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La ‘ndrangheta emiliana inguaia Giovanardi

MODENA Un avviso di garanzia è stato notificato al senatore Carlo Giovanardi, indagato dalla Direzione Antimafia di Bologna per concorso con pubblici funzionari e imprenditori locali per rivelazion…

Pubblicato il: 10/04/2017 – 17:27
La ‘ndrangheta emiliana inguaia Giovanardi

MODENA Un avviso di garanzia è stato notificato al senatore Carlo Giovanardi, indagato dalla Direzione Antimafia di Bologna per concorso con pubblici funzionari e imprenditori locali per rivelazioni di segreti d’ufficio e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Per Giovanardi è stata proposta anche l’articolo 7 della legge 203/1991, ossia l’aggravante del metodo mafioso.
In sostanza, è l’aggravante di aver rafforzato l’associazione mafiosa, agevolandola. In questo caso specifico, l’associazione è la ‘ndrangheta emiliana.

NOTIZIE RISERVATE Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. Il titolare dell’azienda Bianchini costruzioni è sotto processo per concorso esterno alla mafia a Reggio Emilia, insieme ai capi bastone dell’organizzazione criminale. Ma il senatore, è l’ipotesi degli inquirenti, non si è fatto alcuno scrupolo nel montare una campagna contro prefetti, investigatori e magistratura, «per tutelare un imprenditore che – scrive l’Espresso, che ha anticipato la notizia assieme alla Gazzetta di Modena – con gli uomini del padrino Nicolino Grande Aracri andava a braccetto».
A Giovanardi l’avviso è stato notificato lo scorso venerdì, alla vigilia del primo congresso provinciale del nuovo movimento politico, Idea popolo e libertà, di cui è fondatore insieme a Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello. Tra gli indagati altre tre persone, che lo stesso giorno hanno ricevuto il medesimo avviso, tra questi c’è il capo di gabinetto della prefettura di Modena, Mario Ventura.

IL TERZO FILONE DI AEMILIA L’atto, notificato nei giorni scorsi al senatore, si inserisce nel terzo filone dell’inchiesta Aemilia, quella che riguarda la Prefettura di Modena e il metodo di iscrizione alla white list post sisma. Giovanardi, è ormai risaputo, è stato tra i principali oppositori delle white list che annientavano le aziende del territorio, l’occupazione e l’indotto, sostenendo invece l’introduzione di un commissario che potesse garantire continuità alle aziende interdette per vicinanza, possibili condizionamenti mafiosi o addirittura infiltrate.

LE PAROLE DEL SENATORE Ma per sostenere la battaglia della Bianchini Costruzioni prima, e della Ios poi il senatore, secondo i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, è andato troppo oltre. Perché Giovanardi, come dimostrerebbe uno dei video ripresi da Alessandro Bianchini durante una riunione con il senatore, aveva avuto contezza dei rapporti tra gli imprenditori sanfeliciani e la ‘ndrangheta quando viene informato del fatto che c’era un giro di fatture false con Giuseppe Giglio, il primo pentito dell’inchiesta, guidata dai carabinieri di Modena.
«Guardate – dice il senatore relativamente alla strategia da adottare con la Prefettura e le forze dell’ordine – che se siete candidi come agnellini potete stare tranquilli, ma se uno ha solo una pulce, andando a fare uno scontro frontale poi la pulce salta fuori».
I Bianchini allora “confessano” e da quel momento Giovanardi dovrebbe prendere le distanze, ma non lo fa. Anzi, continua nel pressing su Prefettura, capo di Gabinetto (Mario Ventura, anche lui raggiunto da un avviso di garanzia), questore, comandante della Finanza e dei carabinieri, responsabile del Girer fino alle più alte cariche romane, compreso il prefetto Bruno Frattasi, a quei tempi direttore dell’Ufficio legislativo e Relazioni parlamentari.
Tutto, credono i magistrati Antimafia, con il solo intento di agevolare la Bianchini Costruzioni e la Ios del figlio Alessandro (indagato alla pari del padre), così come già fatto in precedenza e per altre aziende del territorio con metodi che arrivavano a scomodare alti gradi delle istituzioni e a ipotizzare trasferimenti date le sue entrature al ministero degli Interni. E in Prefettura, secondo il teorema della Dda e dei carabinieri del Reparto Operativo di Modena, c’era chi aiutava Giovanardi in questa strategia, passando informazioni riservate, quelle poi riprese anche da Alessandro Bianchini nell’ormai famoso video con il doganiere Giuseppe De Stavola.

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