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TSUNAMI RENDE | Il clan e i legami con la Regione

COSENZA Michele Di Puppo e gli appartenenti al clan Lanzino-Ruà «si avvalevano del metodo mafioso per procacciare voti anche al fine di favorire e agevolare le attività della cosca attraverso la po…

Pubblicato il: 25/05/2016 – 14:11
TSUNAMI RENDE | Il clan e i legami con la Regione

COSENZA Michele Di Puppo e gli appartenenti al clan Lanzino-Ruà «si avvalevano del metodo mafioso per procacciare voti anche al fine di favorire e agevolare le attività della cosca attraverso la possibilità di disporre di elementi di spicco dell’amministrazione regionale asserviti agli interessi e ai bisogni della cosca stessa». Così la Dda di Catanzaro, nell’avviso di conclusioni indagini, ha modificato uno dei capi di imputazione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Rende”, che cerca di fare luce sui presunti intrecci tra politica ed esponenti del clan egemone nel Cosentino. Lo scorso 23 marzo erano finiti agli arresti domiciliari Sandro Principe, già sindaco di Rende, ex sottosegretario al Lavoro, più volte deputato, ex consigliere e assessore regionale, ex capogruppo del Pd in Regione; l’ex primo cittadino Umberto Bernaudo, gli ex assessori comunali Pietro Ruffolo e Giuseppe Gagliardi, tutti del Pd, e l’ex consigliere regionale Rosario Mirabelli. Arrestato anche Marco Paolo Lento, che avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra Mirabelli ed esponenti della cosca. L’ordinanza era stata notificata in carcere agli elementi di vertice del clan Adolfo D’Ambrosio, Michele Di Puppo, Francesco Patitucci e Umberto Di Puppo. Dopo alcune settimane il Tdl ha rimesso in libertà tutti tranne Principe (che si trova ai domiciliari) e D’Ambrosio per il quale il Riesame ha modificato soltanto la misura cautelare: dal carcere ai domiciliari anche se quest’ultimo si ritrova ristretto in regime di 41 bis per altri reati.

NUOVI CAPI DI IMPUTAZIONE L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal nuovo procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dal pm Pierpaolo Bruni. Secondo i nuovi capi di imputazione Principe, Bernaudo e Ruffolo si sarebbero accordati con gli uomini della cosca che «a fronte del procacciamento di voti, dell’impegno elettorale e della propaganda avrebbero ricevuto condotte amministrative di favore». Condotte che sarebbero durate per oltre un decennio, dal 1999 al 2011. Ad eccezione di Ruffolo (difeso dai legali Franz Caruso e Francesco Tenuta) e Bernaudo (difeso dall’avvocato Francesco Calabrò) per i quali i reati contestati risalgono al periodo compreso dal 2006 al 2011. 
In calce all’avviso di conclusione delle indagini la Dda ha aggiunto che «l’azione penale non sarà esercitata per gli episodi relativi alle competizioni elettorali del 1999, 2004 e 2006» perché eventuali reati sarebbero già prescritti. Sempre ai tre esponenti politici si contesta, inoltre, il concorso esterno in associazione mafiosa poiché avrebbero agevolato e rafforzato la cosca ottenendo in cambio «il procacciamento di voti con metodo mafioso» per elezioni comunali, per le Provinciali del 2009 e per le Regionali del 2010. Tra i reati contestati anche l’assunzione nella cooperativa Rende 2000 del presunto boss Ettore Lanzino. Secondo l’accusa «Principe disponeva o comunque sollecitava, d’intesa con Bernaudo, l’assunzione del capo clan e comunque ometteva di attivarsi con riferimento a un eventuale licenziamento». Principe avrebbe avallato nel 2000 l’assunzione di esponente della cosca detto “a vecchierella”, ritenuto a capo della cosca.

INDAGINI SU ALTRE ASSUNZIONI I magistrati – è scritto nel provvedimento di chiusura delle indagini – stanno cercando di fare luce, inoltre, anche su altre 23 persone assunte nella coop e ritenute contigue al clan anche per rapporti di parentela. Queste persone, assieme ad altri dipendenti della cooperativa, si sarebbero attivati per la campagna elettorale di Principe o dei suoi candidati di riferimento nelle diverse competizioni elettorali. L’ex consigliere regionale Mirabelli è accusato di aver promesso, per il tramite di Lento, assunzioni in aziende private di soggetti vicini a Michele Di Puppo in cambio del suo impegno elettorale. A Gagliardi sono invece contestate la violazione delle norme elettorali e la corruzione per aver favorito Adolfo D’Ambrosio nella gestione del bar Colibrì di proprietà comunale.

IL POTERE DECISIONALE DI PRINCIPE Secondo l’accusa, Principe «disponeva o comunque avallava» – quale vertice della coalizione di riferimento e persona che avrebbe avuto un ruolo decisionale su tutte le vicende del Comune di Rende, d’intesa con il sindaco pro tempore Bernaudo – l’affidamento del servizio di catering in favore del gestore del bar Colibrì in occasione del Motor show, evento che si è tenuto nella città Oltre il Campagnano dal 12 al 16 maggio del 2010, «aggravando le spese» – mettono nero su bianco i magistrati – dei referenti delle associazioni no profit che organizzavano la manifestazione. Quest’ultimi – emerge dalle indagini – avrebbero lamentato la situazione con il sindaco Bernaudo.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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