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SCANDALO ASP | Gli indagati fanno scena muta

COSENZA Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giancarlo Scarpelli, l’ex dg dell’Azienda sanitaria indagato nell’inchiesta della Procura di Cosenza sul presunto scandalo dei precari Asp.&nbsp…

Pubblicato il: 30/12/2016 – 13:21
SCANDALO ASP | Gli indagati fanno scena muta

COSENZA Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giancarlo Scarpelli, l’ex dg dell’Azienda sanitaria indagato nell’inchiesta della Procura di Cosenza sul presunto scandalo dei precari Asp. Il gip Giuseppe Greco, venerdì in tarda mattinata, ha proceduto all’interrogatorio di Scarpelli in relazione alla richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura della Repubblica di Cosenza per l’ex direttore generale. La Procura, coordinata dal procuratore capo Mario Spagnuolo e dall’aggiunto Marisa Manzini, ha iscritto sul registro degli indagati 142 persone e per alcune aveva chiesto misure interdittive. 
Tra gli indagati ci sono quasi tutti i precari assunti, quelli dell’elenco trasmesso dall’Asp al dipartimento Lavoro a ridosso delle Regionali del 2014. Nell’inchiesta sono coinvolti anche funzionari di Azienda sanitaria e Regione Calabria, alcuni dei quali ancora in servizio (l’ex dg del dipartimento Politiche sociali Vincenzo Caserta e il suo collega Pasquale Capicotto, responsabile dei lavoratori lus-lpu) e dell’Azienda sanitaria, l’ex dg Gianfranco Scarpelli, l’ex direttore amministrativo Luigi Palumbo e il direttore del distretto di Rogliano Antonio Perri, responsabile del procedimento che ha portato alle chiamate dei lavoratori). Il gip ha però disposto gli arresti domiciliari solo per il sindacalista Francesco Mazza. Alla base dell’indagine c’è l’ipotesi che tutti, abbiano «intenzionalmente procurato ai 133 soggetti, tutti assegnati all’Asp di Cosenza (i precari, ovviamente, ndr), l’ingiusto vantaggio patrimoniale, costituito dal diritto ai «benefici di cui all’articolo 2 della legge regionale numero 15/2008» e il corrispondente danno ingiusto, di rilevante gravità, dell’amministrazione, Regione Calabria, che si obbligava alla corresponsione dei predetti benefici in favore di soggetti sforniti dei requisiti contemplati dalla norma. 

L’INTERROGATORIO DI SCARPELLI Gli avvocati Guido Siciliano e Giovanni Spataro, difensori di Scarpelli hanno eccepito la nullità dell’interrogatorio per violazione del diritto di difesa, «non avendo avuto tempestivamente notizia dei capi di imputazione contestati, in forma completa senza omissis e parti oscurate, nonché della richiesta di misura e del fascicolo. Ciò ha determinato – affermano i legali – l’impossibilità per Scarpelli di sottoporsi all’interrogatorio e la necessità, in questa fase, di avvalersi della facoltà di non rispondere. Avendo avuto notizia dagli organi di stampa che lo stesso gip ha irrogato una misura cautelare ad altro indagato, è stato invitato il giudice a dichiarare la propria astensione dal decidere per «gravi ragioni di convenienza», qualora abbia espresso un suo convincimento in merito alle contestazioni avanzati nei confronti di Scarpelli». I difensori hanno precisato che l’Azienda sanitaria di Cosenza, nel periodo della gestione Scarpelli non ha svolto «alcuna attività gestionale amministrativa nella vicenda. L’unica attività è consistita nella trasmissione delle domanda di utilizzo dei soggetti richiedenti, senza operare valutazione alcuna, demandata ex lege agli uffici regionali del dipartimento Lavoro».  La difesa ha sollevato l’incompetenza territoriale della Procura e del gip di Cosenza, in favore di quella di Catanzaro «essendo gli uffici regionali ubicati a Catanzaro e quindi radicandosi la competenza nell’Ufficio di Procura di Catanzaro».
Inoltre, i difensori, hanno evidenziato che l’atto di convenzione che ha reso esecutivo il progetto in questione è stato sottoscritto nel Dipartimento regionale il 2 dicembre del 2014, in data successiva alla cessazione della carica di direttore generale (avvenuta il 24.11.2014).
Scarpelli è attualmente in servizio, con altre funzioni, in un altro Ente (l’Azienda ospedaliera di Cosenza). A parere della difesa, non esistono «i presupposti in fatto e in diritto che possano giustificare oggi una misura interdittiva chiesta in ragione di atti remoti, formatisi nell’anno 2014, allorquando l’indagato era direttore generale all’Asp di Cosenza. E, in caso di accoglimento della misura, si determinerebbe una ingiusta e ingiustificata penalizzazione del servizio nell’ospedale civile di Cosenza nel quale Scarpelli attualmente opera». Il gip si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

mi. mo.

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