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'Ndrine e politica, l'inchiesta si allarga

CATANZARO Clamori ne ha sollevati fin troppi la “retata eccellente” che ha portato agli arresti domiciliari Sandro Principe e i suoi fedelissimi, tuttavia l’inchiesta della direzione distrettuale a…

Pubblicato il: 01/04/2016 – 5:51
'Ndrine e politica, l'inchiesta si allarga

CATANZARO Clamori ne ha sollevati fin troppi la “retata eccellente” che ha portato agli arresti domiciliari Sandro Principe e i suoi fedelissimi, tuttavia l’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro pare ancora ben lontana dal suo epilogo e, soprattutto, pare destinata ad uscire presto dai confini di Rende. Intanto perchè le ultime indagini avrebbero fornito ai pubblici ministeri Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni i riscontri che questi cercavano, rispetto alle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia sul rapporto tra cosche e mondo politico. Poi perchè avrebbero consentito di stringere ulteriormente il cerchio attorno agli “informatori” che per lungo tempo hanno fatto pervenire sulle scrivanie di alcuni indagati eccellenti atti segreti dell’inchiesta e, in qualche caso, persino stralci dei verbali dei pentiti.
Il primo chiaro segnale che la loro indagine era “attenzionata” da parte di personaggi protagonisti della stessa, i due pubblici ministeri lo ebbero quando i carabinieri hanno rinvenuto, nel corso degli arresti effettuati nell’ambito dell’inchiesta “Acheruntia”, nella disponibilità di uno degli indagati, Rinaldo Gentile, un verbale di interrogatorio contenente le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia cosentino. Un rinvenimento su cui sono in corso accertamenti da parte degli inquirenti per scoprire chi sia la “talpa” responsabile della fuga di notizie.
Successivamente erano i dialoghi intercettati all’interno degli uffici di un manager pubblico che si occupa di rete ospedaliera a fornire la conferma che il mondo politico era in grande fibrillazione per le dichiarazioni dei nuovi pentiti. In particolare il timore riguardava proprio il ruolo ricoperto da Rinaldo Gentile all’interno della cosca Lanzino, essendo stato utilizzato dal boss come latore di messaggi per esponenti del mondo politico, a Rende ma anche a Cosenza e nell’alto Ionio cosentino.
Il rinvenimento dei verbali “segreti” in casa del Gentile mise ancora più in allarme i colletti bianchi ma la pezza alla quale questi avrebbero fatto ricorso, in queste ore si sta rivelando assai peggio del buco. Per giustificare quel verbale in casa del mafioso, infatti, si operò in modo che altri atti coperti da segreto riguardanti la criminalità organizzata cosentina e i suoi rapporti con massoni e politici diventassero “accessibili” simulando un errore tecnico. La fretta è cattiva consigliera, però, e i “maneggioni” non si resero conto che mentre i verbali sfuggiti agli “omissis” era redatti in maniera formale, quello rinvenuto in casa di Rinaldo Gentile era “semplicemente” stampato al computer senza ne timbri e ne intestazioni. Insomma roba da alti comandi se non da ministeri.
Tutti questi passaggi, comunque, verrebbero descirtti, con tanto di dettagli, in alcune conversazioni tra politici e imprenditori all’interno di strutture pubbliche che i carabinieri avevano provveduto a riempire di microspie.
Altro filone dell’indagine, non meno inquietante, è quello che collega il lavoro odierno svolto dal procuratore aggiunto Luberto e dal sostituto procuratore Bruni ad altre due indagini. Il collante sta nel ruolo giocato dalla massoneria che, come spiega il boss Nicolino Grande Aracri, conversando con i fratelli Sbatino e Agostino Marrazzo, a Cosenza ha un ruolo enorme visto che è presente con oltre sessanta logge più o meno regolari.
Era l’undici settembre del 2012 quando Nicolino Grande Aracri riceveva nella sua casa di Cutro i fratelli Marrazzo. Il boss cutrese deve assolvere ad uno spiacevole compito, spiegare a Agostino Marrazzo che il suo desiderio di transitare nella massoneria cosentina non poteva essere esaudito. Ma c’era la possibilità di metterlo ugualmente nella fratellanza seguendo un’altra via.
«Sai che non puoi entrare nella loggia tu?…inc…(ndr breve pausa di silenzio)…però sotto…la Massoneria di Genova…inc… […omissis…] io diciamo…ho avuto la fortuna…diciamo…di capire certe cose…sia dei Templari…sia dei Cavalieri Crociati…di Malta…la Massoneria di Genova…ho avuto la fortuna…inc…». Sabatino Marrazzo cerca di intercedere, considera uno sgarbo dover emigrare in Liguria posto che le logge locali non si sono fatte scrupolo rispetto ad altri suoi simili: «Noi l’abbiamo a Crotone e l’abbiamo a Rocca di Neto»,
Nicolino GRANDE ARACRI: «e si però…Crotone è proprio…inc…»
Sabatino MARRAZZO «no…no…Crotone…con i personaggi…»
Nicolino GRANDE ARACRI «mentre Catanzaro…inc…»
Sabatino MARRAZZO«la nostra fa parte di Vibo…Vibo Valentia…inc…»
Nicolino GRANDE ARACRI «mentre Catanzaro è collegata con Cosenza…»
Sabatino MARRAZZO «va bene…con Catanzaro e proprietario di Cosenza…però…io…siccome ho partecipato… a centinaia di… di riunioni… dei Massoni di Cosenza… oggi…tre quattro…Nicò…che sono… in trenta paesi… sono quelli…quelli buoni…»
Nicolino GRANDE ARACRI «voi siete iscritti alla Prefettura…alla Prefettura di Crotone?»
Sabatino MARRAZZO «alla Questura di…Vibo Valentia…»
Agostino MARRAZZO «io invece sono registrato a quella di Crotone…».
Quanto basta per aggiungere altri tasselli al mosaico criminoso che la Dda catanzarese sta ricostruendo. In una corsa contro il tempo dove nessuno detta i tempi a nessuno. I giornali non li dettano alla commissione parlamentare Antimafia, ci mancherebbe. Ma neanche la commissione Antimafia li detta agli inquirenti.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

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