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Intercettazioni, un caso di Cosenza fa giurisprudenza

Per i giudici le difese hanno il diritto di ascoltare e ricevere tutti i documenti relativi ai loro assistiti. È la prima pronuncia della Cassazione sulla parte del codice recentemente riformato

Pubblicato il: 24/04/2018 – 18:05
Intercettazioni, un caso di Cosenza fa giurisprudenza

COSENZA Il tribunale di Cosenza non è nuovo a contribuire al mondo del diritto. Si sta celebrando nelle aule di giustizia un procedimento per abuso di ufficio a carico di Gianfranco Sole, Nicola Gallo, Luigi Mamone e Giuseppe Rende. Si tratta di ex dirigenti del comune di Rende, ma proprio su un’ordinanza accolta dal collegio giudicante si pronuncia la Corte di Cassazione dopo aver ricevuto il ricorso da parte della Procura. Nella sentenza si cristallizza come il diritto all’ascolto delle intercettazioni da parte del difensore deve essere assicurato. La sentenza numero 18082 è la prima nella quale la Suprema Corte riferisce sulla discussa revisione del codice di procedura penale sul punto. I cassazionisti hanno discusso del diritto della difesa ad ascoltare e ricevere copia delle intercettazioni in quanto il tribunale di Cosenza, aderendo alle richieste della difesa sollevate dall’avvocato Francesco Chiaia, aveva invece annullato il decreto del pubblico ministero con il quale era stata respinta la domanda degli avvocati di potere avere copia di tutti i file delle intercettazioni. Il Tribunale, di conseguenza, aveva disposto il rilascio delle copie al difensore. L’accusa però nel corso dell’ultima udienza aveva evidenziato al collegio giudicante il vizio di abnormità perché si sarebbe sostituito alla stessa accusa alla quale è affidata la gestione delle intercettazioni. Però anche i giudici della Cassazione vanno nella direzione dei colleghi in servizio a Cosenza, osservando che «rientra tra i poteri del giudice del dibattimento disporre il rilascio di copia degli atti e anche dei file delle conversazioni». In sentenza i giudici ribadiscono anche come la responsabilità delle intercettazioni deve essere ascritta al pubblico ministero reo di non aver attivato la procedura prevista dal codice, perdendo quindi il diritto a contestare il mancato rispetto delle fasi e della successione temporale previste dal medesimo articolo. Di conseguenza, non essendo stata celebrata l’udienza stralcio, tutte le intercettazioni disposte nel procedimento devono essere considerate come depositate agli atti.

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