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Regione, dopo gli arresti scoppia la «questione morale»

Il consiglio regionale affronta il caso politico-giudiziario esploso con l’operazione “Libro nero” della Dda di Reggio. Tra frasi di rito sulla fiducia nella magistratura e l’augurio che Nicolò e R…

Pubblicato il: 01/08/2019 – 17:16
Regione, dopo gli arresti scoppia la «questione morale»

di Pietro Bellantoni
REGGIO CALABRIA
È infine scoppiata la questione morale. Tacere non era possibile. E così il consiglio regionale ha affrontato il caso politico-giudiziario scoppiato ieri con gli arresti dell’operazione “Libro nero” con uno stringato comunicato letto in aula dal presidente di Palazzo Campanella Nicola Irto.
È la sintesi a cui la politica calabrese è arrivata dopo un vertice, durato diverse ore, della Conferenza dei capigruppo, allargata all’Ufficio di presidenza, alla quale hanno partecipato anche il governatore Mario Oliverio e il presidente dell’Antindrangheta Arturo Bova.
Almeno tre i passaggi salienti della comunicazione letta da Irto: la fiducia nella magistratura, l’augurio che i consiglieri arrestati ieri, Sebi Romeo e Alessandro Nicolò, possano dimostrare la loro innocenza, e la consapevolezza di quanto la «questione morale» e la lotta alla ‘ndrangheta debbano essere «i punti di riferimento di qualsiasi percorso politico-istituzionale venga intrapreso in Calabria».
Insomma, il Consiglio ha scelto la via della prudenza e delle frasi di rito, quelle che sempre si dicono quando le inchieste giudiziarie lambiscono il potere politico. Oliverio, dopo la dichiarazione di ieri in cui ha detto di confidare nella possibilità che Romeo «chiarisca la propria posizione in relazione alle accuse contestate», ha preferito tacere e ha lasciato l’aula dopo pochi minuti. Imbarazzo evidente da parte di tutti gli altri consiglieri, forse desiderosi di chiudere al più presto i lavori prima della pausa estiva. A settembre, passata l’eco del blitz giudiziario che ha sconvolto la politica regionale, sarà più facile ricominciare.
IL DISCORSO DI IRTO «Nel corso della Conferenza – ha detto Irto – si è preso atto di quanto accaduto nella giornata di ieri, con riferimento all’indagine della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha riguardato anche due consiglieri regionali. Trovo doveroso informare i colleghi presenti oggi in aula e, per il tramite degli organi d’informazione e della diretta streaming, tutti i cittadini calabresi, delle valutazioni espresse all’esito della Conferenza dei capigruppo. Il consiglio regionale della Calabria esprime piena fiducia nella Magistratura e nelle forze dell’ordine, che operano quotidianamente, con coraggio e facendo fronte all’esiguità delle risorse disponibili, per l’affermazione del principio di legalità e per il contrasto alle organizzazioni mafiose che condizionano le libertà democratiche ed economiche dei cittadini».
«La lotta alla ‘ndrangheta, alle cui vittime è solennemente intitolata l’Aula nella quale ci riuniamo – ha detto ancora il presidente dell’assemblea –, deve proseguire e rafforzarsi, attraverso un impegno che tutte le istituzioni, a cominciare dal Parlamento democraticamente eletto dai calabresi, hanno il dovere di portare avanti con determinazione e senza sconti. Auguriamo ai consiglieri regionali coinvolti nell’indagine di chiarire la loro posizione e dimostrare l’estraneità agli addebiti che vengono loro mossi. Il consiglio regionale ripudia con forza la ‘ndrangheta e ogni altra forma di criminalità, comune e organizzata, che mina la convivenza civile nella nostra regione, impedisce il libero esercizio dei diritti e inquina il tessuto produttivo locale. L’Assemblea legislativa regionale intende rilanciare con forza, attraverso ogni utile iniziativa, la centralità della questione morale e della lotta alla ‘ndrangheta che devono costantemente essere i punti di riferimento di qualsiasi percorso politico-istituzionale venga intrapreso in Calabria».
TUTTO RINVIATO Il resto della seduta – durata in tutto un’ora – si trascina quasi per inerzia. L’Aula fa in tempo a dare il via libera ai bilanci 2019-2021 di Arsac e Parchi marini regionali e al riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. Mimmo Tallini (Fi) propone poi di rinviare tutti gli altri punti previsti, a causa di una «giornata così particolare per la Calabria e il consiglio regionale». Si va quindi verso la chiusura dei lavori, ma Gianluca Gallo torna a chiedere lumi sulla situazione dei precari della legge 12 – finora esclusi dal processo di stabilizzazione iniziato un mese fa – e il dibattito si accende, ma solo per pochi minuti. «Vorremmo capire – dice il capogruppo della Cdl – come il governo regionale si sia attivato dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, avvenuta un mese fa, sui precari». Fausto Orsomarso (Misto) rincara la dose: «L’auspicio è che i dirigenti valutino il caso entro agosto. La misura è colma».
Interviene l’assessore al Lavoro Angela Robbe, secondo cui il dato relativo alle date di attività dei lavoratori e la lettura sul caso offerta dall’Avvocatura regionale «ci consente di andare avanti».
Per niente soddisfatti Baldo Esposito («le delucidazioni dell’assessore non ci tranquillizzano: è fallimento di politica e burocrazia») e Giuseppe Pedà («siamo a fine legislatura e rischiamo di non aver concluso niente in assoluto»). Carlo Guccione (Pd) chiede una «operazione verità» ed è, se possibile, ancora più duro: «La montagna ha partorito il topolino. Sostanzialmente siamo a zero. La Regione non può permettersi il lusso di fare figli e figliastri».
L’ultimo Consiglio prima delle ferie estive finisce così. Tra problemi vecchi e una nuova – ma poi nemmeno tanto – questione morale da affrontare. Resta da vedere come. (p.bellantoni@corrierecal.it)

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