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«L'arena mediatica e la rottura della frontiera morale»

di Maurizio Alfano*

Pubblicato il: 29/05/2019 – 11:11
«L'arena mediatica e la rottura della frontiera morale»

Per tentare in qualche modo di muovere i primi passi in uno scenario trasformatosi in un’arena mediatica dove all’interno di anfiteatri online vengono ogni giorno esibiti migranti, Rom, indesiderati, ovvero gli scarti umani generati da una forma economica che espelle i surplus della sua produzione da una parte e dall’altra da un atteggiamento socio-culturale prevalente, diventa necessario riflettere su una serie di paradossi che come nell’arena dell’antica Roma hanno strutturato un comportamento apparente di mors tua vita mea. Dobbiamo fissare in qualche modo un punto zero e tentare di avanzare per come faremo nella crescente radicalizzazione dei nostri comportamenti e comprendere ciò che ci è sfuggito, che non è il migrante che tenta di attraversare una frontiera, ma di contro la rottura della nostra frontiera della morale.
Nell’impero romano se lo straniero riusciva a prevalere nonostante le condizioni iniziali fossero sfavorevoli se ne chiedeva la libertà, che implicava con l’avere la vita risparmiata. I romani del nostro tempo rappresentativi invece della società italiana anche in presenza di evidenti benefici che gli stranieri portano al nostro Paese altrimenti al collasso economico e demografico ne chiedono di contro la soppressione attraverso il disconoscimento dei diritti naturali, civili e sindacali in capo ad ognuno di loro. Cosa è successo nel frattempo. Perché il buonsenso, l’analisi neutra dei fatti e delle circostanze abdica al montare di un sentimento razzista a prescindere che assume forme di intolleranza a tratti violento e persecutorio.
Le trasformazioni epocali in atto, i mutati clima attorno a noi, l’era digitale, le interconnessioni, la mobilità crescente, le radicalizzazioni, il montare della solitudine dell’essere umano all’interno di un mondo capace di farci stare in mezzo a milioni di persone in ogni parte del mondo attraverso la rete perché soccombe quando questi assumono forma. In una sola parola quando dalla rete si incarnano dinnanzi a noi uomini e donne spinte da motivazioni diverse a muoversi perché ci rifuggiamo in una modalità di comportamento che si disconnette e rifugia nella chiusura dei confini fisici e mentali. Perché la chiusura, la cesura, la censura, l’inquisizione, l’incriminazione, la persecuzione e il razzismo a prescindere straripano in forme di disconoscimento contro una parte di umanità non ritenuta tale, peggio, ritenuta capace di infettare il corpo sociale stratificatosi attorno a noi del quale negli anni nessuno si è preso carico di preservarlo dal virus del razzismo sostenibile crescente. Tutto questo, a nostro giudizio, come detto più volte ha a che fare con la saccenza di talune posizioni che hanno finito per consegnare al mondo delle notizie prive di notizia, e al mondo della manipolazione, masse di uomini e donne autoctone abbandonate da anni. Si è persa dunque la capacità di ascolto, del confronto, che entrambi restituivano il senso di appartenere ad una comunità che ha negli anni aveva saputo parlare e incontrare il malessere crescente delle nostre periferie, delle nostre aree interne, delle nostre zone terremotate, dei contesti territoriali a declino industriale. Ora tutto questo armamentario anche ideologico è dismesso e pertanto si è consentito colpevolmente l’avanzare dell’altro nascosto in noi. Quell’altro noi, mai sopito che vede nello straniero l’essere da conquistare e dominare ieri, da respingere ed umiliare oggi poiché causa dei nostri malesseri.
Nel frattempo poi, politiche emergenziali hanno sommato a un disagio crescente in queste aree la presenza anche di migranti li confinati da condizioni economiche ovvero da scelte di ripartizioni di comodo attraverso il sistema della prima accoglienza che ha creato un corto circuito ulteriore con le comunità residenti poiché il tutto è stato fatto in assenza di politiche di mediazione dei conflitti sociali. Peggio, dando l’impressione che i nuovi inquilini di quei luoghi, di quei palazzi, del piano di sopra avessero maggiori tutele e diritti degli autoctoni. In questa apparente discrasia, forze xenofobe si sono inserite nel corso degli ultimi dieci anni montando una retorica che alla fine ha preso il sopravvento per cui il malessere di ognuno di noi è addebitabile alle condizioni di favore riservate ai migranti innescando un corto circuito sociale debordato fino ai fatti di Casal Bruciato e non solo.
Ma ancor prima colpevolmente si è strutturato questo malessere dentro di noi, è cresciuto assumendo tratti somatici di razzismo biologico per alcuni versi che richiama pagine del passato irriproducibili nel nostro tempo, ma che rimangono lì a testimoniare il loro feroce epilogo. Il mancato riconoscimento dei diversi razzismi succedutisi negli ultimi sei anni, dentro le quali mutazioni il razzismo si è sempre ripresentato più forte per i suoi effetti, ma accettabile per le forme assunte, ha ridato a forze e movimenti di destra la capacità di sdoganare linguaggi e comportamenti un tempo definiti riprovevoli, oggi invece sostenibili nell’indifferenza generalizzata del nuovo genere umano che vive la modalità online con maggiore passione di quella offline. Qui parte anche del fallimento di tutta quella sinistra che non solo non ha più abitato ideologicamente le periferie, ma che non ha saputo o voluto riconoscere per tempo le ecdisi sociali del nostro tempo. In questa direzione possiamo osservare pertanto come taluni paradossi un tempo riconosciuti appunto come tali, oggi sfuggano alla nostra comprensione e che al contrario vengano accettati come fatti dei quali prendere atto, ma in senso inverso alla loro criminale conclusione. Tra questi, per esempio Casapound occupa da anni un immobile nel centro di Roma e protesta contro la legittima assegnazione di un appartamento ad una famiglia Rom. La morte di un giovane migrante schiacciato sotto le ruote del camion al quale si era aggrappato trattata come l’ennesima vittima dell’immigrazione clandestina anziché come l’ennesima vittima dell’impossibilità di potere liberamente migrare. Emergenza criminalità – 4 righe dedicate dal Governo al contrasto alle mafie e 98 per il contrasto all’immigrazione. La vita umana non ha prezzo, e poi si prevede di sanzionare con una multa fino a 5mila euro a persona tratta in salvo chi presta soccorso in mare a naufraghi altrimenti alla deriva. Il significato attribuito nel tempo alle parole hospes ed hostis è per esempio, rappresentativo della condizione che ha fatto perdere nel tempo proprio la curiosità per l’ospite straniero e vincere invece, l’affermarsi della paura dello straniero nemico.
Stiamo andando così velocemente dritti verso un mondo alla rovescia, è questo paradossalmente appare ai più, ed il voto europeo lo conferma, essere però la direzione la giusta.

*Ricercatore e studioso dei fenomeni migratori

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