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Senza la vera politica non c’è buona amministrazione

Dopo gli anni di tangentopoli i partiti tradizionali si sfaldarono, scomparvero come neve al sole. Resistettero qualche anno, andando avanti alla meno peggio, fino a quando fu sciolta la Dc che, no…

Pubblicato il: 14/10/2016 – 11:52

Dopo gli anni di tangentopoli i partiti tradizionali si sfaldarono, scomparvero come neve al sole. Resistettero qualche anno, andando avanti alla meno peggio, fino a quando fu sciolta la Dc che, nonostante i tentavi di uno dei grandi leader di allora, Mino Martinazzoli, non riuscì più a risorgere. La stessa cosa per il Psi, se non peggio, dopo il lancio delle monetine all’intelligente Craxi. Resistette un po’ di più il Pci, ma dopo vari tentativi di cambiare nome, dovette soccombere. Non diciamo nulla, perché irrilevante, dei partitini più piccoli che si erano ridotti a numero da prefisso telefonico. Non servirono anche la creazione del Ppi né la diaspora del Psi che si era diviso in correnti e correntine, che puntualmente si riunivano mensilmente, ma inutilmente, per tentare la riunificazione. Perché questa premessa. Per dire che, a parte il livello nazionale, forse, i partiti non esistono più, certamente in periferia. Fino a poco più di qualche anno fa esisteva il livello provinciale – almeno per fare le liste- il livello regionale,invece, completamente sparito, tranne che dove si era riusciti a creare una sede. Ma non essendoci più soldi,difficilmente si riusciva a creare un punto di riferimento. Paradossalmente, sempre fino a dieci-quindici anni fa, esistevano le sedi nei piccoli centri, che spesso la davano in prestito agli organismi di maggiore livello. E fino a quando le piccole sedi, che erano gratuite perché di proprietà di qualche volenteroso o perché, chi ancora ci credeva, versava mensilmente diecimila lire di fitto, erano aperte, le riunioni si facevano settimanalmente o ogni quindici giorni, mentre la sede veniva aperta tutte le sere da un iscritto di buona volontà o da un pensionato. E veniva utilizzata per chiacchierare del più o del meno, ma sempre con riferimento all’andamento dell’amministrazione comunale. Ed in quasi tutti i paesi c’erano la sezione della Dc, del Pci, del Psi, del Movimento sociale e forse qualche altra. Li si preparava il modo di fare opposizione in consiglio comunale o si davano indicazioni ai rappresentanti del partito per la guida dell’amministrazione. Così c’era una gestione condivisa e le responsabilità di quanto fatto, venivano equamente divise tra l’assemblea dei soci o i componenti il direttivo. Ed i malintenzionati, purtroppo sempre esistiti, non avevano con chi prendersela, perché quella o l’altra decisione sulla gestione del comune non aveva un paternità singola, ma corale. E dove in quel comune non c’erano sedi di circoli o associazioni culturali, la sede del partito veniva utilizzata dai simpatizzanti per trascorrere il tempo. Insomma, allora c’era la volontà di concorrere alla gestione della res publica. Cessati che furono, anche a livello più alto i partiti, cominciarono a dileguarsi anche in sede locale, e le sedi non venivano più aperte. Finanche in un comune che, ricordo perfettamente, era la sede della Cisl, della Dc e del’Azione cattolica, ovviamente in stanze diverse.
Cessata la voglia del “bene comune” o dell’interesse per il proprio partito, tra i tanti lati negativi, ci fu il crollo delle iscrizioni, aumentò l’astensionismo, di viabilità, fogne, servizio idrico, non si parlò più. E questo è niente: nel migliore dei casi, le riunioni si svolgevano in qualche casa privata, in genere di chi faceva intendere che avrebbe avuto l’intenzione di candidarsi a Sindaco. Da qualche anno a questa parte, le riunioni si fanno in mezzo alla strada, e così uno può capire chi partecipa, di quale tendenza è, se bluffa. Vedi capannelli dappertutto e non sai orizzontarti. Magari, ma non è detto, si corre il rischio di fare scelte sbagliate. Quante non sono state le amministrazioni comunali sciolte per vere o presunte infiltrazioni? C’è chi controlla o da indirizzi? Certo che no! E questo è sbagliato perché dividendo le responsabilità decisionali si può ottenere un risultato migliore! E le riunioni di politica provinciale o regionale? Non si fanno più. Non c’è un deputato o un consigliere regionale che vada a trovare gli esponenti locali del suo partito. E tutto si apprende dal web o nel migliore dei casi, dalle poche copie di giornali vendute. Insomma i partiti non ci sono più nei piccoli come nei grandi centri! E come si può fare politica o buona amministrazione? E’ semplice: non si fa più nella gran parte dei comuni e tutto si lascia al caso. Diceva uno scrittore che “Sua Maestà il Caso fa i tre quarti del lavoro in questo miserabile universo”. Non è così?

*Giornalista

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