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«Le piroette di Salvini e il Sud dimenticato»

di Franco Scrima*

Pubblicato il: 04/02/2019 – 10:21
«Le piroette di Salvini e il Sud dimenticato»

Salvini sarebbe stato un ottimo “ispiratore” di Giuseppe Verdi per musicare il Rigoletto in una versione al maschile: «la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero». Dunque l’uomo al posto della donna e il giuoco sarebbe stato fatto. Per il resto tutto sembra combaciare: il duca di Mantova che riflette sulla vacuità e imperscrutabilità della donna vista, appunto, “qual piuma al vento” perché suscettibile di cambiamenti tanto nei pensieri quanto nelle parole al primo mutare degli eventi.
Ed eccoci ai giorni nostri. Per il ministro è stato sufficiente che un magistrato si sia interessato a lui, perché passasse da un deciso «non voglio aiuti», ad un laconico «il Senato voti contro l’autorizzazione a procedere». L’uomo che ci aveva abituati ad un eccessivo uso dell’”io”, che si mostrava come determinato e sicuro d’un tratto mette in mostra l’altra faccia della medaglia, quella probabilmente vera, per chiedere solidarietà ai colleghi senatori perché rispondano con un “No” alla richiesta fatta dalla magistratura che lo vuole processare. Probabilmente gli sono stati fatti notare i rischi che correrebbe se fosse costretto a presentarsi davanti ai giudici.
Quanto all’accusa, Salvini conta sul Governo disposto a sostenere che la decisione di non far sbarcare gli extracomunitari dalla nave della Marina Militare “Diciotti” fu presa collegialmente del presidente del Consiglio e dai ministri. È questa la linea che il Governo sembra voler percorrere per rispondere al Tribunale dei Ministri di Catania che ipotizza per il Ministro i reati di sequestro di persona e di abuso d’ufficio. Due accuse che, se provate, potrebbero anche costare a Salvini una condanna tale da determinarne la decadenza. Una scelta alternativa, compreso il “No” del Senato, sarebbe invece da considerare come un toccasana sia perché il processo non si farebbe, sia perché la vicenda potrebbe divenire un escamotage per farlo passare per vittima sacrificale. Il ministro dell’Interno avrebbe dovuto subire l’onta del sospetto, quando invece è stato l’esecutore di una decisione politica della maggioranza.
Cosa comporterebbe spostare l’obiettivo da Salvini sul Governo? Soprattutto a dare un’arma al Senato per “bocciare” l’autorizzazione a procedere e, nel contempo, far sapere che le responsabilità sono collegiali; il che non significherebbe “mal comune mezzo gaudio”, ma chiudere la partita.
Dal punto di vista politico, invece, si vanificherebbe la più o meno velata minaccia di una crisi di governo. E ciò è motivo per far riflettere più di un deputato quando si dovrà decidere se votare per non concedere l’autorizzazione o andarsene a casa. Si capisce che non si tratta né di congetture, né di ipotesi. Lo ha già detto un deputato della Lega: «Se la magistratura vuole essere una “Ong” del Partito democratico non possiamo accettare che il Movimento 5 Stelle compia un passo indietro nel rapporto con la Lega. Per noi i porti sono chiusi sia per le “Ong” degli immigrati sia per le “Ong” del Pd». Parabola significa che, se si sceglie di processare Salvini, la maggioranza sarà destinata a sciogliersi. Un avvertimento chiaro, a meno che non si scelga l’altra strada e cioè che la decisione di bloccare i migranti sulla nave “Diciotti” è stata del Governo. Salvini ne avrebbe approfittato per farsi un po’ di campagna elettorale considerato che tutte le volte che affronta questo argomento aumentano le intenzioni di voto per la Lega.
Non parla mai delle problematiche di cui soffre il Sud. Non un riferimento alla Sanità nonostante si vivano condizioni spesso disperate. Non parla della mancata crescita del Mezzogiorno. Non cita mai la Calabria nonostante sia stato eletto in questa regione. Di essa dice di conoscere ogni cosa, a cominciare dalle condizioni di vita per finire alla politica. Sarebbe sufficiente che dimostrasse la stessa attenzione che pone quando si tratta di avversare i clandestini. Nel suo programma di ministro dell’Interno non c’è riferimento ad una seria lotta alla criminalità organizzata che costituisce una vera piaga per la regione. Il “Pacchetto Sud” stilato dalla ministra per il Mezzogiorno che prevede impulso agli investimenti, anche a quelli privati, continua a rimanere nel cassetto del ministro. Eppure esso contempla misure importanti che vanno dalla decontribuzioni sulle assunzioni a tempo indeterminato al potenziamento del credito d’imposta sugli investimenti privati con agevolazioni del 10 per cento per le grandi imprese e fino al 45 per le piccole che acquistano beni strumentali; il 34 per cento degli investimenti da destinare al Sud fatti anche dall’Anas e dalle Ferrovie dello Stato; 8.060 euro di incentivi per le assunzioni stabili di giovani e over 35 disoccupati almeno da sei mesi.

*giornalista

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