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«Le grandi manovre dei partiti di governo»

di Franco Scrima*

Pubblicato il: 21/01/2019 – 11:20
«Le grandi manovre dei partiti di governo»

Prove tecniche di intesa tra il Partito democratico e la Lega. Dopo essere stati comito a gomito a Torino nella manifestazione “Si Tav”, i consiglieri regionali del Pd lombardo di fede renziana, si sono resi promotori di una mozione alla Giunta perché solleciti il Governo nazionale a realizzare la Tav. Neanche a dirlo la mozione è passata anche con i voti della Lega, cioè dello stesso “movimento” che governa il Paese e il cui alleato, il Movimento 5 Stelle, sostiene che l’opera può essere realizzata a condizione che l’esame dei costi e dei benefici sia favorevole; bisogna cioè capire se la spesa da sostenere produrrà risultati positivi. Nulla di trascendentale, è quanto un buon padre di famiglia fa prima di affrontare una spesa straordinaria. Ma nel triangolo industriale del Nord da questo orecchio non ci vogliono sentire; non solo perché ritengono l’indagine superflua, quanto perché “qualcuno” ha già deciso che il tunnel deve essere realizzato e amen. Costi quel che costi.
Né deve illudere il recente messaggio del ministro con la divisa il quale, dopo aver partecipato “urbi et orbi” di essere favorevole alla Tav, è venuto a più miti consigli con gli alleati presso i quali ha sostenuto che «si può rivedere il progetto, ma a condizioni che il tunnel si faccia».
Secondo qualcuno è come se Salvini abbia voluto lanciare un’ “opa” sul Partito democratico insieme al quale ipotizzare futuri scenari che vanno oltre la Torino-Lione; successivamente c’è stata anche la partecipazione alla cena organizzata dall’ala renziana che ancora occupa il Nazzareno.
È pur vero che in politica non ci sono comportamenti che possono suscitare meraviglia. La storia insegna che in quell’ambiente tutto è possibile a condizione che sia voluto, programmato e condiviso. Avere firmato un contratto di governo non significa niente. Semmai serve a delineare meglio il compagno di viaggio il quale, bisogna riconoscere che non si ferma davanti a niente pur di fare aumentare il consenso per il suo movimento. Dopo il mese di maggio, data in cui scade il “contratto di governo”, si guarderà intorno e se i numeri gli daranno ragione partirà la lettera di ben servito, senza neppure i 15 giorni di preavviso. Ma se il Movimento 5 Stelle otterrà un successo alle Europee, Salvini e soci saranno costretti ad abbozzare tentando di coinvolgere Di Maio in alleanze innaturali.
Per il capo politico dei 5 Stelle a quel punto non ci saranno alternative se non vuole rimanere triturato dai meccanismi del “sovranismo” (e poco importa se solo nazionale o europeo) dovrà comunque fare una scelta: sciogliere l’intesa o governare con la Lega e forse anche con Forza Italia se Berlusconi riuscirà a farsi eleggere al Parlamento europeo.
Certo per i 5 Stelle saranno giornate di forte tensione dopo le Europee. C’è chi sostiene che la cosiddetta “Ala movimentista” sarebbe pronta a presentare il conto a Di Maio, pena persino l’uscita dal Movimento. Ma anche dentro la Lega le acque sono agitate per Salvini al quale dalla “Padania” non perdonano di aver lasciato che gli alleati portassero a casa il “reddito di cittadinanza” che a loro dire serve solo ai “terroni” che non hanno voglia di lavorare.
Se Atene piange, Sparta non ride. Se ne deduce che, ancora una volta, il quoziente intellettivo dei meridionali ha superato ogni forma di razionalità, specie di quanti continuano a ritenere che il metro del giudizio sia riposto esclusivamente nella disponibilità finanziaria di ciascuno.

*giornalista

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