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Clan e massoneria, fari puntati su tre logge "spurie"

REGGIO CALABRIA Una è stata allocata nella periferia dell’abitato di Pellaro, zona Sud della città metropolitana di Reggio Calabria. La frequentano una trentina di adepti. L’altra segna la sua orig…

Pubblicato il: 17/02/2017 – 21:43
Clan e massoneria, fari puntati su tre logge "spurie"

REGGIO CALABRIA Una è stata allocata nella periferia dell’abitato di Pellaro, zona Sud della città metropolitana di Reggio Calabria. La frequentano una trentina di adepti. L’altra segna la sua originalità nell’aprire le porte del “tempio” a una platea mista di uomini e donne, si collega con altre due realtà similari operanti nel Catanzarese e nel Lametino e viene frequentata “con regolarità” da un centinaio di adepti. Negli ambienti massonici è nota come la “loggia Diritti umani”.
A ridosso della Stazione centrale di Reggio Calabria, praticamente dove ha sede la questura, trovano asilo, invece, gli aderenti ad altra loggia spuria, reduci del Goi o “fratelli” in conflitto con le altre obbedienze. Anche qui non si arriva oltre le cinquanta persone.
È, questa, solo una prima rapida esplorazione di quel panorama sospeso tra massoneria ufficiale e logge “fai da te” che si ritrova al centro delle indagini da parte delle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e di Catanzaro, nonché degli approfondimenti avviati dalla Commissione parlamentare antimafia.
Una informativa riservata tende a far ritenere che dietro le logge cosiddette spurie, potrebbe operare un nucleo ristretto di massoni collocati all’orecchio del Gran Maestro ma tenuti al riparo dagli elenchi della massoneria ufficiale. Una sorta di revisione del metodo usato da Licio Gelli per garantire massima riservatezza agli ambienti più sensibili. Con Gelli era la P2, attraverso le sue varie articolazioni locali, oggi, sarebbero, appunto, logge spurie, circuiti dai quali prendere agevolmente le distanze qualora le attività non proprio esoteriche degli adepti finissero sotto i riflettori della magistratura o dei media.
In verità, anche tra gli accertamenti all’epoca condotti da Agostino Cordova, quando era procuratore di Palmi prima che una provvidenziale promozione a Napoli lo neutralizzasse, comparivano ambienti, logge e personaggi al confine tra massoneria ufficiale e logge spurie. Negli atti dell’indagine odierna, ad esempio, trova vari riferimenti la loggia all’epoca operante tra Marina di Gioiosa e Roccella Jonica, diretta dal barone Placido. Oggi, passato a miglior vita il barone, la zona ospita un agriturismo ma, come annotano gli inquirenti, il vecchio tempio massonico è ancora operativo, nel senso che non esiste più una loggia di riferimento ma restano a far bella mostra gli ambienti decorati e arredati con un rigore stilistico da fare invidia a quelli più celebrati della Scozia o di Boston. Gli eredi del barone li utilizzerebbero per concederli in fitto ad organizzazioni massoniche che vi celebrano riunioni, convegni e riti. Una sorta di B&B per grembiulini.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

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