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La tendopoli nel deserto dei diritti umani

Tra le baracche di San Ferdinando il tempo si misura sulle tragedie. Mentre il governo cancella l’accoglienza. E una bomba sociale può esplodere

Pubblicato il: 01/01/2019 – 11:08
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La tendopoli nel deserto dei diritti umani
Vi proponiamo la sintesi di uno dei servizi pubblicati sul nostro speciale di fine anno. L’articolo integrale, firmato da Alessia Candito, è sul Corriere della Calabria: lo trovate ancora in edicola. Ola degna di uno stadio, applausi, pacche sulle spalle. Per l’approvazione del decreto sicurezza l’ala destra di Montecitorio è esplosa come una curva per un gol al 90esimo. Faceva freddo a Crotone quando Faith, Yousuf e la loro bimba di sei mesi, insieme ad altre 23 persone, sono stati costretti a lasciare il Cara di Isola Capo Rizzuto. I richiedenti asilo con permesso di soggiorno umanitario, con l’entrata in vigore del nuovo decreto, possono restare sul territorio italiano, ma non hanno più diritto a ricevere accoglienza e assistenza. Faceva freddo a San Ferdinando la notte in cui il diciottenne Suruwa Jaiteh ha perso la vita a causa di un braciere. È morto come rischiano di morire gli oltre 3mila abitanti della baraccopoli. Stanno “temporaneamente” lì da quasi otto anni. Anno dopo anno, le loro braccia continuano a essere il motore vero dell’economia della Piana. Ma nonostante le tante operazioni anticaporalato, le denunce e le sanzioni, nei campi si continua a lavorare a un euro a cassetta.
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