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«Scopelliti ucciso per fare un favore a Riina»

Il pentito Onorato testimonia nel processo “’Ndrangheta stragista”: «A occuparsi dell’omicidio del giudice di Cassazione furono i Piromalli e i Mancuso». Dettagli anche sui rapporti con il mondo po…

Pubblicato il: 13/07/2018 – 14:24
«Scopelliti ucciso per fare un favore a Riina»

REGGIO CALABRIA «L’omicidio del giudice Scopelliti è stato un favore che la‘ndrangheta ha fatto a Cosa Nostra». È chiaro e netto il pentito Francesco Onorato nell’indicare il quadro in cui è maturata la decisione di uccidere il giudice calabrese della Suprema Corte, che quell’estate stava studiando i faldoni per rappresentare l’accusa nel maxiprocesso contro la mafia siciliana che di lì a qualche mese sarebbe stato celebrato in Cassazione.
UN FAVORE AI CUGINI SICILIANI Ascoltato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo nel processo “’Ndrangheta stragista”, Onorato specifica: «Non so chi sia stato l’esecutore materiale, ma so che è un favore fatto per volere di Salvatore Riina e della commissione». Ad occuparsene spiega, sono stati «i calabresi, ossia i referenti che erano le famiglie Piromalli e Mancuso».  Sono stati loro a ereditare il ruolo che era stato di don Paolino De Stefano. «I referenti di Cosa Nostra erano Peppe Piromalli e, anche Luigi Mancuso, i referenti di Cosa Nostra in Calabria. Quando dico referenti intendo dire che facevano parte di Cosa Nostra, significava che ci si consultava, ci si scambiava favori, anche omicidi».
«NON TUTTE LE FAMIGLIE SONO UGUALI» Due famiglie che qualche ora prima, il collaboratore calabrese Giuseppe Morano ha collocato fra i clan d’élite della ‘ndrangheta reggina. «Non tutti sono uguali, ci sono famiglie più importanti e famiglie meno importanti. Alcune si occupano dei territori, dei rituali, altre quelle più importanti non hanno tempo per queste cose e non ne hanno necessità». E nessuno spiega ha mai osato mettere in discussione la loro autorità. «Loro – dice il collaboratore – si occupavano di cose diverse». Ed erano loro ad avere i contatti con la Sicilia.
LA RIUNIONE DI VIBO Nell’87 – ricorda il pentito Onorato, a riscontro di quanto detto da Morano prima di lui – «c’è stata una riunione fra Cosa nostra e ‘ndrangheta a Vibo Valentia, dai Mancuso. Tutte le volte che andavamo in Calabria ci riempivano l’auto di soppressate, ‘nduja e peperoncino». Incontri di cui Onorato era autorizzato a sapere per il ruolo che ricopriva fra i clan siciliani.
VECCHI E NUOVI REFERENTI Di Cosa Nostra era killer importante e di fiducia, ritenuto tanto affidabile da essere incaricato di sparare contro Salvo Lima, parlamentare siciliano della Democrazia Cristiana, ucciso nel 1992 «perché non aveva mantenuto gli impegni per quanto riguardava la sentenza del maxi processo».
Qualche anno dopo, i referenti politici delle mafie sarebbero cambiati. «I nuovi erano Berlusconi e Dell’Utri – afferma il collaboratore –. Si parlava di votare Berlusconi che poi si interessava della nostra situazione». E della modifica del 41 bis.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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