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Processo al clan Mancuso, pene riformate in appello

CATANZARO Sette condanne rideterminate e tre assoluzioni in più rispetto al primo grado. Questo è il bilancio della sentenza d’appello nel processo “Black Money”, contro imputati accusati di a…

Pubblicato il: 18/05/2016 – 16:28
Processo al clan Mancuso, pene riformate in appello

CATANZARO Sette condanne rideterminate e tre assoluzioni in più rispetto al primo grado. Questo è il bilancio della sentenza d’appello nel processo “Black Money”, contro imputati accusati di affiliazione e contiguità alla cosca vibonese dei Mancuso. I capi d’imputazione andavano, a vario titolo, dall’associazione mafiosa all’estorsione, usura, detenzione abusiva di armi e riciclaggio. Le condanne sono state riformate nei confronti di Giovanni D’Aloi, 8 anni, 6 mesi e 20 giorni (8 anni e 7 mesi in primo grado) Giuseppe Costantino, 6 anni, 4 mesi e 20 giorni (6 anni e 6 mesi in primo grado); Fabio Costantino, 5 anni e 4 mesi (5 anni e 6 mesi in primo grado); Antonio Pantano, 2 anni e dieci mesi (4 anni e 10 mesi in primo grado); Ercole Antonio Palasciano, un anno e 4 mesi (2 anni in primo grado); Domenico Musarella e Francesco Maria L’Abbate, 6 mesi, entrambi erano stati condannati a un anno e sei mesi in primo grado.
Assolti Antonio Campisi (in primo grado condannato a un anno di reclusione), Giuseppe Ierace (anch’egli condannato a un anno in abbreviato) e Giuseppe Raguseo (5 anni e 6 mesi in primo grado). I giudici della corte d’Appello, il cui collegio era presieduto da Fabrizio Cosentino, hanno, poi, confermato le condanne già comminate dal gup di Catanzaro per Francesco Tavella, 5 anni e 6 mesi; Antonino Scrugli, 4 anni e 2 mesi; Orazio Cicerone, 5 anni e 4 mesi; Antonio Cuturello, 5 anni e 6 mesi; Francesco Tavella, 5 anni e 6 mesi. Confermate, inoltre le assoluzioni per Antonio Maccarone, Nunzio Manuel Callà e Domenico De Lorenzo. Il colleggio difensivo era composto, tra gli altri, dagli avvocati Nicola Cantafora, Massimo Scuteri, Giovanni Vecchio, Francesco Gambardella, Sergio Rotundo, Gregorio Viscomi.
La corte ha inoltre stabilito di revocare la confisca dei beni mobili e immobili appresi in danno di Ierace, L’Abbate, Musarella e Palasciano.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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