«Sei la vita mia», poi l’appuntamento a Rosarno. Così la droga dalla Calabria arrivava a Palermo
Nell’ordinanza del gip di Palermo il ruolo attribuito ad un 31enne di Polistena, indicato come uno dei fornitori calabresi collegati al gruppo palermitano

LAMEZIA TERME «Sei la vita mia, a posto, non parlare più… ti voglio bene sempre assai». «(…) ti dico di presenza però… o sono cinquanta e cinquanta o sessanta…». C’è anche questa conversazione negli atti dell’inchiesta che, questa mattina, ha portato all’arresto di 26 persone su ordine del gip di Palermo, Lirio G. F. Conti. Il dialogo intercettato ha come protagonisti Antonino La Mattina e Antonio Galatà. Il primo, 34enne di Palermo, è considerato un sottoposto di Gabriele Pedalino, figlio di Francesco e nipote dello storico uomo d’onore Salvatore Profeta, e a capo del gruppo criminale che, attraverso più canali di approvvigionamento, avrebbe importato nel capoluogo siciliano diversi quantitativi di droga, soprattutto cocaina. Il secondo, invece, è un 31enne di Polistena, tra gli indagati dell’inchiesta e indicato negli atti come uno dei fornitori calabresi collegati a La Mattina, per il quale però il gip non ha previsto alcuna misura in questa fase preliminare dell’indagine.
L’indagine
L’operazione nasce da una indagine coordinata dalla Dda di Palermo, diretta dal procuratore Maurizio de Lucia, e condotta dalla Squadra Mobile e dal Ros dei carabinieri. Secondo l’impostazione accusatoria, nel capoluogo siciliano avrebbero operato più gruppi dediti all’importazione e allo smercio di droga, soprattutto cocaina, con basi nei quartieri di Villagrazia, Santa Maria di Gesù e Villaggio Santa Rosalia. Canali di approvvigionamento che, secondo gli investigatori, passavano anche dalla Calabria e dalla Campania. È dentro questo quadro che si inserisce il ruolo attribuito ad Antonio Galatà, indicato negli atti come uno dei fornitori calabresi collegati al gruppo palermitano.
Le forniture dalla Calabria
Dalla conversazione intercettata, secondo quanto riporta il gip nell’ordinanza, sarebbe emerso un accordo «finalizzato alla fornitura di droga» da parte di Galatà e che avrebbe dovuto concludersi il sabato successivo, a Rosarno, in Calabria. Ed effettivamente, come ricostruito dagli inquirenti, il 30 novembre 2024 «La Mattina e Galatà si sarebbero sentiti per concludere l’affare», con il primo che, in videochiamata, gli mostra anche dei biglietti manoscritti «preannunciando l’arrivo entro “20 minuti” presso il “solito ristorante”» dove avrebbe dovuto incontrare il corriere, annota ancora il gip nell’ordinanza. «(…) ora sei arrivato tu vita? Sempre la solita macchina hai tu?» chiede La Mattina al calabrese, che replica: «(…) io sono fermo perché è chiuso… sono frontale». «Ok dice, ora tu viri spuntari!», conclude il palermitano.
L’incontro a Rosarno
Come ricostruito dagli inquirenti e riportato dal gip nell’ordinanza, quella stessa mattina seguivano altre videochiamate tra La Mattina e Galatà, nel corso delle quali quest’ultimo «dava indicazioni relative al percorso da seguire per raggiungere il punto d’incontro», mostrando anche un’immagine del luogo in cui era fermo in attesa, affinché il primo «potesse mostrarle al corriere». Dalle immagini, la polizia giudiziaria sarebbe riuscita a individuare il luogo della consegna a Rosarno. I successivi contatti tra i due, secondo la ricostruzione accolta dal gip, avrebbero poi consentito di ritenere che l’incontro fosse effettivamente avvenuto e che la consegna della droga fosse andata a buon fine. Non a caso, osserva il giudice, «ove non vi fosse stata effettivamente una consegna, non ci sarebbe stata ragione di porre in essere la trasferta». (g.curcio@corrierecal.it)
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