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Bombardieri torna a casa: «Guerra ai soprusi della 'ndrangheta»

Il nuovo procuratore capo si insedia e chiarisce i contorni della “battaglia”: «Ancora oggi c’è chi dice che il problema è l’antimafia che frena l’economia». Il saluto di de Raho: «Continuare la lo…

Pubblicato il: 22/05/2018 – 16:07
Bombardieri torna a casa: «Guerra ai soprusi della 'ndrangheta»

REGGIO CALABRIA «Ho iniziato in questo distretto da gip a Locri, poi sono venuto da sostituto, adesso tornarci da capo è una grande responsabilità». Visibilmente emozionato, Giovanni Bombardieri prende per la prima volta la parola da procuratore capo di Reggio Calabria, in un’aula 13 gremita di colleghi dell’ufficio in cui arriva e di quello che ha lasciato, rappresentanti delle forze dell’ordine, personale amministrativo e delle cancellerie, avvocati, qualche amico e parente che si nasconde fra la folla. Giura da procuratore capo di fronte al collegio presieduto dalla presidente Maria Grazia Arena, con Natina Prattico e Patrizia Morabito a latere, poi – dopo gli interventi di saluto – si rivolge alla sala, cui comunica un programma preciso.
LOTTA CONTRO TUTTE LE ILLEGALITÀ «L’esigenza di legalità parte dalla tutela dei diritti, di tutti i diritti non solo dai soprusi della ‘ndrangheta. Questo farà il mio ufficio – annuncia – prestare attenzione alle vittime non solo della ‘ndrangheta, ma anche di ogni tipo di abuso». E al suo ufficio lo dice subito e in modo chiaro: in questa battaglia è necessario l’apporto della società civile, «dobbiamo avere la forza – afferma – di chiedere a tutti di non girarsi dall’altra parte. E per farlo dobbiamo essere credibili». E per il nuovo capo della procura di Reggio Calabria, questo significa sobrietà, generosità e sacrificio personale. «Noi – avverte – non cerchiamo consensi, il nostro unico scopo deve essere perseguire la legalità».
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PROGRAMMA DI GUERRA Una battaglia – da reggino, anzi da jonico, Bombardieri ne è cosciente – estremamente complicata in una terra non solo piegata da una storica e consolidata mafia che a Reggio ha la propria capitale, ma anche intossicata da sirene e falsi profeti che ancora oggi provano a mischiare le carte e nascondere il problema. «Ancora oggi – dice Bombardieri – c’è chi sostiene che il problema non sia la criminalità organizzata, ma la lotta alla criminalità organizzata perché toglierebbe spazio all’economia, al lavoro, alla libertà personale dei singoli. Ma la verità – tuona – è scritta nelle carte dei processi» e parla di una città e di una provincia da troppi anni messa in ginocchio da una ‘ndrangheta feroce, che ha saputo nascondersi ma non ha smesso di avvelenare la terra in cui radica.
FALSI PROFETI «Noi vogliamo essere un punto di riferimento per la popolazione che vuole liberarsi da questo giogo» dice Bombardieri, ai magistrati dell’Ufficio – aggiunti e sostituti – che da tempo attendevano l’arrivo di un procuratore, come ai colleghi di Catanzaro che lo hanno voluto accompagnare nel giorno dell’insediamento, ma anche ai colleghi della Direzione nazionale antimafia presenti, Federico Cafiero de Raho, che della superprocura antimafia è il capo, e Luca Palamara. In platea c’è anche Gratteri, ieri suo coordinatore, da oggi interlocutore privilegiato nella costruzione di una strategia di contrasto che vuole e deve essere regionale. «Reggio e Catanzaro – afferma – hanno bisogno di sentire vicine le istituzioni, di avere i mezzi anche materiali per affrontare questo fenomeno. La nostra deve essere un’azione continua e sistematica, non episodica, per non lasciare spazio e possibilità ad ogni forma di criminalità di emergere».
OBIETTIVO BORGHESIA MAFIOSA Una “lezione” che anche Cafiero de Raho ha appreso nei suoi anni da procuratore e che non ha dimenticato adesso che è in Dna. Anzi, forse è divenuta presupposto di un approccio nuovo, che sembra dare alla lotta alla ‘ndrangheta priorità strategica. «Quando ho l’occasione di tornare qui ho l’impressione di non essere mai andato via anche perché Reggio Calabria compare sempre negli atti che quotidianamente esamino alla procura nazionale. La ‘ndrangheta non è una banda con coppola e fucile, ma il commercialista, il professionista, l’avvocato, l’appartenente alle istituzioni, quella borghesia mafiosa e quella parte delle istituzioni che consente alla ‘ndrangheta di continuare a essere forte». Per questo – afferma de Raho – «l’emergenza ‘ndrangheta è un’emergenza dello Stato italiano».
SQUADRA STATO Nessuno – né Cafiero, né gli altri che sono intervenuti dopo di lui – lo nasconde. Quella contro i clan è una battaglia difficile, complicata, lunga. Per questo – continua il numero 1 della Dna – «la prima raccomandazione che mi sento di fare è quella di mantenere il senso della squadra che qui c’è sempre stato, mantenere il legame affettivo con questa terra e lasciarsi condurre dalle emozioni, quindi sentire la sofferenza degli altri come propria sofferenza». Per intercettarla – assicurano il procuratore generale della Corte d’appello, Bernardo Petralia, il presidente Luciano Gerardis, il prefetto Michele di Bari, la squadra Stato da tempo ha imparato a lavorare insieme e ha il proposito di farlo. Adesso tocca solo iniziare a lavorare. E tutti sembrano ansiosi di farlo.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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