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CALABRIA CORROTTA | Assunzioni “mafiose” all’Asp di Vibo

CATANZARO Un pezzo dell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex assessore regionale Nazzareno Salerno ha condotto i militari del Ros fino alle porte dell’Azienda sanitaria provinciale e del Consor…

Pubblicato il: 07/02/2017 – 7:12
CALABRIA CORROTTA | Assunzioni “mafiose” all’Asp di Vibo

CATANZARO Un pezzo dell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex assessore regionale Nazzareno Salerno ha condotto i militari del Ros fino alle porte dell’Azienda sanitaria provinciale e del Consorzio di sviluppo industriale di Vibo Valentia. La strada intrapresa dagli investigatori è iniziata dalla lettura dei verbali di Andrea Mantella, il boss pentito che sta svelando alla Dda molte trame oscure delle cosche vibonesi. Mantella ha parlato di un accordo tra Salerno e i clan: voti in cambio di posti di lavoro. Per l’accusa dello scambio politico-mafioso il gip di Catanzaro non ha ritenuto i riscontri sufficienti a giustificare l’arresto del consigliere regionale di Forza Italia. Mantella, però, ha svelato nomi e fatto riferimento a circostanze precise. «Pigliamo quelli che avete detto prima che lui aveva fatto assumere», dice il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri. «Ha parlato dei depuratori prima… dell’Asp», interviene la pm Graziella Viscomi. Mantella non fa neppure una pausa e parte con cognomi che evocano famiglie mafiose: Fiarè e Lo Bianco, «al depuratore di Porto Salvo». «Sempre al depuratore», chiede Viscomi. «Sì, ma sulla carta sono assunti, loro vanno solo a prendere i soldi a fine mese», riferisce il pentito.
Sono dinamiche da riscontrare, ma il quadro delle assunzioni clientelari si complica. Non c’è più “soltanto” Calabria Etica, secondo l’accusa una vera e propria macchina del consenso. I legami qui si fanno più scivolosi, più inquietanti. Un altro Lo Bianco, dice sempre Mantella, «lavorava in ospedale, perché lo raccomandò Nazzareno Salerno» sempre per l’aiuto offerto in occasione delle campagne elettorali. 
Le elezioni sono il momento di raccordo tra i due mondi – quello politico e quello criminale – che governano, per un verso o per quell’altro, sui destini di questa porzione di territorio. Figli e nipoti al lavoro per intercessione della politica, l’interessamento per «l’appalto di mensa» che «andava ai Fiarè», e «il cognome non lo ricordo, però se li vedo in foto le posso dire chi c’era lì dentro e per quanto riguardava il discorso dei depuratori faceva delle assunzioni». 
Uno dei Lo Bianco «con un certificato fantomatico ha preso il posto di lavoro in ospedale, facendo l’ascensorista, ma non sa nemmeno prendere l’ascensore». E non sarebbe l’unico. 
Si arriva all’uscio dell’Asp e del Consorzio. Perché «le dichiarazioni del collaboratore in ordine alle assunzioni risultano perfettamente riscontrate». 
Seguono otto nomi, divisi tra sanità e depurazione. Tutti sarebbero legati alla criminalità organizzata: tre lavorano all’Asp dal 1994, uno dal ’96, un altro dal 2000. I rapporti con il Consorzio di sviluppo industriale, invece, sono iniziati tra il 1998 e il 1999. L’analisi della situazione patrimoniale di alcuni di questi lavoratori rivela rapporti con un’altra società, finita in passato sotto sequestro «poiché ritenuta espressione degli interessi economici di Saverio Razionale, capo della ’ndrina “Fiarè-Razionale-Gasparro”». Il reticolo di relazioni porta dritto al cuore della criminalità. E poi, secondo gli inquirenti, di nuovo alla politica: «Si noti che, effettivamente – si legge nell’ordinanza dell’operazione “Robin Hood” –, Nazzareno Salerno risulti essere stato presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Vibo Valentia a partire dal 1999, sicchè anche in tal senso risulta evidente la piena riconducibilità al politico delle assunzioni in questione». Solo ipotesi, certo, ma inquietanti.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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