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I legami ‘ndrangheta-massoneria e la democrazia a rischio

ROMA È un’analisi ampia, accurata e approfondita della preoccupante commistione fra mafie e massonerie sempre più al centro delle inchieste, quella emersa dal seminario organizzato a Montecitorio d…

Pubblicato il: 23/02/2017 – 11:10
I legami ‘ndrangheta-massoneria e la democrazia a rischio

ROMA È un’analisi ampia, accurata e approfondita della preoccupante commistione fra mafie e massonerie sempre più al centro delle inchieste, quella emersa dal seminario organizzato a Montecitorio dal deputato pd Davide Mattiello. «Sul tavolo – ha detto il deputato dem nell’introdurre i lavori – abbiamo due questioni: l’efficacia degli strumenti con cui contrastiamo il fenomeno mafioso, che è mutato, e la compatibilità tra l’esercizio delle funzioni pubbliche apicali e l’appartenenza a sodalizi fondati su un “qualificato” vincolo di obbedienza». Una riflessione ampia affidata agli interventi del vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava, del professore Isaia Sales, del pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, dell’avvocato Fabio Repaci e della giornalista Alessia Candito, che precede la presentazione di due proposte di legge mirate al rafforzamento della Legge Anselmi-Spadolini, una a firma dello stesso deputato dem, una seconda redatta da Fava. «È tollerabile – si chiede Mattiello – che ruoli apicali siano ricoperti da persone che fanno parte di associazioni legali ma fondate su vincoli di obbedienza?». Per il parlamentare, la risposta è un no.

LA PROPOSTA DI MATTIELLO Per questo la sua proposta di legge prevede che magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, dirigenti della Pubblica amministrazione, ufficiali dirigenti delle Forze Armate, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle Forze di polizia di Stato, personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia, personale di livello dirigenziale del Corpo nazionale di Vigili del Fuoco, della carriera dirigenziale penitenziaria, professori e ricercatori universitari «non possano partecipare o affiliarsi ad associazioni che comportino un vincolo gerarchico e solidaristico particolarmente forte attraverso l’assunzione di forme solenni di vincoli come quelli richiesti dalle logge massoniche o da associazioni similari». Per Mattiello andrebbero anche punite le attività di proselitismo in favore di tali associazioni.

E QUELLA DI FAVA Non dissimile è quella del numero due della commissione parlamentare antimafia, Claudio Fava, che – anticipa – si fonderà su tre principi cardine «il divieto di affiliazione alle logge per una serie di categorie, tra le quali i militari, le forze di polizia e le forze armate; l’obbligo per i membri del Parlamento di depositare una dichiarazione sulla propria affiliazione o meno alle logge massoniche entro tre mesi dalla proclamazione; la pubblicità di tali elenchi». Per Fava, «questa legislatura mai approverà testi come il mio o di Mattiello per ragioni di tempo, ma il Paese ha diritto a questo dibattito».

CONTAMINAZIONE STRUTTURALE Anche perché – dice – i segnali di allarme per la natura stessa della democrazia in Italia non mancano. «La contaminazione tra mafia e massoneria è una costante degli ultimi 40 anni – ha sottolineato il deputato -. Questa sinergia racconta un punto importante di debolezza dello stato, delle sue funzioni e dei suoi valori, delle garanzie che doveva fornire. Si sono creati luoghi di compensazione che potevano chiamarsi P2, massoneria o in altro modo». E per Fava questo in una repubblica sana non è più tollerabile.

RADICI STORICHE Non si tratta – ha specificato Mattiello nel corso del seminario – di una criminalizzazione della massoneria, ma di una questione di tutela democratica. Del resto, la massoneria ha spesso agevolato la costruzione di quei “crocevia” – fortunata definizione del professore Sales – in cui classi dominanti e mafie si sono incrociati e hanno iniziato a lavorare insieme, sono ricorrenti nella storia e risalenti nel tempo. Nel corso della storia recente italiana poi, è emerso nel corso del dibattito, non sono mancate pagine oscure – dai tentativi di golpe, alle stragi, alle estemporanee avventure politiche come la nascita delle leghe regionali – che abbiano avuto come protagonisti logge, clan, politica e pezzi dello Stato. E spesso ancora coperti da segreto. Allo stesso modo, è il segreto che inquina omicidi divenuti “misteri di Stato” come quello dell’educatore Mormile, o quelli dei magistrati Vittorio Occorsio e Bruno Caccia, o ancora quello del medico Attilio Manca.

STRUMENTI Ma gli inquietanti “crocevia” in cui massoneria e mafie si incontrano hanno anche condizionato la storia recente, come i magistrati di Reggio Calabria stanno cercando di dimostrare con l’inchiesta Gotha. Un’indagine – ha spiegato il pm Giuseppe Lombardo – che in primo luogo ha dovuto fare un lavoro a ritroso per rimuovere quegli ostacoli, costituiti da precedenti giudicati, che qualificavano in modo parziale interi sistemi criminali. «E una qualificazione parziale spesso significa un’agevolazione per quei sistemi che ci si propone di combattere». Nuovi strumenti legislativi – ha spiegato il magistrato – saranno un’ulteriore arma, ma già oggi il codice prevede – con il combinato disposto del 416 bis e dei commi 1 e 2 della legge Anselmi – gli strumenti per attaccare quel mondo segreto, sconosciuto agli stessi affiliati alla ‘ndrangheta tradizionale. A partire da un presupposto: quelle associazioni segrete, collegate alla ‘ndrangheta e funzionali ai suoi scopi, che gli stessi collaboratori bollano come “livello massonico” per spiegarne la segretezza, sono eversive rispetto ai principi cardine della democrazia. E come tali vanno perseguite.

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