Cosenza, in Procura nuove carte su consulenze e appalti
COSENZA Le carte sono state trasmesse quattro mesi fa alla Procura di Cosenza. La firma in calce è quella dell’ex commissario straordinario Angelo Carbone. E i dubbi sollevati sono gravi. Riguardano…

COSENZA Le carte sono state trasmesse quattro mesi fa alla Procura di Cosenza. La firma in calce è quella dell’ex commissario straordinario Angelo Carbone. E i dubbi sollevati sono gravi. Riguardano gli appalti e la gestione del personale: lavori affidati con (presunta) leggerezza e consulenze. La politica, dopo la conferenza stampa della Grande Cosenza e le risposte secche di Occhiuto, si accapiglia e polemizza. Conviene, invece, mettere da parte reazioni e opinioni e dare un’occhiata ai documenti.
FRANA (E GRANA) AL CONSERVATORIO Il primo: una comunicazione inoltrata da Carbone agli uffici giudiziari il 1° giugno scorso, mette nel mirino il «riconoscimento del debito di 432.850 euro in favore della ditta “Costa costruzioni srl». Lo fa sulla base di un verbale dei revisori dei conti (è del 27 novembre 2014) nei quali si rileva, «tra l’altro, la violazione dell’articolo 125 del decreto legislativo numero 163 del 2006». È quello che disciplina lavori, servizi e forniture in economia. Il caso, a Cosenza, si inserisce nella gestione complessiva che la macchina burocratica comunale ha operato rispetto alle procedure di cottimo fiduciario. Un caso che si è spostato dal piano politico a quello giudiziario anche prima che la lettera del commissario arrivasse sulla scrivania del procuratore Mario Spagnuolo. Il 20 maggio, infatti, in piena campagna elettorale, su Palazzo dei Bruzi è esplosa la “bomba” dell’inchiesta sul settore dei lavori pubblici. Sei indagati: Carmine Potestio, ex capo di Gabinetto del sindaco Mario Occhiuto; i dirigenti comunali Domenico Cucunato e Carlo Pecoraro; il responsabile della ditta Medlabor Antonio Scarpelli e gli imprenditori Francesco Amendola e Antonio Amato. Le nuove “carte” – quelle sulla ditta “Costa costruzioni” – sono arrivata negli uffici giudiziari dieci giorni dopo le perquisizioni della Guardia di finanza e potrebbero alimentare un nuovo fronte d’indagine. Sono fatture, determine, ordinanze, certificazioni di regolare esecuzione, computi metrici e rilievi fotografici. 
(Uno dei rilievi fotografici dei lavori alla frana del conservatorio contenuti nell’incartamento spedito dall’ex commissario alla Procura)
Un totale di 24 allegati da studiare sui lavori che hanno interessato la messa in sicurezza – dopo una frana – di un versante dell’edificio che ospita il Conservatorio, nel centro storico. Ai revisori dei conti quella pratica non era apparsa regolare, innanzitutto perché «l’importo dei lavori, ammontante a 350mila euro oltre oneri vari, è tale da non consentire l’affidamento diretto». Da questo discenderebbe la violazione della normativa sulle forniture in economia. In effetti, secondo i tecnici, il Comune avrebbe avuto tempo a sufficienza «per l’indizione della procedura di gara», invece aveva scelto una procedure d’urgenza. Come se non bastasse, «il debito sorto il 2 dicembre 2010 è portato all’attenzione del Consiglio solo nel mese di novembre 2014». Fatti che spetta all’autorità giudiziaria verificare.
LE CONSULENZE DEL SEGRETARIO GENERALE Addirittura due Procure – quella di Cosenza e quella della Corte dei conti – sono chiamate a verificare, sempre su segnalazione dell’ex commissario prefettizio, le decisioni della burocrazia del Comune sulle consulenze affidata all’ex segretario generale Francesco Grossi. Due sono le determinazioni dirigenziali dalle quali muove l’analisi che Carbone offre alle due Procure. La prima riguarda un incarico legale da 15.688 euro, la seconda una consulenza di 5.016 euro nello stesso settore. Questi atti, per il funzionario del ministero dell’Interno, sarebbero stati adottati «in violazione dell’articolo 25 della legge numero 724 del 23 dicembre 1994 in materia di pubblico impiego». 
La norma disciplina la concessione di incarichi di consulenza ai dipendenti in pensione (come era Grossi). E il commissario sottolinea che «il contenzioso affidato (con gli incarichi, ndr) sembrerebbe peraltro riguardare degli atti redatti dallo stesso dipendente nella veste di segretario generale dell’ente». Ma non basta. Perché alla magistratura ordinaria e contabile viene segnalata un’altra presunta anomalia: gli sarebbe stato «riconosciuto (…) il diritto all’indennità per 70 giorni di ferie maturate e non godute per un importo di 20.882,38 euro; il quale veniva compensato con i debiti dello stesso nei confronti dell’amministrazione». Questa determina dirigenziale «parrebbe essere stata adottata in violazione» dell’articolo di legge che stabilisce l’abrogazione della liquidazione delle ferie non dovute. Le ferie, insomma, devono essere «obbligatoriamente fruite (…) e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi». Anche in questo caso c’è qualche allegato da studiare: in tutto sei. Fatti da verificare, al di là delle polemiche e del clima da campagna elettorale permanente che è calato su Cosenza da un paio d’anni a questa parte.
Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it