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Plinius, l'ex sindaco di Scalea va ai domiciliari

COSENZA Passa agli arresti domiciliari Pasquale Basile ex sindaco di Scalea, in carcere dal luglio 2013 perché coinvolto nell’inchiesta Plinius della Dda di Catanzaro, nella quale nel luglio 2013 f…

Pubblicato il: 17/03/2017 – 14:49
Plinius, l'ex sindaco di Scalea va ai domiciliari

COSENZA Passa agli arresti domiciliari Pasquale Basile ex sindaco di Scalea, in carcere dal luglio 2013 perché coinvolto nell’inchiesta Plinius della Dda di Catanzaro, nella quale nel luglio 2013 finirono in manette 38 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, estorsione, rapina, corruzione e turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo, concussione, falso, istigazione alla corruzione e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Tra gli arrestati c’era anche Pasquale Basile, eletto a capo di una lista civica, e quattro assessori del Comune. Per Basile (difeso dagli avvocati Vincenzo Adamo e Marina Pasqua) si sono affievolite le esigenze cautelari.
Le indagini avrebbero consentito di far emergere l’esistenza di un’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico denominata “Valente-Stummo” che avrebbe operato nel territorio di Scalea e nel suo hinterland. Una ‘ndrina che, secondo gli inquirenti, era subordinata al locale di Cetraro – della famiglia Muto – e che, grazie alla forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà della generalità dei cittadini, sarebbe stata finalizzata al controllo e allo sfruttamento delle risorse economiche della zona, al compimento di delitti contro il patrimonio e contro la persona attraverso la sistematica disponibilità di armi comuni e da guerra. Ma non solo. Proprio grazie alla capacità di esercitare pressione sarebbe riuscita a condizionare anche le ultime consultazioni amministrative – che si sono tenute nel marzo del 2010 – orientando – da quanto riferito dagli inquirenti – i voti di cui disponeva che avrebbero permesso l’elezione di propri candidati. Secondo le indagini, sarebbe emerso che questi candidati, una volta eletti, si sarebbero prodigati per consentire l’assegnazione di concessioni e appalti a imprese “amiche” delle ‘ndrine.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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