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Il “canalone” avvelena il mare, è rivolta a San Ferdinando

È successo nelle scorse settimane a Nicotera, nel Vibonese, dove un gruppo di cittadini indignati per le condizioni del mare ha dovuto occupare i binari e bloccare il traffico ferroviario per avere…

Pubblicato il: 10/08/2016 – 9:15
Il “canalone” avvelena il mare, è rivolta a San Ferdinando

È successo nelle scorse settimane a Nicotera, nel Vibonese, dove un gruppo di cittadini indignati per le condizioni del mare ha dovuto occupare i binari e bloccare il traffico ferroviario per avere un minimo di considerazione da parte delle istituzioni. Sta succedendo in queste ore nella vicina San Ferdinando, dove sono sempre i cittadini a intervenire direttamente per cercare di mettere fine a ciò che molti, tra cui il dirigente della Protezione civile regionale Carlo Tansi, non esitano a definire come un vero e proprio «disastro ambientale». Così, da ieri, moltissime persone provenienti sia da San Ferdinando che dagli altri Comuni della Piana di Gioia Tauro hanno dato vita a un presidio permanente di protesta che rimarrà attivo fino a quando, spiegano, non verrà effettuata sotto i loro occhi la bonifica di quello che tutti in zona conoscono come il “canalone”.
Si tratta di un canale che dovrebbe raccogliere le acque bianche della zona industriale, così come quelle provenienti dal porto e da alcune aree del centro abitato. Dovrebbe, appunto. Perché al di là dello scopo per cui è stato ufficialmente pensato, bastano occhi e naso per accorgersi che nel “canalone” non confluiscono solo acque bianche: il forte odore che ne deriva, infatti, è chiaramente associabile, oltre che a liquidi fognari, alla presenza di idrocarburi, una circostanza facilmente verificata dai manifestanti che hanno constatato come quel liquido sia effettivamente infiammabile. L’ultimo sversamento di sostanze non meglio identificate nel canale – forse idrocarburi, ma c’è chi parla anche di metalli pesanti – sarebbe avvenuto a inizio agosto e, una volta che le piogge degli ultimi giorni hanno spazzato via la piccola diga di sabbia messa dal Comune per arginare il “canalone”, tutto il materiale evidentemente inquinante che vi era contenuto è finito in mare. A quel punto c’è stato l’intervento delle autorità competenti, dalla Guardia costiera ai carabinieri del Noe, ma la soluzione adottata alla fine è stata di nuovo quella dell’argine di sabbia. Per questo i timori dei cittadini, in vista di possibili nuove piogge, si sono riaccesi, e piuttosto che aspettare altri drammatici sversamenti in mare la gente del posto ha deciso di alzare il livello della protesta e restare in presidio a oltranza, anche di notte, fin quando non si interverrà con la bonifica del sito.

presidio notte

«Ci hanno riferito che riguardo alla manutenzione del “canalone” – spiegano gli attivisti, alcuni dei quali denunciano questa situazione, inascoltati, da tempo – è in atto una sorta di guerra tra l’azienda Iam e il Comune. Ieri era stato avviato un intervento congiunto, che però si è tradotto nell’invio sul luogo di tre operai totalmente privi di ogni dispositivo di sicurezza, richiamati dopo le proteste dei cittadini». Ora, dopo una partecipata assemblea mattutina cui hanno partecipato anche i vicini nicoteresi, i cittadini si sono spostati in corteo verso la sede del Comune in piazza Nunziante, mentre un funzionario della prefettura di Reggio, delegato dal capo dell’Utg, sta provando a convocare un tavolo tecnico per la bonifica che dovrebbe tenersi in giornata a San Ferdinando e a cui dovrebbe partecipare anche una delegazione di manifestanti. In attesa della convocazione, intanto, i cittadini hanno occupato la sala consiliare del municipio.

sala cons s. ferd

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it

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