«Useremo i fondi europei per integrare sanità e sociale. E faremo un accordo con la Lombardia per ridurre la mobilità»
Il presidente della Regione Occhiuto: «Servono soprattutto riforme strutturali capaci di rendere il sistema più efficiente»

CATANZARO Sulla sanità «ancora moltissimo va fatto perché il diritto alla cura non è garantito. Anche nelle Regioni che si ritenevano eccellenti oggi c’è un percepito della sanità molto peggiorato rispetto a qualche anno fa». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, intervenendo in Cittadella alla presentazione del rapporto “Sussidiarietà e… salute” realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà: all’incontro ha partecipato, tra gli altri, anche il professore Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale (i due nella foto), estensore della sentenza con cui anni fa la Consulta ha “bocciato” il commissariamento della sanità calabrese. Un commissariamento che – ha ribadito Occhiuto – «ha aggravato i problemi. Ora ne siamo usciti, ma il mio obiettivo è uscire dal piano di rientro e poter utilizzare, oltre ai fondi sanitari, anche il Fondo sociale europeo per garantire una integrazione tra sociale e sanità come è giusto che ci sia».
La necessità delle riforme
Occhiuto ha lanciato poi l’idea di legare la spesa sanitaria al Pil, facendo riferimento a «quanto è stato fatto, anche su impulso di Donald Trump, con la decisione di collegare la spesa militare al Pil. Credo che, senza bisogno che qualcuno dall’esterno ce lo suggerisca, l’Italia potrebbe prevedere in futuro un meccanismo simile anche per il finanziamento del Fondo sanitario nazionale, agganciandolo al prodotto interno lordo. Detto questo, credo che il tema della sanità non riguarda soltanto le risorse economiche. Questo governo, per esempio, ha già aumentato in modo significativo i fondi destinati alla sanità. Il vero problema è che il sistema sanitario sconta un deficit di riforme accumulato negli ultimi venti o trent’anni, che ha reso il “motore” della sanità inefficiente. E quando un motore è inefficiente, anche aggiungendo più carburante non è detto che funzioni meglio. Per questo, insieme alle risorse, servono soprattutto riforme strutturali capaci di rendere il sistema più efficiente».
Gli accordi con le altre Regioni
Occhiuto ha ricordato che «la Calabria è stata la prima regione a stipulare un accordo sulla mobilità sanitaria, siglandolo con l’Emilia-Romagna. Si tratta di un’intesa che incide soprattutto sul settore privato. In sostanza, è stato concordato con il decisore politico emiliano che la Calabria continuerà a rimborsare tutte le prestazioni di alta specializzazione, nel rispetto del principio della libertà di scelta dei cittadini. Naturalmente, queste prestazioni vengono poi verificate e controllate. Fino a poco tempo fa, in Calabria non esisteva nemmeno una commissione incaricata di controllare la mobilità passiva: per anni sono stati addebitati costi senza che vi fosse un reale sistema di verifica. L’accordo, però, punta anche a contrastare comportamenti impropri o “turistici”. Per esempio, è stato impedito che medici provenienti dall’Emilia-Romagna possano operare temporaneamente in Calabria e indirizzare poi i pazienti verso strutture private nelle quali lavorano nella propria regione. Inoltre – ha spiegato il governatore calabrese – è stato stabilito che, se le strutture private continueranno a richiedere alla Calabria rimborsi per prestazioni di media o bassa specializzazione oltre determinati limiti, la Regione applicherà, d’intesa con l’Emilia-Romagna, una riduzione tariffaria. In pratica, quelle prestazioni verranno comunque pagate, ma con tariffe ridotte, perché non si ritiene abbiano un reale valore aggiunto per i cittadini rispetto ai servizi che potrebbero essere erogati sul territorio calabrese. L’accordo è già operativo. Il prossimo accordo – ha aggunto il governatore calabrese – lo faremo con la Regione Lombardia, anche se in quel caso il confronto sarà più complesso, vista la presenza molto più forte della sanità privata. Nonostante ciò, ci sono state molte resistenze da parte di chi non comprende come gli accordi sulla mobilità sanitaria siano necessari. La normativa li prevede da anni, ma finora nessuno li aveva mai realizzati concretamente. La resistenza più forte, però, è arrivata proprio da una clinica privata dell’Emilia-Romagna, che ha presentato ricorso contro l’accordo sostenendo che penalizzerebbe il settore privato».
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Per Occhiuto infine «l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità in molti ambiti, compreso quello sanitario. Pensiamo, ad esempio, a quanto possa essere utile nel supportare i radiologi nel formulare diagnosi più puntuali e precise. Grazie alla capacità di analizzare milioni di radiografie, l’intelligenza artificiale può individuare anomalie o segnali che, statisticamente, sono associati a determinate patologie. Ma l’intelligenza artificiale può contribuire anche a rendere più efficienti i processi decisionali. Noi abbiamo molte disfunzioni, anche in Calabria, legate alla qualità del servizio: ad esempio nel Cup. Ad esempio, ci sono operatori molto preparati, mentre in altri casi i cittadini non vengono informati tempestivamente della disponibilità di prestazioni in altre strutture o in date più vicine rispetto a quelle inizialmente richieste. Ecco, l’intelligenza artificiale può aiutare a rendere più performante la risposta del servizio pubblico nei confronti dei pazienti». (a. cant.)
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