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Matacena: «Io perseguitato come Berlusconi»

ROMA «La mia condizione è simile a quella di Berlusconi: a lui a livello nazionale, a me a livello locale, ovvero calabrese, ci hanno voluto fare fuori, siamo finiti nel tritacarne, vittime della g…

Pubblicato il: 19/03/2016 – 17:15
Matacena: «Io perseguitato come Berlusconi»

ROMA «La mia condizione è simile a quella di Berlusconi: a lui a livello nazionale, a me a livello locale, ovvero calabrese, ci hanno voluto fare fuori, siamo finiti nel tritacarne, vittime della giustizia italiana». Da Dubai, dove è latitante dall’estate del 2013, dopo una condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex parlamentare di Forza Italia e imprenditore Amedeo Matacena, figlio dell’omonimo armatore Amedeo, risponde all’Ansa.
«Davo fastidio dal punto di vista economico e politico – spiega –: economico perché non doveva esserci concorrenza nello Stretto di Messina per il passaggio delle imbarcazioni; politico perché nel 1996 avevo sconfitto Marco Minniti nel collegio reggino. Il vero problema in Italia è la giustizia: i giudici possono farti di tutto, tanto poi non pagano».
Nel 2001 Matacena, deputato uscente di Forza Italia a Reggio Calabria nord, non venne ricandidato nel suo collegio. «Non ci sono novità – esordisce Matacena al telefono – l’unica è che doveva venirmi a trovare mio figlio, che ha 16 anni e vive e studia a Montecarlo, ma gli avvocati ci hanno sconsigliato di farlo: potrebbe aggravare la posizione di mia moglie e di mia madre, la Procura potrebbe pensare che viene a portarmi dei soldi e potrebbe indagarlo. E quindi abbiamo evitato». L’ex politico italiano dice di aspettare speranzoso la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. «Secondo i miei avvocati, ci sono tutti i presupposti per vincere, come è accaduto a Contrada, anzi la mia condizione è addirittura migliore della sua».
Secondo i giudici di Strasburgo, che nell’aprile di un anno fa si sono pronunciati sulle vicende relative all’ex agente del Sisde, all’epoca dei fatti (1979-1988), il concorso esterno in associazione mafiosa non “era sufficientemente chiaro” e per questo Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. A Contrada fu riconosciuto un risarcimento di 10mila euro per danni morali. Nel settembre scorso, poi, la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso del governo italiano contro la decisione della Cedu. A preoccupare Matacena, non è neppure il Trattato di estradizione e quello di mutua assistenza giudiziaria in materia penale che nel settembre scorso il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato con le autorità degli Emirati Arabi. «Varrà per i casi futuri – dice – non per il mio, non è retroattivo. E poi l’autorità giudiziaria locale nel 2014 rigettò la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia».
Ma non la pensa così il capogruppo dei Cinque Stelle in Senato, Mario Michele Giarrusso. «Appena diventerà operativo il Trattato, l’Italia avanzerà una nuova richiesta di estradizione e Matacena ci verrà consegnato», spiega. Piuttosto, Giarrusso si domanda perché i due trattati, che per entrare in vigore devono passare al vaglio del Consiglio dei ministri prima e del Parlamento dopo, arrivati in Consiglio dei ministri il 3 marzo scorso, siano stati rimandati a un esame successivo. «La prossima settimana presenteremo un’interrogazione al governo per chiedere al presidente del Consiglio Renzi, al ministro degli Esteri Gentiloni e al ministro della Giustizia Orlando perché, invece di attivarsi per far approvare i due Trattati, preferiscono lasciare i nostri latitanti a prendere il sole a Dubai», annuncia Giarrusso. «Da questi ritardi, comprendiamo quali siano le priorità del governo nella lotta alla mafia».
Nel Pd, chi continua a battere per l’operatività dei due Trattati è il deputato Davide Mattiello. «È inaccettabile questo continuo slittamento – dice – non bastasse la spudorata latitanza di Amedeo Matacena, non bastasse la confermata presenza di altri personaggi richiesti dalla giustizia italiana come Andrea Nucera, o l’inchiesta della Dda campana sul riciclaggio internazionale, si aggiungono pure i fatti di cui da’ conto la stampa relativi alla vicenda Vatileaks, a confermare quanto sia comodo avere un Paese come gli Emirati Arabi, grande alleato commerciale, che resti una zona franca sul piano giudiziario. È una vergogna».

Valentina Roncati (ANSA)

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