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«Perché non sono più ministro? Forse il motivo non c'è»

Dalle dinamiche interne al governo Renzi (e alla giunta Oliverio) fino alle future, possibili larghe intese. La puntata de Lo Sfascio-Speciale elezioni, andata in onda questa venerdì sera su L’altr…

Pubblicato il: 24/02/2018 – 12:08
«Perché non sono più ministro? Forse il motivo non c'è»

Dalle dinamiche interne al governo Renzi (e alla giunta Oliverio) fino alle future, possibili larghe intese. La puntata de Lo Sfascio-Speciale elezioni, andata in onda questa venerdì sera su L’altroCorriere tv, ha regalato quello che comunemente si definisce un dibattito ad ampio raggio che, quantomeno, ha permesso ai telespettatori di rendersi conto delle distanze, non solo ideologiche, tra aspiranti deputati e senatori in campo per la partita politica che si giocherà il prossimo 4 marzo. Gli ospiti del programma condotto da Pietro Bellantoni sono Giuseppe Mangialavori (capolista al Senato di Fi), Maria Carmela Lanzetta (candidata del Pd nel proporzionale per il Senato), Anna Laura Orrico (maggioritario Camera a Cosenza con il M5S) e Caterina Forelli (capolista nei proporzionali Camera Nord e Sud con +Europa).
Con sulle spalle quasi un anno da ministro per gli Affari regionali nel governo Renzi, le prime domande sono tutte per Lanzetta, che si riaffaccia alla politica attiva dopo tre anni in cui era tornata a lavorare nella sua farmacia a Monasterace. Quando le si chiede perché è stata estromessa dal governo allora guidato dal leader del Pd, l’ex ministra risponde mantenendo l’aplomb e l’eleganza che anche gli avversari le riconoscono, ma non rinunciando a suggerire un sottotesto: «Sono amareggiata per com’è andata a finire. Il motivo per cui non sono più ministro? Forse non c’è». Una risposta garbata e ironica che però fornisce un assist a Mangialavori: «Ho apprezzato il lavoro da ministro di Lanzetta – ha commentato il forzista vibonese – ma è stata vittima di pessimi giochi di potere». Da quella esclusione al gran rifiuto al governatore Oliverio – che l’avrebbe voluta nella sua giunta – il passaggio è breve, ed è sempre l’interessata a spiegare le sue ragioni senza troppi infingimenti: «Avevo accettato perché l’idea di fare l’assessore alla Cultura nella mia regione mi piaceva moltissimo, poi ho saputo di indagini che lambivano qualche componente della giunta (il riferimento è a Nino De Gaetano, ndr) e ho rifiutato. Non mi sono affatto pentita».
E se da un lato Lanzetta ricorda il lavoro svolto in «un anno esaltante» al governo, dall’altro la sua alleata della lista +Europa, la tropeana Forelli, rivendica con orgoglio il background radicale: «Veniamo da decenni di impegno vero sui territori, in 50 anni tra di noi non c’è stato mai un corrotto, neanche indagato». Per Orrico, invece, è importante marcare una differenza dai suoi competitor sul territorio, ovvero Paolo Naccarato (centrodestra) e Giacomo Mancini jr. (centrosinistra): «Non appartengo a nessuna dinastia politica, altri sono invece alla quarta generazione. Sicuramente quello che raccoglierò sarà un voto libero». Mangialavori, invece, cerca di stuzzicare le interlocutrici del centrosinistra rivelando che «qualche candidato del Pd sui territori sta dando una mano alla lista di Emma Bonino», per poi lanciare una stoccata al rivale dem Bruno Censore, senza nominarlo, rispondendo a una domanda sulla Zes a Vibo Marina: «Sono felice se si rivelerà un’opportunità per il territorio, di certo ci sono molte cose ancora da chiarire. Comunque tra un po’ ci diranno che Vibo diventerà capitale d’Italia…».
Un altro dei temi caldi è quello sull’eventualità di larghe intese post-voto. Lanzetta specifica che «il presidente Mattarella saprà ben regolarsi affidando l’incarico. Ma è bello che ci siano differenze programmatiche e nessun accordo preconfenzionato. Ad ogni modo – ha chiarito – io non starei mai in un governo con Salvini e Meloni». Va oltre Mangialavori, che si dice «assolutamente sicuro che il centrodestra avrà la maggioranza per governare in autonomia». Orrico, invece, rivendica «la rigidità del M5s sul no ad alleanze con chi ha governato per decenni il Paese».
Forelli richiama infine l’attenzione sulla questione meridionale che, dice, «sembra essere sparita dall’agenda politica nazionale; il Sud potrà tornare centrale solo se comprendiamo che l’Europa non è un nostro nemico, e se mettiamo al primo posto l’ambiente e lo sviluppo sostenibile».

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