CALABRIA CORROTTA | Salerno, da “grande elettore” per il Quirinale all’arresto
VIBO VALENTIA Era uno dei sostenitori più ferventi del “modello Reggio” mutuato alla Regione da Peppe Scopelliti. Nazzareno Salerno, consigliere regionale di Forza Italia finito nel mirino della Dda…

VIBO VALENTIA Era uno dei sostenitori più ferventi del “modello Reggio” mutuato alla Regione da Peppe Scopelliti. Nazzareno Salerno, consigliere regionale di Forza Italia finito nel mirino della Dda di Catanzaro, durante la scorsa legislatura era considerato un fedelissimo dell’ex governatore, che infatti proprio a lui, nella giunta di centrodestra che ha governato la Calabria dal 2010 al 2014, ha affidato un assessorato pesante: Lavoro, Formazione professionale, Famiglia e Politiche sociali.
Poi, nonostante la parabola discendente dell’ex mentore Scopelliti e la vittoria del centrosinistra di Oliverio, è riuscito a rimanere nella politica che conta risultando rieletto in consiglio regionale, per la seconda volta consecutiva ma stavolta all’opposizione, con oltre 9mila preferenze incassate nel collegio centrale (Catanzaro-Crotone-Vibo).
Nel momento in cui è stato arrestato nell’ambito dell’indagine della Dda di Catanzaro su presunte ingerenze della ‘ndrangheta nella gestione dei fondi europei, Salerno ricopre la carica di vicepresidente della I Commissione “Affari istuzionali, Affari generali, Riforme e decentramento” e fa parte del gruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella, anche se nei mesi scorsi era stato tra i protagonisti della fronda interna contro la coordinatrice regionale dei forzisti Jole Santelli.
Imprenditore edile, 51 anni, viene dalla scuola politica democristiana: dopo le giovanili della Dc diventa, giovanissimo, assessore ai Lavori pubblici del suo Comune, Serra San Bruno, e poi sindaco per due volte consecutive nel 1993 e nel 1997. Quindi consigliere provinciale a Vibo nel 1999 e poi presidente del Consorzio industriale. È stato anche commissario liquidatore del Consorzio agrario provinciale di Cosenza. Ma tra tanti passaggi di partito, sempre in area centrodestra (Ccd-Udc-An-Pdl), il punto più alto della sua carriera politica è stato a fine gennaio 2015, quando il consiglio regionale lo indicò con dieci voti tra i tre “grandi elettori” inviati a Roma per partecipare all’elezione del presidente della Repubblica.
Sergio Pelaia
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