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Coldiretti festeggia. Ma pagano i Consorzi

LAMEZIA TERME Cosa succederebbe se l’Unione delle Province italiane finanziasse le iniziative del Pd? O se lo facesse l’Anci? Sicuramente Enzo Bruno (che in Calabria guida la prima) e Peppino Vallo…

Pubblicato il: 17/01/2017 – 12:49
Coldiretti festeggia. Ma pagano i Consorzi

LAMEZIA TERME Cosa succederebbe se l’Unione delle Province italiane finanziasse le iniziative del Pd? O se lo facesse l’Anci? Sicuramente Enzo Bruno (che in Calabria guida la prima) e Peppino Vallone (che presiede la seconda) passerebbero un brutto quarto d’ora. Perché ci può stare tutto, ma non che una struttura istituzionale paghi per gli eventi di un partito. Nel mondo dell’agricoltura succede spesso. L’Anbi Calabria – è l’unione regionale dei consorzi di bonifica –, infatti, mette spesso mano al portafogli per pagare gli eventi organizzati da Coldiretti. Il livello istituzionale paga per un’associazione di categoria. Che vanta sì molti iscritti ma in questo modo “costringe” tutti a sobbarcarsi un pezzetto della sua attività.
Il caso era emerso una prima volta a novembre. In una nota, Agrinsieme denunciava le strane richieste inoltrate da Anbi ai singoli consorzi, ai quali veniva chiesto un contributo di circa 3 mila euro per finanziare la “Giornata calabrese dell’Agricoltura”. La causale (“Forum delle Bonifiche”) sarebbe stata una pezza per giustificare i denari concessi a un’iniziativa che, nei fatti, era la festa di Coldiretti. Si potrebbero derubricare a schermaglie per la gestione di una fetta di potere nel mare magnum dell’agricoltura (e dei fondi che le piovono addosso), ma i documenti in possesso del Corriere della Calabria permettono di tracciare un quadro più preciso del controllo che Coldiretti esercita sull’Anbi Calabria.

coldiretti

Innanzitutto: di cosa parliamo quando parliamo di controllo. L’Anbi raggruppa i consorzi di bonifica. E questi eleggono le proprie rappresentanze. Le ultime competizioni sono state vinte dalle liste collegate a Coldiretti che, dunque, ha una maggioranza nell’ente istituzionale. Il problema, però, è la gestione: in polemica con la debordante presenza di Coldiretti, quattro Consorzi (Basso Jonio Reggino, Jonio Catanzarese, Tirreno Vibonese e Tirreno Reggino) hanno rotto la storica unità consortile calabrese dichiarando di non sentirsi più rappresentati dall’Anbi. Di consorzi, ora, ne sono rimasti sette su undici. Schermaglie “politiche” pure queste? forse. Ma vediamo come si spendono i soldi nella realtà che riunisce i consorzi di bonifica calabresi.
Stando agli atti ufficiali, di soldi non ce ne sono. Perché l’Anbi ha licenziato due persone sulle quattro presenti in organico. È successo il 30 dicembre 2016, con le motivazioni classiche di un’azienda in crisi: la «necessità di far fronte alle gravi attuali condizioni negative finanziarie e di Bilancio in cui versa l’Unione regionale delle Bonifiche e delle Irrigazioni per la Calabria, che purtroppo rimarranno tali anche nel prossimo futuro, in assenza di prospettive di ripresa». La lettera, firmata dal presidente Marsio Blaiotta, è un compendio dei problemi economici dell’ente: ritardi nella corresponsione degli stipendi («che risultano fermi al mese di ottobre 2016 e solo un acconto per il mese di novembre 2016»), «l’assenza di liquidità, la pesante esposizione verso le Banche e verso Equitalia, i minori incassi provenienti dalle quote associative annuali». Per quei due impiegati, insomma, non c’è posto. Ma per cosa c’è posto, allora, nei conti dell’Anbi? Di sicuro per la “Giornata calabrese dell’Agricoltura” e per i soldi chiesti ai consorzi. Facciamo un passo indietro, però, per capire come funzionano i rapporti (soprattutto economici) tra Anbi e Coldiretti.
Uno degli eventi cardine della stagione è il “Forum regionale dell’Agricoltura”. Quello del 17 dicembre 2015 è stato organizzato da Coldiretti in un hotel di Amantea. Alle bonifiche viene dedicata una sessione (dalle 12 alle 13,30) su quattro: “La multifunzionalità dei Consorzi di bonifica esalta il territorio e le comunità”. Una giornata densa di appuntamenti. Ma, ovviamente, l’ospitalità degli alberghi non è gratuita. Il punto, però, è chi paghi per i servizi. Dall’amministrazione dell’hotel mandano il materiale a Coldiretti (inevitabile, il logo dell’associazione compare dappertutto). E dall’associazione di categoria inoltrano la mail all’Anbi senza pensarci due volte. Le fatture vengono spedite alle 10,14 e la risposta arriva alle 14: «Come da intese, con la presente ti chiedo la seguente rettifica per la fatturazione: – numero partecipanti 240; – coffee break solo caffè. La fattura del buffet lunch va intestata ad Anbi Calabria – via Filippo Turati, 22 – Lamezia Terme».

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(La fattura inviata dall’albergo di Amantea all’Anbi per il buffet)

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(L’Unione dei consorzi di bonifica paga le brochure)

E la fattura arriva: 6 mila euro da pagare entro 30 giorni. Ma ci sono anche altre spese da addebitare sul conto dell’Anbi, come quella per i raccoglitori distribuiti durante il forum: 2.135 euro da corrispondere a una tipografia di Lamezia Terme. Il costo complessivo sostenuto dall’Anbi per materiali che si riferiscono a quell’appuntamento sfiora i 28 mila euro. E le mail scambiate tra l’hotel e Coldiretti sembrano la manifestazione plastica degli strani ruoli dell’associazione di categoria e della “sua” rappresentanza istituzionale. La prima è un centro decisionale, la seconda è un centro di spesa. O meglio di fatturazione. Festeggiamo l’agricoltura, poi pagano i Consorzi. (1. Continua)

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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