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Bonisoli a Cosenza: «I soldi ci sono, ma non per amici e parenti»

Il ministro fa il punto sui fondi per il centro storico. «Ho cambiato la mia agenda perché c’era il Cdm sul reddito di cittadinanza» – VIDEO

Pubblicato il: 18/01/2019 – 16:32
Bonisoli a Cosenza: «I soldi ci sono, ma non per amici e parenti»

COSENZA Alberto Bonisoli è delicatamente cinico. Nelle risposte e negli atteggiamenti, sa quello che deve dire e che chi lo sente vuole sentirsi dire, ma lo dice a poco a poco, con un misurino verbale che non fa altro che accrescere le attese di chi, nella sede dell’Accademia Cosentina all’interno della Biblioteca Civica, aspetta che dal ministro dei Beni culturali arrivi una risposta concreta sul centro storico di Cosenza. «Effettivamente questa dell’ovovia mi sembra una bella idea», dice sarcasticamente, «badate dico che mi piace per evitare altre polemiche. Anzi dico che mi piace e che potrebbe essere sbagliato costruirla». E così chiude la questione sulle critiche e l’accusa di sgarbo istituzionale di cui sarebbe colpevole secondo il sindaco Mario Occhiuto e i forzisti calabresi: «Ho cambiato tre volte la mia agenda in base a quello che era il programma del Consiglio dei ministri». Quello in cui si è approvato il reddito di cittadinanza. «Avevo quella priorità, ma ho voluto mantenere la tappa di Cosenza. Io sono venuto solo a fare una passeggiata nel centro storico, non ho ricevuto nessuna pressione né ingerenza. In città – dice Bonisoli – dovranno essere fatti degli investimenti e devo capire qui che tipo di domande fare per realizzare dei progetti che siano utili nel futuro prossimo e non solo per la città».
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BRUZIA ME GENUIT «Ho contato 18 associazioni sul territorio, ma quanti siete?». Il ministro è sorpreso dai saluti e omaggi che gli vengono portati (sale contro il malocchio e peperoncini piccanti). Dopo i saluti del professore Leopordo Conforti, dominus dell’Accademia Cosentina, al ministro sono arrivate le istanze di Gilda De Caro, Stefano Catanzariti, Fabio Gallo, Micaela Filicetti Giulia Riani e Domenico Gimigliano. «Apprezzo quello che mi avete detto – dice Bonisoli – ed è per questo che penso che il centro storico di Cosenza sia una opportunità. Ha tutte le carte in regola da un punto di vista strutturale e turistico. C’è bisogno di un intervento sistematico, non possiamo fare una cosa e poi lasciarla lì in balia del tempo. Dobbiamo ragionare sull’urbanistica ed investire sul racconto del patrimonio culturale che c’è a Cosenza». Finge di non essere informato sui fatti, ma traspare dalle parole di Bonisoli di aver sentito parlare di Cosenza dagli esponenti del Movimento 5 stelle. «I fondi del Cipe saranno investiti. Ma non saranno soldi che daremo per far lavorare gli amici e i parenti. Se recuperiamo un’opera ed intorno c’è sciattume non si è fatto un buon lavoro». Poi in modo velato aggiunge: «Non basta far fare un progetto ad una persona famosa per renderlo utile, si fa una bella inaugurazione e poi rimane un’opera non funzionale», l’applauso è forte ed il ponte di San Francesco disegnato da Santiago Calatrava è bell’è criticato.
MORRA E CORRADO VS OCCHIUTO Deputati e senatori pentastellati. Alla “civica” ci sono tutti. Alessandro Melicchio, Anna Laura Orrico e Massimo Misiti sono seduti in platea. Nicola Morra e Margherita Corrado fanno da corazzieri al ministro. «Cosenza soffre di un problema decisivo che si chiama mancanza di amor proprio ed è svenduta dagli stessi cosentini – dice Morra –. Questa città deve recuperare dignità e non accettare il degrado che la circonda». Nello specifico, la senatrice-archeologa Corrado ritorna sul campo di battaglia che la vede fronteggiarsi con Occhiuto. Fatta la sinossi storico-culturale sull’importanza del centro storico poi si dedica a quello di Cosenza. «So che il sindaco si esalta molto quando sente parlare di tesoro, ma non vi parlo di quello di Alarico, ma di quello custodito nella città storica di Cosenza. Un tesoro enorme in termini di capitale umano e beni culturali. Dobbiamo difendere la città di Cosenza e difendere le sue origini, non permettendo che si costruiscano strutture (il riferimento è esplicito al museo di Alarico ai piedi di corso Telesio) che non hanno nessuna attinenza con la città e che non fanno altro che disperdere il cromosoma del Dna cittadino».

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it

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