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Crotone, il Comune chiede un'indagine sull'inquinamento a Papanice

CROTONE Il Comune di Crotone chiede l’avvio di un’indagine per definire la situazione ambientale di Papanice. La richiesta è stata avanzata, con una lettera disposta dagli uffici del settore Ambien…

Pubblicato il: 20/02/2018 – 14:56
Crotone, il Comune chiede un'indagine sull'inquinamento a Papanice

CROTONE Il Comune di Crotone chiede l’avvio di un’indagine per definire la situazione ambientale di Papanice. La richiesta è stata avanzata, con una lettera disposta dagli uffici del settore Ambiente del Comune, alla Regione Calabria, all’Azienda sanitaria provinciale e all’Arpacal. Il Comune ha deciso di determinarsi in seguito alla denuncia presentata da un gruppo di cittadini del quartiere-paese, relativamente alla puzza insopportabile che arriva nel centro abitato dalla discarica di Columbra, che si trova a poco più di un chilometro dalla struttura scolastica che, tutti i giorni, accoglie bambini e ragazzi di Papanice. Gli enti chiamati ad investigare dovranno, ognuno nell’ambito delle proprie competenze, effettuare verifiche sulla ricadute che potrebbero avere presunte fonti di inquinamento sulla salute dei cittadini. 
A porre il problema dell’incidenza del cancro tra la popolazione residente a Papanice è stato don Pasquale Aceto, giovane parroco della chiesa della Pietà. Don Pasquale ha iniziato a raccogliere le foto dei morti di cancro ed ha allestito una bacheca che tiene in chiesa e aggiorna ogni volta che si verificano decessi di parrocchiani riconducibili alla malattia. L’amministrazione comunale di Crotone, nella persona del vicesindaco, Antonella Cosentino, ieri ha firmato la lettera disposta dagli uffici del settore Ambiente e oggi le copie sono state recapitate ai destinatari. L’obiettivo è quello di verificare quanto incide la presenza della discarica di Columbra, di proprietà della società Sovreco (fratelli Vrenna), che ha avuto nel tempo una crescita esponenziale. La nascita della discarica risale al 2000, quando è stato chiuso l’impianto comunale di Farina. Nel 2004 c’è stato il primo consistente aumento della capienza con il riconoscimento di due impianti per lo smaltimento dei rifiuti. I settori sono anche due: un milione di metri cubi per accogliere rifiuti solidi urbani; un milione e mezzo di metri cubi destinati a rifiuti speciali (tossici e pericolosi). Il primo impianto si è subito esaurito, perché ha accolto Rsu provenienti da 69 comuni calabresi e in alcuni momenti anche dalla Campania. L’altro impianto è ancora attivo. Nel 2016 la Regione Calabria ha concesso un ampliamento, per la parte della discarica esaurita, di 2.260.000 metri cubi. Più del doppio dell’impianto avviato nel 2004. 
A provocare l’inquinamento a Papanice, comunque, potrebbero concorrere altre due fonti: le fogne a cielo aperto e una centrale a turbogas di oltre 800 megawatt di potenza che si trova a pochi chilometri dal paese-quartiere, nell’area industriale di Santa Domenica di Scandale. Nel 2007 è stato disposto un progetto per eliminare le fogne: sono stati stanziati 900mila euro a cui si sono aggiunti altri 623.794,44 euro nel 2010, ma senza alcun risultato. Gran parte di quelle fogne vanno a finire a valle del quartiere-paese, dove si producono grano ed ortaggi.

Gaetano Megna
redazione@corrierecal.it

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