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Droga, pizzerie e politica. I clan cosentini colonizzano il Veneto

COSENZA Il titolo in prima pagina de “Il Mattino di Padova” è: «Vigonza, provincia di Cosenza». L’occhiello: «Il comune diventato capitale delle ’ndrine nel padovano». La realtà geografica ovviamen…

Pubblicato il: 24/01/2018 – 17:24
Droga, pizzerie e politica. I clan cosentini colonizzano il Veneto

COSENZA Il titolo in prima pagina de “Il Mattino di Padova” è: «Vigonza, provincia di Cosenza». L’occhiello: «Il comune diventato capitale delle ’ndrine nel padovano». La realtà geografica ovviamente è diversa, Vigonza è una piccola città della provincia di Padova con all’incirca 22mila abitanti. Ma se c’è una cosa che l’operazione Stige, condotta dalla Dda di Catanzaro, ha palesato è che la geopolitica criminale della ’ndrangheta non ha confini e rotte circoscritte. Anzi, a Vigonza la ’ndrangheta è sbattuta in prima pagina subito dopo l’operazione “Fiore reciso” in cui dietro le sbarre e ai domiciliari sono finite 16 persone, 3 delle quali coinvolte in Stige. Molti dei finiti in manette sono calabresi.  

FIORE RECISO La Dia dà questo nome all’operazione perché al centro del disegno criminale c’è Antonio Bartucca, piccolo imprenditore nato a San Giovanni in Fiore nella provincia di Cosenza. Ma la cittadina silana è anche a metà strada con Crotone. Sulla città ionica si tessono le tele che arriveranno anche nel Padovano e permetteranno agli investigatori veneti di sgominare unire tutti i tasselli del puzzle. 

GLI UOMINI Alla conferenza stampa del 22 gennaio le forze dell’ordine chiariscono il disegno criminale. Alla lupara bianca d’Aspromonte si sostituiscono i colletti bianchi. Dirigenti, direttori di banca come nel caso della Banca Popolare di Vicenza e imprenditori pronti a fare carte false pur di racimolare migliaia di euro. Non a caso alle 16 persone tratte in arresto oltre alle case e alle autovetture è stato sequestrato un bottino da 800mila euro. Antonio Bartucca, ha un braccio destro: Giovanni Spadafora nato anche lui a San Giovanni in fiore che operava, riportano le cronache de “Il Mattino di Padova”, sotto la supervisione di Vincenzo Giglio, uomo che manteneva i contatti con Gaetano Aloe. Il ruolo di Aloe è fondamentale. Si tratta del proprietario della pizzeria “Il Gaglioppo” (tipico vitigno dell’area ionica calabrese, ndr). Nella pizzeria, che si trova nel Veneto, a riunirsi sono gli esponenti della cosca Farao-Marincola colpita duramente dall’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia catanzarese. 

ARMI E DROGA Per i sedici indagati l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti che consentono il riciclaggio e l’auto-riciclaggio di denaro. A questo si aggiunge anche il traffico e lo spaccio di stupefacenti. Nel video diffuso dalla Dia si vedono gli stupefacenti nascosti tra gli archivi dei documenti. Sono state ritrovate anche delle armi e delle cartucce. 

I GIARDINO Ad alimentare il mercato della droga è Antonio Giardino. Con lui Bartucca organizzava il traffico degli stupefacenti dalla Calabria. La famiglia Giardino arriva a Verona da Isola Capo Rizzuto. Il padre Domenico ha dieci figli e rapporti con tre “famiglie” ben note alle forze dell’ordine: i Nicoscia, gli Arena e i Capicchiano. Il loro arrivo in terra veneta non passa sotto traccia. Sono subito coinvolti nell’operazione “Clean Garden” come imputati con l’accusa di traffico di stupefacenti e furto. I “Crotonesi” tornano utili anche alle elezioni. Muovono i loro voti a favore di Marco Giorlo risultato tra i più votati e nominato assessore allo Sport. Questi voti permetteranno a Flavio Tosi di sedere per la seconda volta sulla poltrona di primo cittadino di Verona.

LA REPLICA Gli avvocati Roberto Coscia e Tiziano Sporito ci informano come, Antonio Giardino non è congiunto di Domenico Giardino, imprenditore nel settore delle costruzioni ferroviarie e loro assistito e come da nessun atto pubblico si riscontrano legami con la criminalità organizzata menzionate nell’articolo pubblicato (di cui sopra). Si tratta di un caso di omonimia con i coinvolti, per cui risulta la totale estraneità dei fatti all’operazione Fiore Reciso.

 

Michele Presta
redazione@corrierecal.it

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