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Per le fusioni dei Comuni serve una legge. Subito

Ho letto la sintesi degli interventi tenuti al Forum sulle fusioni dei Comuni svoltosi il 15 maggio alla Cittadella, sede della Regione Calabria, su iniziativa del vicepresidente Viscomi. Invero, v…

Pubblicato il: 17/05/2017 – 11:33
Per le fusioni dei Comuni serve una legge. Subito

Ho letto la sintesi degli interventi tenuti al Forum sulle fusioni dei Comuni svoltosi il 15 maggio alla Cittadella, sede della Regione Calabria, su iniziativa del vicepresidente Viscomi. Invero, vivo un po’ di imbarazzo nel fare qualche considerazione sui contenuti degli interventi svolti, attesa la presenza di mio figlio Federico. Tuttavia ritengo di farlo, essendo la fusione dei Comuni un tema di cui mi occupo dal 2004 sotto il profilo della ricerca scientifica.
Buoni gli interventi, specie quelli mirati ad individuare il come fare le fusioni. Non si può, infatti, non essere d’accordo sulle fusioni degli enti locali in quanto tali. È una necessità nazionale scremare sensibilmente il numero dei Comuni. Essere d’accordo sulle fusioni dei Comuni è quindi una scelta scontata, tant’è che il web – che ovviamente è attento  alle tendenze – è pieno zeppo di banche dati sulle diverse medie per abitante, per servizi e redditi goduti, per valori minuziosamente distinti di prelievo fiscale e così via, scandite per dimensioni demografiche e territoriali. 

Chiunque d’accordo sul «se», poca attenzione sul «come»
Il problema di fondo non mi pare essere questo bensì quello di: cosa e come fare, da parte dei Comuni, nell’assumere la decisione di fondersi e con chi; come comportarsi, riferito alle Regioni, nel legiferare, preventivamente, una disciplina esaustiva, intelligente che preveda precisi strumenti istruttori indispensabili per pervenire ad un accurato giudizio sulla meritevolezza dell’iniziativa funzionale a perfezionare o meno la fusione con una propria legge-provvedimento. A tal proposito, diventa importante per le Regioni legiferare meglio sul «come fare», non partorendo una disciplina «di somma», ovverosia prendendo pezzi dell’una e frammenti delle altre, nella consolidata logica di copiare da chi si presume storicamente (ma erroneamente) all’avanguardia. È vero ci sono discipline regionali che hanno assicurato una particolare cura agli atti istruttori, di contenuto non solo ricognitivo bensì programmatorio, ma che spesso, nella contemporaneità, non prevedono quei quorum referendari che una siffatta scelta meriterebbe. Da qui, l’esigenza di elaborare e approvare legislazioni organiche che allo stato, per un motivo o per l’altro, non sono affatto rintracciabili ovunque.

Gli imprescindibili studi di fattibilità
In relazione agli studi di fattibilità, essi vanno redatti così accuratamente – tenendo ampiamente conto delle valutazioni socio-economiche, giuridiche, organizzative e strategiche – da costituire i presupposti dell’assunzione della decisione dei Consigli comunali, tanto da rappresentare la motivazione del relativo deliberato di impulso ovvero di avvio della procedura relativa. In relazione, ad una tale previsione c’è da pensare (bene) ad individuare nell’ambito della fusione tradizionale – da ricondurre nell’ambito della fusione per unione, atteso che prevede l’estinzione dei Comuni attori istituzionali e, dunque, la nascita di un ente nuovo dalle fondamenta, perfezionando una sorta di successione a titolo universale delle obbligazioni esistenti, cui necessita una grande cura – un momento di condivisione popolare preventiva sull’evento, così come sancito per la fusione per incorporazione dal comma 130 della legge 56/2014, la c.d. Delrio. Un modo per i Consigli comunali di rendersi autentici e corretti interpreti dei rappresentati! 

Un deficit di democrazia: l’eliminazione del quorum
Quanto ai quorum, soppressi in diverse regioni al solo scopo di rendere le fusioni più facili e quindi svalutarle sotto il profilo delle conseguenze, v’è la necessità di reintrodurli. Troppo importante e decisiva per i cittadini la scelta di estinguere i loro Comuni e divenire collettività del nuovo ente. A loro la doverosa chance da giocarsi impegnandosi ad esprimere il loro consenso/dissenso nell’appuntamento referendario che, se disertato, diventa sintomo di incoscienza in relazione al futuro proprio e dei loro figli.

Una legge subito
Ritornando al Forum regionale, ho apprezzato l’iniziativa dell’attento Antonio Viscomi ma non mi trovano d’accordo le conclusioni cui l’iniziativa è pervenuta. La volontà di istituire un Osservatorio di ricerca – peraltro segnatamente intempestiva rispetto ai guai che l’attuale normativa ha combinato in Presila e minaccia di estendere ad altre iniziative (su tutto Corigliano-Rossano, la cui istanza era peraltro da considerarsi legislativamente inammissibile per essere trascorsi più di sette mesi tra la delibera di impulso approvata dal Comune ausonico e quella licenziata dal Comune bizantino, nonché intervenuta con la garanzia del quorum poi cancellato!) – è funzionale a generare ulteriori colpevoli ritardi del Consiglio regionale a sistemare definitivamente la disciplina. Occorre fare presto e bene allo scopo di garantire certezze giuridiche e democratiche alle fusioni in itinere e a quelle che sono pronte a partire, folgorate come sono dall’erroneo presupposto di risolvere i proprio bilanci attraverso le agevolazioni statali, da destinare invece all’ottimizzazione della macchina burocratica. 
I pasticci combinati sino ad oggi (che sono da riparare) e potenziali sono rilevanti, la presenza in Consiglio regionale di diversi ex bravi Sindaci potrebbe facilitare la buona elaborazione di un disegno di legge a loro iniziativa, velocizzando così il percorso e definendo un buon prodotto legislativo, finalmente degno di questo nome. 

*docente Unical

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