Lamezia, bomba nel cantiere del Palazzetto dello sport
LAMEZIA TERME A qualcuno dà fastidio che Lamezia Terme possa dotarsi di un nuovo palazzetto dello sport. È qualcuno che lo lascia intendere in maniera per nulla velata. Sono tre i messaggi intimidato…

LAMEZIA TERME A qualcuno dà fastidio che Lamezia Terme possa dotarsi di un nuovo palazzetto dello sport. È qualcuno che lo lascia intendere in maniera per nulla velata. Sono tre i messaggi intimidatori recapitati alla Cofer, ditta che si occupa della sua realizzazione. Anche in questo caso, così come accade in generale per la recrudescenza criminale nella città della Piana, è un’escalation.
Il primo segnale inequivocabile è arrivato il 13 novembre: una bottiglia con due proiettili legati attorno. Secondo messaggio: ancora una bottiglia in plastica contenente liquido infiammabile e due proiettili. Il terzo “squillo” è recentissimo. In questa occasione, l’amministratore unico dell’azienda ha denunciato l’esplosione di un ordigno, di nuovo all’ingresso dello stesso cantiere. La deflagrazione è avvenuta nella tarda serata dell’1 febbraio. La bomba era stata piazzata nei pressi del cancello d’ingresso: era una sorta di caffettiera domestica imbottita di polvere da sparo, che ha danneggiato le lamiere di cui è composto il cancello d’ingresso di quello che sarà il futuro palazzetto. A fare da corollario alle tre minacce, un’altra intimidazione che risale al 12 novembre, in un’area nella quale la ditta sta costruendo abitazioni civili.

Il cantiere del palazzetto dello sport è stato aperto ai primo d’agosto del 2015, dopo l’aggiudicazione dell’appalto bandito dal Comune di Lamezia Terme. È uno dei lavori più importanti in città, “vale” circa 10 milioni di euro. E gli investigatori pensano possa non essere un caso che la Cofer sia finita nel mirino dei clan proprio dopo aver dato inizio ai lavori.
Mentre carabinieri e polizia sono al lavoro per ricostruire gli atti intimidatori, è sempre più chiaro che Lamezia Terme attraversa una nuova fase di attivismo da parte delle cosche di ‘ndrangheta colpite da indagini della Dda di Catanzaro e condanne (come quella arrivata a conclusione del primo grado del processo Perseo). Nelle ultime settimane molti commercianti hanno avuto sgradite sorprese. Tutte molto simili: cartucce di fucile calibro dodici accompagnate da un messaggio inequivocabile (“Mettiti a posto”).
Alla Cofer e alla famiglia Ferraro, titolare della ditta, è arrivata la solidarietà dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme e di Armando Chirumbolo, presidente della commissione Attività produttive e Sviluppo economico.
Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it