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Il blitz di Romeo è un “regalo” per i costruttori

REGGIO CALABRIA Il blitz a favore dei costruttori scuote per un attimo la monotonia del consiglio regionale del 29 giugno. Sebi Romeo, capogruppo del Pd, cala l’asso: un provvedimento “fuori sacco”…

Pubblicato il: 29/07/2017 – 9:18
Il blitz di Romeo è un “regalo” per i costruttori

REGGIO CALABRIA Il blitz a favore dei costruttori scuote per un attimo la monotonia del consiglio regionale del 29 giugno. Sebi Romeo, capogruppo del Pd, cala l’asso: un provvedimento “fuori sacco” che vale diverse decine di milioni di euro. L’Aula approva con 18 voti a favore e 2 astenuti: non proprio la traduzione in cifre dell’entusiasmo. Anche perché alcuni preferiscono uscire. E le assenze sono pesanti anche (e soprattutto) nei ranghi del Pd. Nel prospetto della votazione mancano Giuseppe Aieta, Vincenzo Ciconte, Carlo Guccione, Nicola Irto. Forse è un caso. E il tempo spiegherà che la legge Romeo era sì un blitz – è stata approvata senza passare dalle commissioni – ma forse sacrosanto, perché le imprese edili sono in difficoltà e la Regione ha voluto evitare di dar loro il colpo di grazia. Ma partiamo dai contenuti.

REGIONE GENEROSA Cosa si propone di fare il provvedimento? Il viaggio nel labirinto del burocratese rimanda al collegato alla finanziaria regionale del 2012 e lo modifica. Quel collegato avviava una ricognizione degli interventi in atto grazie ai fondi del bando per l’edilizia sociale – più di 150 milioni – e, sempre andando incontro ai costruttori, si proponeva di rimodularli dopo due passaggi: uno del dipartimento Lavori pubblici, l’altro della commissione consiliare. La formulazione di Romeo supera questa concezione. Chiede (e ottiene) che gli interventi che abbiano raggiunto uno stato di avanzamento di almeno il 35% possano completare i lavori “entro il 31 dicembre 2019” e “presentare entro il 31 dicembre 2017 richiesta di rimodulazione intesa come variazione della tipologia da proprietà a locazione”. Di più: “la rimodulazione è consentita (…) anche con riduzione dell’obiettivo fisico, a condizione che non comporti l’aumento del contributo già concesso”. Ultima concessione è “la delocalizzazione degli interventi”.

LA RIVOLUZIONE DEL 35% Traduciamo: chi ha completato il 35% dei lavori può, da ora a fine anno, cambiare il progetto che gli aveva consentito di entrare in graduatoria. Può ridimensionarlo, fittare gli alloggi anziché venderli. Alcuni potranno addirittura delocalizzare la realizzazione. E’ un “premio” anche per chi non si è esattamente distinto per efficienza. Chissà cosa ne pensano le aziende escluse dalla prima graduatoria. Forse i progetti che vanno bene per salvare l’edilizia nel 2017 ai tempi del bando non sarebbero bastati per accedere ai fondi. La Regione quando serve è di manica larga. Ma le motivazioni sono inoppugnabili: “Il mutamento delle condizioni economiche del Paese ha provocato notevoli problemi all’attuazione del programma”. Nessuno compra le case. Il guaio è che non tutti le hanno costruite nonostante il copioso flusso di fondi dalle casse regionali a quelle delle ditte coinvolte. Nella presentazione della legge, in effetti, Romeo spiega che “numerose sono state le richieste, formali e non, da parte dei soggetti attuatori di poter rimodulare gli interventi, cambiandone la tipologia da proprietà a locazione, nonché le richieste di proroga del termine di ultimazione dei lavori”. Il Corriere della Calabria ha potuto visionare una di queste richieste: la coop “G. Di Vittorio” chiede che l’obiettivo fissato scenda da 110 a 78 alloggi: 50 saranno ceduti in locazione e 28 saranno venduti. La domanda dell’azienda è arrivata il 12 gennaio 2017; senza l’intervento legislativo non avrebbe avuto speranze di essere accolta. Dopo il blitz – al quale manca il parere dell’ufficio legislativo – ha buone possibilità. E così tante altre, che si aspettano di ricevere in tempi rapidi i decreti e di attivare le delocalizzazioni. Le regole, nella Calabria che innova (le leggi), possono cambiare in corsa. Pazienza per chi non ha avuto la tenacia di resistere e ha rinunciato a realizzare gli interventi. Forse adesso avrebbe potuto. Gli sarebbe bastato arrivare al 35% dell’intervento per entrare nella rivoluzione copernicana dell’edilizia sociale. Già, ma perché poi proprio il 35%?

5 MILIONI E SPOSTO L’INTERVENTO La percentuale è utile a far rientrare nella casistica del blitz un alto numero di imprese. E salvare l’idea di una legge che è sempre stata accompagnata da intoppi (amministrativi e penali). Le cifre raccontano che gli interventi in ritardo sono molti e quelli conclusi soltanto 7 sui 97 finanziati. Raccontano pure che, in certi casi, la Regione è stata di manica larga. Le richieste di delocalizzazione non sono poche. Si suppone che chi chiede di spostare il proprio intervento in un’altra zona non abbia combinato, fino ad adesso, granché. Eppure di soldi ne sono circolati parecchi. A chiedere di delocalizzare, tra gli altri, c’è anche il gruppo cosentino Dodaro, che aveva previsto di realizzare un intervento su viale Parco e aveva ottenuto, a questo scopo, 5 milioni di euro (sui 10 finanziati) in decreti dalla Regione. Secondo un codicillo della legge Romeo, la domanda potrà essere accolta. E quel “cantiere” si sposterà. Quella del gruppo Dodaro è una singolarità nella graduatoria (non è l’unica: anche l’impresa dei fratelli Cava ha ottenuto 607mila euro, su 1,2 milioni, e ha chiesto di delocalizzare): quasi tutte le ditte che hanno chiesto di spostare i propri interventi non hanno avuto neppure un euro dalla Regione (perché, di fatto, i cantieri erano fermi), figuriamoci 5 milioni.

 

SOLDI VERI E CANTIERI VIRTUALI C’è anche qualche imprenditore a cui è andata peggio (per fortuna dei contribuenti). La Iris costruzioni, ad esempio, era stata premiata dalla graduatoria con un finanziamento di 900mila euro. La Regione ne aveva fatti partire 450mila. Di soldi veri, non virtuali. Ma poi si era accorta che la documentazione era farlocca, le fidejussioni generose e i cantieri inesistenti. In teoria, il 50% di fondi poteva essere erogato all’avvio dei lavori. Ma, dopo un controllo, si è scoperto che la ditta non aveva combinato praticamente nulla, a parte la pulizia dei terreni. Un po’ poco per intascare quasi mezzo milione di euro. Alla fine della giostra l’intervento programmato a Mandatoriccio non si farà. Resta la difficoltà di recuperare i soldi erogati, visto che gli inviti “bonari” della burocrazia non sono serviti a nulla. Chissà quante cose si possono fare con 450mila euro. In fondo per cambiare vita basterebbe così poco: un progetto che esista soltanto sulla carta e un aiutino della Regione. Sognare si può. Con la rivoluzione di Romeo, invece, i costruttori in ritardo possono scacciare gli incubi delle revoche dei finanziamenti. Meno male che la crisi, quando serve, c’è.  

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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