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Appalti milionari senza pagare i debiti. Le accuse della Procura a De Marco (e figlio)
Gli investigatori raccontano l’operazione che ha portato all’arresto del sindaco di Mayerà. Bruni: «Appoggiamo l’imprenditoria sana». Grazioli: «Approfondimenti sulle procedure fallimentari»
Pubblicato il: 04/04/2019 – 13:10
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di Michele Presta
PAOLA Il pericolo di reiterazione del reato giustifica la custodia cautelare in carcere per il sindaco di Maierà Giacomo de Marco e il figlio Gino. Il gip del tribunale di Paola Maria Grazia Elia ha accolto le richieste avanzate dalla Procura coordinata da Pier Paolo Bruni perché «le modalità dell’azione delittuosa sono sintomatiche di un comportamento non occasionale e sintomatiche di una propensione a delinquere degli indagati». Per questo motivo padre e figlio finiscono in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta e l’accusa di autoriciclaggio. Debiti con i fornitori e con l’erario che in base alle indagini condotte dai finanzieri della tenenza di Scalea non sarebbero stati onorati attraverso una serie di artifici sui bilanci e contratti simulati. Le fiamme gialle hanno sequestrato circa 1,5 milioni di euro in quote societarie, rapporti finanziari beni immobili e immobili. «Questa è una vicenda complessa – spiega Bruni – ma è importante perché con questo tipo di attività si cerca di dare appoggio a quella imprenditoria sana che onora i propri debiti e opera in totale trasparenza. E non c’è dubbio che nei confronti delle società che operano in spregio alla legge sono totalmente svantaggiate».
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CASSE SVUOTATE A DANNO DEI CREDITORI Padre e figlio, in base alle indagini, avrebbero condiviso le sorti aziendali. Il passaggio significativo della condotta fraudolenta, per gli investigatori, si cristallizza nella cessione del rampo d’azienda nella quale sono comprese le attestazioni Soa (necessaria per partecipare agli appalti pubblici) al prezzo di locazione di 1.200 euro. Una locazione che avrebbe consentito a Gino De Marco di aggiudicarsi appalti pubblici per svariati milioni di euro. «L’attività nasce da un esame delle procedure fallimentari sulle quali siamo stati delegati dalla Procura – spiega il colonnello Marco Grazioli –. Gli indagati per evitare di pagare i propri debiti facevano dei contratti simulati con altri soggetti». Attraverso questo meccanismo Giacomo e Gino De Marco avrebbero guadagnato e reinvestito proventi illeciti. «Fincalabra aveva concesso un finanziamento alla società di costruzione – spiega il tenente Federico Gragnoli –, il pagamento del debito non è stato onorato ed attraverso una banca è stato chiesto il fallimento della società. Spulciando tutta la documentazione aziendale siamo riusciti a capire l’attività illecita che veniva posta in essere». Seppur l’arresto disposto dal gip nulla abbia a che fare con l’attività di amministratore pubblico svolta dal sindaco di Maierà, non è la prima volta che Giacomo De Marco è attenzionato dalla Procura di Paola. Risultò, infatti, nel registro degli indagati nel corso dell’ operazione “Appalto Amico” in cui venne arrestato il sindaco di Aieta. «Possiamo dire che si tratta di un troncone di quella inchiesta, ma nell’ambito di una più ampia attività di indagine che la procura di Paola e la guardia di Finanza – spiega il procuratore Bruni – stanno portando avanti per verificare l’aggiudicazione e la regolarità degli appalti pubblici e degli incarichi pubblici. Per questo motivo non posso che ringraziare la Guardia di finanza che al nostro servizio ha messo gli uomini migliori». (m.presta@corrierecal.it)
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