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Le "cricche" e il dossieraggio contro Gratteri

Erano tante le ragioni per le quali il faccendiere Gianluca Gemelli, nonché compagno del ministro Federica Guidi, vedeva come il fumo negli occhi sia Graziano Delrio che Luca Lotti, tra queste ne s…

Pubblicato il: 08/04/2016 – 14:57
Le "cricche" e il dossieraggio contro Gratteri

Erano tante le ragioni per le quali il faccendiere Gianluca Gemelli, nonché compagno del ministro Federica Guidi, vedeva come il fumo negli occhi sia Graziano Delrio che Luca Lotti, tra queste ne spunta una che vale la pena approfondire: la scelta di affidare a Nicola Gratteri il compito di selezionare e presiedere una Commissione per riscrivere la procedura penale .
Il nome dell’attuale procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che il Consiglio superiore della magistratura si appresta (avverrà con il Plenum convocato per la settimana prossima) a nominare procuratore distrettuale di Catanzaro, compare più volte nelle conversazioni intercettate dai magistrati di Potenza. In particolare quando Gemelli apprende, tramite la Guidi, che Renzi ha deciso di non rinunciare alla collaborazione di Gratteri che avrebbe voluto ministro della Giustizia e, per questo, sta per nominarlo a capo di una Commissione insediata presso la Presidenza del Consiglio con lo scopo di rivedere il diritto processuale e la legislazione contro mafia e corruzione.
«Delrio spinge molto su Gratteri, anche Lotti insiste». Non è un “renziano”, Nicola Gratteri, nei giorni che precedono la sua nomina si affretta a chiarirlo: «Ritengo doveroso collaborare con il governo, a prescindere dal suo colore politico, se l’obiettivo è quello di sistemare il nostro ordinamento in modo da accelerare i processi e dare certezza alle indagini». Proprio questa sua autonomia rende diffidenti quanti guardano gli assetti del nuovo governo. La preoccupazione cresce quando Gratteri pone le condizioni per accettare l’incarico offertogli: libertà assoluta nella scelta della sua squadra e nessun paletto sulle indicazioni che la Commissione riterrà di deliberare.
«Un altro Cantone no e… non possiamo permettercelo», è il commento della “cricca” che intanto si rivolge a qualche carabiniere infedele per avere carte da usare contro Delrio e, capitasse, anche contro Gratteri. Gli promettono le foto dell’ex sindaco di Reggio Emilia con appartenenti alla ‘ndrangheta di Cutro, ma le foto non bastano a delegittimare perché rivelano solo momenti istituzionali e ritraggono personaggi con tanto di fascia tricolore. In singolare coincidenza, però, parte una strana lettera anonima, una delle tante che arriveranno al ministero e al Csm ogni qualvolta per Nicola Gratteri si affaccia l’ipotesi di un nuovo incarico. Le ultime sono “vecchie” appena di qualche settimana.
Nella lettera anonima, si asserisce che Delrio tiene troppo a Gratteri perché è stato Gratteri a occuparsi, bonificandole, delle indagini sul gemellaggio tra il Comune di Reggio Emilia e quello di Cutro. Peccato che Gratteri non solo non ha mai neanche sfiorato quelle indagini ma neppure poteva farlo, visto che era competente la Procura di Catanzaro.
Aveva visto bene il Corriere della Calabria quando, gennaio scorso, aveva denunciato le strane manovre contro i pezzi migliori della magistratura calabrese, in testa Nicola Gratteri (uno dei suoi figli proprio in terra sicula sarà oggetto di una grave intimidazione), con contorno di Mario Spagnuolo (aveva rifondato la Procura di Vibo e concluso indagini delicatissime anche sul fronte mafia-politica), Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni (loro le indagini sui colletti bianchi che scambiano voti e favori con le cosche di Cosenza e provincia). Tentativi di aperta delegittimazione al quale non erano estranei grembiulini di varia foggia, esponenti politici, giornalettucoli radiocomandati dalla politica, pezzi infedeli delle forze di polizia.
Oggi arrivano le eloquenti intercettazioni disposte dalla Procura di Potenza, a confermare le fibrillazioni nel “mondo di mezzo” davanti a qualsiasi ipotesi di maggiore spazio a quel senza-padrone di Gratteri. Come non rileggere, alla luce di queste fibrillazioni, le spaccature che la politica e le più alte istituzioni di questo Paese hanno sempre trovato quando c’era di mezzo Gratteri? Prima tra il nascente governo Renzi e il Quirinale: Matteo Renzi voleva Gratteri ministro, Giorgio Napolitano gli oppose un secco rifiuto. Poi all’interno del governo con Lotti, Delrio e Orlando che spingono per coinvolgere il magistrato calabrese nella stagione delle riforme e altri che si mobilitano per impedirlo.
Spaccatura anche in seno al Csm, dove la mancata adesione ad alcuna corrente dell’Associazione nazionale magistrati diventava un disvalore e dove, alla vigilia della scelta dei vertici delle procure di Milano e Catanzaro, arrivava l’apertura di un fascicolo su Gratteri per sue esternazioni non gradite al mondo dell’avvocatura.
Adesso, in queste ore tutti cercano Gratteri, vogliono un commento alle intercettazioni di Potenza. Ma è introvabile e resta in rigoroso “silenzio stampa”, le carte che arrivano da Potenza, del resto, renderebbero superfluo ogni suo commento.

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