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«Falsi», carte scomparse e scontri al Comune per la "guerra dei market"

CATANZARO Il lavoro della Procura sulla “guerra dei supermercati” – che ha prodotto almeno tre esposti, svariate perizie, sentenze del Tar e ricorsi al Consiglio di Stato – emerge da una serie di a…

Pubblicato il: 10/09/2016 – 21:43
«Falsi», carte scomparse e scontri al Comune per la "guerra dei market"

CATANZARO Il lavoro della Procura sulla “guerra dei supermercati” – che ha prodotto almeno tre esposti, svariate perizie, sentenze del Tar e ricorsi al Consiglio di Stato – emerge da una serie di atti del Comune di Catanzaro. Sono lettere interne, documenti dai quali traspare un conflitto burocratico che viaggia in parallelo con quello penale e amministrativo che vede su schieramenti opposti la ditta Az di Floriano Noto e le società Metro Center e Rotundo. I due scontri ruotano attorno alla strada che non c’è. Michele Traversa l’aveva immaginata come una via d’accesso alternativa all’unico percorso che conduce al capoluogo. Unire la statale “Dei Due Mari” alla statale 19 per decongestionare il traffico e arrivare alla Cittadella regionale (che allora non si immaginava a Germaneto). L’allora presidente della Provincia – la storia inizia nel 2001 – aveva a disposizione i fondi per costruirla e chiese una variazione al Prg con un’osservazione accolta e approvata dalla Regione nel novembre 2002. Quattordici anni dopo si dibatte su quale fosse il percorso giusto di quel lembo (virtuale) d’asfalto. Perché, nel frattempo, nei pressi della strada che non c’è sono sorti palazzi e attività commerciali. Molto opportunamente secondo alcuni, illegittimamente secondo altri. Un punto fermo, per adesso, c’è. Ed è una perizia disposta dal Tar e “girata” all’Agenzia del Demanio nella quale si ritiene che la presenza dei fabbricati sia compatibile con il progetto previsto per la viabilità. Ma la battaglia legale non finirà qui. E le attività d’indagine della Procura, che lavora sui tre esposti prodotti, continuano con convocazioni e acquisizioni di atti, a caccia di eventuali attestazioni false (e non solo).

UN SETTORE CONTRO L’ALTRO Alcuni di questi atti arrivano da Palazzo de’ Nobili. E sono proprio la rappresentazione plastica di quello scontro tra settori della burocrazia. La corrispondenza si svolge – tra gennaio e febbraio 2016 – quasi tutta tra il settore Pianificazione e il settore Edilizia privata. Quest’ultimo, guidato da Giovanni Ciampa è autore di una nota che i colleghi (il responsabile della Pianificazione territoriale, Giuseppe Fregola, e il dirigente Giuseppe Lonetti) non condividono. L’atto spiegava che «i titoli abilitativi relativi alla realizzazione e completamento di tali opere (sempre il complesso edilizio dei tre esposti, ndr) presentano profili di illegittimità» ma «allo stato non sussistono le condizioni di legge per provvedere in autotutela alla dichiarazione di illegittimità e annullamento dei titoli abilitativi rilasciati». Come dire: secondo noi ci sono cose che non tornano, ma ormai è tardi per intervenire. Contenuti che – scrivono i colleghi nel febbraio scorso – «non si comprendono né tantomeno si condividono». Fosse stato per loro, Lonetti e Fregola avrebbero bloccato tutto. Cozzano tra loro due interpretazioni della legge Madia: in un caso si considera che, trascorsi 18 mesi, l’amministrazione non possa intervenire per sanare un presunto abuso; nell’altro la considerazione è che, in alcune circostanze, si possa agire anche una volta trascorsi i 18 mesi.

«CARTE SCOMPARSE» Sempre il settore Pianificazione territoriale, tempo prima, aveva inviato alla Procura una serie di documenti richiesti dalla polizia giudiziaria. Certificati di destinazione urbanistica, copie delle osservazioni al Prg e delle delibere del consiglio comunale riguardanti la localizzazione della Cittadella regionale (si tratta della prima idea progettuale, quella che vedeva la struttura nell’area del Sansinato, ndr) e grafici a corredo dell’Accordo di Programma “Cittadella Regionale”, quello che prevedeva anche la realizzazione della strada. Prima sorpresa: «Relativamente agli elaborati grafici (…) si specifica che a tutt’oggi, malgrado accurate ricerche d’ufficio, gli stessi non sono stati rinvenuti. Pertanto, qualora dovesse perdurare tale circostanza, si procederà formalmente con apposita denuncia di smarrimento». C’è pure questo giallo, nel percorso che condurrà all’accertamento dei fatti da parte della magistratura penale.

TUTTI DENUNCIANO TUTTI E c’è un altra nota del settore Pianificazione che interviene sulla faccenda. È più recente, risale al mese di agosto. Ricorda al segretario generale che il vincolo espropriativo sull’area lambita dalla strada è decaduto e quei terreni sono da considerarsi «area bianca non normata», cioè una zona da ripianificare da parte del Comune. E poi chiosa: «Conseguentemente, eventuali elaborati progettuali rappresentativi di un diverso tracciato stradale sono da ritenersi in contrasto alle specifiche previsioni del Piano». È sempre lo stesso settore, in una nota di quasi un anno e mezzo prima, a utilizzare toni ancora più duri rispetto ai ricorso dei costruttori, arrivando addirittura a ipotizzare «la falsità degli atti autorizzatori presupposti alla realizzazione di manufatti di proprietà dei ricorrenti». E scrivendo che sono gli stessi «ricorrenti» (la famiglia Squillace) a riconoscere «l’esistenza del vincolo relativo alla “strada di collegamento rapido tra la Ss 19 e Ss 280 in località Sansinato”». Il documento è indirizzato all’area legale del Comune e si riferisce a uno dei ricorsi della ditta al Tar contro i provvedimenti dell’amministrazione sui vincoli di destinazione urbanistica dei terreni. I dirigenti parlano addirittura di «comportamento subdolo finalizzato a trovare le condizioni per costruire un atteggiamento minaccioso camuffato da una apparente legittima azione risarcitoria» e di «strategia da parte dei ricorrenti per creare una forte apprensione psicologica atta a influenzare negativamente gli stessi soggetti istituzionali che dovranno esprimersi sulla reiterazione del vincolo». I toni non sono proprio distesi. E non lo sono neppure dalla parte dei costruttori, se è vero che Squillace ha presentato (nel novembre 2014) una querela – con 25 allegati e una perizia tecnica – contro il Comune di Catanzaro. I reati per i quali ha denunciato l’amministrazione sono abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. A questa denuncia è allegata anche una planimetria della strada che non c’è.

LA POLITICA RIVUOLE LA STRADA A proposito della strada – come se non se ne fosse parlato abbastanza –, nel giugno 2015, tredici anni dopo la sua ideazione, la commissione consiliare Urbanistica l’ha rispolverata in una nota spedita al dirigente del settore Pianificazione territoriale che dà conto dei risultati della seduta del 27 maggio. Nel corso della quale i consiglieri Giulio Elia, Giuseppe Celi, Oreste Cosentino e Domenico Concolino esprimono «parere positivo alla realizzazione di una strada di collegamento tra la Ss 280 e la Ss 19 così come previsto nel Prg vigente, fatte salve eventuali determinazioni del consiglio comunale sul tracciato». La sollecitazione, però, non ha avuto sbocchi: la pratica non è finita all’esame dell’assemblea cittadina.

RISARCIMENTI E PROGETTO SBAGLIATO Metro Center, nel ricorso davanti al Tar, chiedeva anche un risarcimento danni nei confronti del Comune per lo stop subìto dall’attività edilizia. Questo risarcimento è stato negato. Perché, a detta dei giudici amministrativi, l’intervento del Comune è stato indotto «dalla non coincidenza del tracciato di piano (quello della famigerata strada che doveva unire le due statali, ndr) quale individuato negli elaborati progettuali con quello di cui al Prg», circostanza che emerge proprio dalla relazione del perito dell’Agenzia del demanio interpellato per dirimere la questione. Da quelle pagine, infatti, «al di là dell’esito della verificazione, emerge una non coincidenza del tracciato progettuale sia con quello di cui all’osservazione della Provinci
a sia con quello di cui alla tavola delle osservazioni del Prg
». Semplificando: la posizione della bretella virtuale di collegamento nel progetto di realizzazione degli immobili che ospitano (anche) l’Eurospin è sbagliata (in questo caso, secondo il parere del settore Pianificazione, il progetto dovrebbe essere ritenuto «in contrasto alle previsioni del Piano» regolatore). Ciò non toglie che, per Pasquale Anastasio (il tecnico che ha condotto le verifiche), la corretta collocazione della strada non configge con la posizione dei palazzi costruiti nel corso degli anni.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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