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Ribaltata la sentenza sul delitto Di Leo, assolto 38enne

La decisione della Corte d’appello di Catanzaro riguarda Francesco Fortuna. Era accusato dell’omicidio avvenuto nel 2004 nel Vibonese

Pubblicato il: 27/02/2019 – 17:21
Ribaltata la sentenza sul delitto Di Leo, assolto 38enne

CATANZARO Saranno le motivazioni della sentenza, previste tra 90 giorni, a stabilire per quali ragioni la Corte d’assise d’appello di Catanzaro abbia deciso di assolvere, per non aver commesso il fatto, Francesco Fortuna, 38 anni, condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Domenico Di Leo. La vittima, all’epoca 47enne, fu uccisa a luglio 2004 a Sant’Onofrio in un agguato a colpi di fucile e kalashnikov. Ad incastrare Fortuna era stato un guanto di lattice trovato sul luogo del delitto sul quale era stato riscontrato il suo Dna. E ad accusare il 38enne era stato anche il pentito vibonese Andrea Mantella che ha confessato di aver fatto parte del commando (con il ruolo di autista) che eliminò la vittima. Il delitto, secondo le indagini, sarebbe maturato al culmine di contrasti sulle modalità di gestione dell’area industriale di Maierato, centro limitrofo a Sant’Onofrio, entrambi confinanti con Vibo Valentia. Un delitto deciso all’interno della cosca Bonavota perché – stando alle dichiarazioni di Mantella – Di Leo tentava di creare uno spazio autonomo all’interno del clan, aveva avuto incomprensioni con uno dei Bonavota per una relazione sentimentale con una parente di Di Leo, e vi erano stati una serie di attentati non autorizzati che il clan aveva attribuito alla vittima. I giudici d’appello hanno accolto le tesi degli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano i quali hanno impostato la linea difensiva mettendo in dubbio sia la credibilità del collaboratore di giustizia che la correttezza utilizzata nel 2004 nel trattare il reperto contenente una particella con il Dna di Fortuna. Nel corso delle udienze di secondo grado è stato riconvocato il perito che fece le analisi all’epoca. Le tesi difensive hanno dunque prevalso su quelle dell’accusa che aveva chiesto la conferma a 30 anni di reclusione per il 38enne. Ma per conoscere le ragioni della Corte bisognerà aspettare i canonici 90 giorni.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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