare il ricordo del primo cittadino. I due avranno modo di scambiare qualche battuta sull’argomento anche nel corso dell’incontro riservato – nello studio del governatore – a cinque con Oliverio, Irto e il prefetto del capoluogo Luisa Latella.
All’uscita, ad attendere Mattarella pronto a fare rientro a Roma, ci sono i bambini delle scuole. Sul tetto della Cittadella i tiratori scelti delle forze dell’ordine. Mario Oliverio rimette in tasca il fazzoletto usato per asciugare le lacrime scese mentre i ragazzi dell’orchestra di Laureana di Borrello intonavano l’inno di Mameli.

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it