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Regione, Pd e Fi pronti a sacrificare Esposito e Graziano

REGGIO CALABRIA Baldo Esposito e Giuseppe Graziano, sono loro i consiglieri “sacrificabili” sull’altare delle nuove alleanze politiche. Non è ancora chiaro quale sarà la geografia finale dell’Uffic…

Pubblicato il: 06/07/2017 – 10:58
Regione, Pd e Fi pronti a sacrificare Esposito e Graziano

REGGIO CALABRIA Baldo Esposito e Giuseppe Graziano, sono loro i consiglieri “sacrificabili” sull’altare delle nuove alleanze politiche. Non è ancora chiaro quale sarà la geografia finale dell’Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella (si vota la prossima settimana) e delle commissioni, né è trapelato nulla circa le reali intenzioni di Oliverio su un possibile rimpasto di giunta favorito anche dall’indagine a carico dell’assessore Barbalace; ma Pd e Forza Italia, almeno su due questioni, sembrano aver preso una decisione definitiva: Esposito e Graziano devono lasciare i loro incarichi istituzionali.

IL PD TRADITO Il Pd, attualmente, è un cantiere aperto. Gli scontenti chiedono con insistenza la convocazione del gruppo e di tutte le forze di maggioranza; vogliono un confronto con Oliverio e, aspetto non secondario, una condivisione nelle scelte finali. Tutti sono d’accordo nel voler confermare il presidente, Nicola Irto, tutto il resto può e deve essere ridiscusso: dalla vicepresidenza di Francesco D’Agostino alla guida del gruppo affidata a Sebi Romeo. L’unica convergenza riguarda i rapporti con gli ormai ex alleati di Ncd/Ap. Dopo il “tradimento” degli alfaniani, che a Catanzaro si sono alleati con il forzista Abramo dopo un’iniziale “collaborazione” con Ciconte, non esistono più i margini per un’intesa in Consiglio. Il che significa che Esposito, fino a oggi apprezzato presidente della commissione Riforme, non sarà supportato dal Pd per un eventuale rinnovo. I numeri sono dalla parte dei dem, che potranno quindi scegliere un nuovo presidente che sia espressione diretta del partito o della maggioranza ufficiale. Si libererà una casella, insomma, che potrebbe essere occupata da uno dei tanti malpancisti che reclama più spazio e considerazione.

I FORZISTI TRAMANO Dall’altra parte dello schieramento si lavora sottotraccia per scavare il terreno sotto i piedi di Graziano, che nell’Ufficio di presidenza svolge il ruolo di segretario-questore in quota Cdl. Pare che il coordinatore provinciale di Fi a Cosenza e fondatore del movimento “Il coraggio di cambiare l’Italia” non sia più gradito al tandem Jole Santelli-Roberto Occhiuto, che al suo posto vedrebbero volentieri Mario Magno, ritenuto un berlusconiano più “puro” rispetto a Graziano. La “segretaria” regionale azzurra e il suo vice, in particolare, non avrebbero per niente gradito l’alleanza siglata da Graziano con Franco Iacucci, decisiva per la conquista della Provincia di Cosenza da parte del Pd. Così come più di un sospetto ha suscitato l’intesa trasversale che ha permesso al dem Stefano Mascaro di diventare sindaco di Rossano con i voti del movimento di Graziano. Il punto, però, è che i vertici di Fi non vogliono rompere definitivamente con l’ex ufficiale del Corpo forestale, signore delle preferenze nella Sibaritide (nel 2014 ha ottenuto 8.574 voti) e risorsa politica più che utile in vista delle politiche del prossimo anno. E così pare che il lavoro sporco sia stato affidato ai due capigruppo del centrodestra in Consiglio, Alessandro Nicolò e Francesco Cannizzaro, a cui probabilmente spetterà il compito di convincere Graziano a farsi da parte.
La riuscita dell’operazione permetterebbe a Fi di guadagnare un posto nell’Ufficio di presidenza e quindi di assecondare i desideri del nuovo alleato di Ap, quel Pino Gentile che non ne vuole sapere di mollare la vicepresidenza dell’assemblea. Ma la coperta è comunque sempre troppo corta: in questo modo a rimanere con un pugno di mosche in mano sarebbero Mimmo Tallini e Wanda Ferro, che ormai da tempo reclamano il posto di Gentile, a suo tempo ottenuto anche grazie ai voti del Pd.   

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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