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IN PRIMO PIANO | «I precari non sono un bancomat elettorale»

LAMEZIA TERME «I precari calabresi sono sempre stati un bancomat elettorale per la politica. E le piega che ha preso la vertenza sugli lsu-lpu lo dimostra». Il dirigente regionale dell’Usb (Unione …

Pubblicato il: 09/01/2018 – 15:55
IN PRIMO PIANO | «I precari non sono un bancomat elettorale»

LAMEZIA TERME «I precari calabresi sono sempre stati un bancomat elettorale per la politica. E le piega che ha preso la vertenza sugli lsu-lpu lo dimostra». Il dirigente regionale dell’Usb (Unione sindacale di base) Aurelio Monte è reduce dall’ultimo incontro in Prefettura a Catanzaro. E racconta (l’intervista andrà in onda martedì sera alle 20 su l’altroCorriere tv – canale 211 del digitale terrestre) di una conclusione che non lascia proprio sperare per il meglio: «Ci siamo aggiornati alla convocazione di un tavolo da parte della Regione. E i tavoli sono la rovina della Calabria». Una frase inattesa da parte di un sindacalista: «Ma l’Usb è un sindacato diverso dagli altri, e non solo per la ritrosia nei confronti dei tavoli. Siamo meno istituzionali, vogliamo che i lavoratori si siedano assieme a noi nelle vertenze e ascoltino direttamente quello che si dice. Abbiamo meno filtri, e forse per questo non siamo molto amati dal governatore Oliverio». Oliverio non li convoca mai, «e non ascolta le nostre proposte forse perché le cose che vorremmo mettere in campo sono fattibili». Chissà se qualcuno ascolterà quello che hanno da dire sugli lsu-lpu: «Ai cinquanta sindaci che non hanno ancora firmato la proroga, all’Anci e alla Regione chiediamo di rivolgersi al governo in carica e chiedere rassicurazioni e spiegazioni sull’applicazione della legge Madia. Capiranno che non ci sono dubbi: i precari devono continuare a lavorare. E non per un favore, ma per un diritto sancito dalle norme nazionali. E vale a poco il tentativo ipotizzato dalla Regione, cioè quello di emanare una norma regionale che metta a posto le cose, ci sembra improponibile». Dietro le quinte dell’emergenza che riguarda 5.800 famiglie si muovono appetiti elettorali «e uno scontro politico che viene pagato soltanto dai lavoratori. Come sempre». Perché alla politica serve un bacino di consenso. 

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