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Catanzaro dice addio al suo "leone" socialista

Commozione ai funerali di Mario Casalinuovo, primo presidente del consiglio regionale ed ex ministro. Il figlio Aldo: «Mio padre non ha mai derogato dai suoi valori»

Pubblicato il: 14/07/2018 – 19:28
Catanzaro dice addio al suo "leone" socialista

CATANZARO Traboccava di commozione, la Chiesa del Rosario di Catanzaro, come traboccava il cuore di tanti catanzaresi, famosi e non, che hanno sfidato il caldo di un lungo week end estivo per accompagnare l’ultimo grande viaggio di Mario Casalinuovo, leader socialista, ministro, primo presidente del consiglio regionale della Calabria, avvocato grande principe del foro, giornalista e “bussola”, soprattutto morale, di tante generazioni di politici calabresi.
UNA STORIA DEL ‘900 E protagonista di una storia, una grande storia, di quelle che non ce ne sono più, una storia che ha attraversato, anche con grande dolore personale ma sempre a testa alta, tutto il ‘900 con il suo carico di miserie (tante) e nobiltà (pochine). Mario Casalinuovo era poco più che ventenne quando venne internato dai nazisti in un campo di lavoro in Austria: un’esperienza che avrebbe devastato chiunque, non Mario Casalinuovo, che da quel dramma prenderà la forza per entrare in politica e marcarla con i suoi tratti distinti, dai quali non derogherà mai. La passione ma anche il rigore, l’anelito per la difesa della Costituzione che è poi difesa di tutto quello che siamo (libertà, uguaglianza, giustizia) e per le fasce più deboli della popolazione. «Hai presente Sandro Pertini? Mario Casalinuovo era di quella pasta», sussurra con le lacrime agli occhi un vecchio dirigente socialista che, come tanti e fino all’altro ieri, da Casalinuovo ancora andava in muta processione per ricevere lezioni di politica, e non solo di politica.
IL RIFORMISMO SOCIALISTA Casalinuovo incarnava il riformismo nel senso pieno e concreto della parola, quel riformismo del quale ha impregnato – lui che è stato il primo presidente del Consiglio regionale della Calabria nei tumultuosi inizi degli anni 70 – lo Statuto della Regione e tutti i suoi grandi traguardi politici: sottosegretario ai Lavori pubblici e poi ministro dei Trasporti nei governi Spadolini e Fanfani, un altro “leone” socialista in un contesto di grandi socialisti calabresi (e italiani) come Giacomo Mancini o Cecchino Principe, giusto per fare esempi che possano capire tutti. Quel riformismo che è anche orizzonte politico, capacità di guardare laddove quasi nessuno sa guardare o ha il coraggio di guardare: il Psi finisce ma l’idea socialista non finisce mai e Mario Casalinuovo – come dirà al figlio Aldo e come il figlio Aldo ricorderà nel tenero ricordo dei funerali – mai la abbandonerà, lottando per questo fin quando ne ha avuto la forza. Ma come tutti i veri riformisti Casalinuovo sapeva andare oltre, battendosi non solo per l’unità dei socialisti dopo la struggente diaspora degli anni ’90 ma anche per l’unità di tutta la sinistra: due grandi obiettivi che la pochezza degli “eredi” del Garofano e anche della falce e martello ha impedito che si realizzassero, e infatti Casalinuovo, al quale non difettavano la franchezza e anche la durezza, non perdeva occasione per strigliare i “compagni che sbagliavano”, gli ex socialisti ma anche gli ex comunisti. E Dio sa quanto aveva ragione, a vedere i tempi di oggi. Ma Casalinuovo poteva permettersi di dire quello che pensava senza dove dare conto a chicchessia: era un diritto che si era conquistato sul campo. Come anche la venerazione della quale Casalinuovo era circondato nell’ambiente forense: grande avvocato di una famiglia di grandi avvocati, e studioso raffinato tanto da far parte, dal 1974 al 1979, della Commissione ministeriale per la riforma del codice di procedura penale presieduta dal professore Giandomenico Pisapia.
COMMOZIONE AI FUNERALI E tutto questo, tutta questa grande bella storia che è un affresco politico ma anche umano hanno fatto da quinta ai commoventi funerali di Mario Casalinuovo. Il momento più toccante dei funerali di Casalinuovo, che si sono svolti nella Chiesa del Rosario di Catanzaro particolarmente affollata, è stato il ricordo di uno dei figli, Aldo, anch’egli avvocato con esperienze in politica. «Mio padre – dice Aldo – ha sempre saputo reagire alle tante avversità della vita, che fin da giovane l’hanno rincorso, basti pensare che aveva poco più di venti anni quando è stato internato in un campo nazista in Austria.  Per noi è stata sempre una guida e un punto di riferimento. La politica poi è stata la sua grande passione, che ha servito non declinando mai dai suoi valori anche quando era difficile farlo, e non facendosi incantare da ondate come quelle di questi tempi: diceva infatti – conclude Aldo Casalinuovo – che sarebbe morto socialista “perché è la mia idea di quand’ero ragazzo”». Nella sua omelia, il parroco della Chiesa del Rosario, don Andrea Perrelli, ricorda i tratti salienti della personalità di Mario Casalinuovo: l’umanità, il rigore morale, la sobrietà, l’amore per gli ideali di libertà e uguaglianza. Ai funerali il Comune, la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria rendono omaggio a Casalinuovo con la partecipazione del gonfalone e con la presenza, rispettivamente, del sindaco Sergio Abramo e dei presidenti Enzo Bruno e Mario Oliverio, che, al termine delle esequie, si intrattiene qualche istante con i figli Aldo e Giuseppina (un altro figlio da tempo non c’è più) evidenziando «l’impegno straordinario di vostro padre per la Calabria». Molti infine gli esponenti politici ex Psi ma anche ex Dc ed ex Pci che, insieme a tanti cittadini catanzaresi, hanno voluto rendere omaggio a Mario Casalinuovo e ai suoi familiari.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it

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