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Da Tropea a Crotone, lo spaccio senza frontiere dei clan della Piana

La Dda di Reggio sgomina un gruppo criminale che poteva contare sul sostegno del casato mafioso dei Cacciola. A capo dell’organizzazione sarebbe stato Agostino Cambareri, che avrebbe insegnato al f…

Pubblicato il: 04/09/2019 – 13:19
Da Tropea a Crotone, lo spaccio senza frontiere dei clan della Piana

REGGIO CALABRIA Non erano espressione di un clan di rango, ma potevano contare sui rapporti e il casato di Giuseppe Cacciola, rampollo dell’omonima famiglia della Piana. E forse anche per questo erano in grado di piazzare la loro “roba” da Tropea a Lamezia, facendola arrivare persino a Crotone. Per questo motivo, 13 persone sono state raggiunte oggi da un’ordinanza di custodia cautelare, per 9 in carcere e per 4 ai domiciliari, eseguita questa mattina all’alba dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria.
SPACCIO SENZA FRONTIERE PROVINCIALI Al centro dell’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dal pm Adriana Sciglio, un piccolo ma attivissimo gruppo, in grado di accaparrarsi e poi spacciare notevoli quantitativi di marijuana e cocaina. Perfettamente organizzato, con tanto di assaggiatrice ufficiale, Marianna Ranieri, e una solida rete di spaccio in grado di superare i confini provinciali, il gruppo aveva anche avviato un’aggressiva strategia di “fidelizzazione” dei clienti. Cocaina e marijuana venivano cedute in conto credito per “costringere” i clienti a continuare a rivolgersi al medesimo gruppo per gli acquisti.
EDUCAZIONE CRIMINALE A dirigere l’organizzazione sarebbe stato Agostino Cambareri, 46enne di Gioia Tauro, fino a qualche anno fa conosciuto come criminale di piccolo calibro, ma – ha svelato l’inchiesta della Dda di Reggio Calabria – in realtà in grado di assicurarsi il sostegno e la collaborazione del rampollo di una famiglia di rango come i Cacciola. Ma soprattutto pienamente inserito nelle logiche mafiose della Piana, che ha avuto fretta di inculcare al figlio di soli 8 anni. «Questa è la fotografia peggiore delle dinamiche purtroppo così comuni della nostra terra da aver spinto il Tribunale dei minori ad avviare il programma per allontanare i figli da questo genere di famiglie», ha detto il procuratore Giovanni Bombardieri. «Il bambino – ha spiegato – non solo veniva messo a conoscenza degli affari criminali dal padre, ma anche addestrato a riconoscere i vari tipi di droga e i tagli migliori, informato su dinamiche tipicamente criminali come il regolamento di conti».
LA PALLA PASSA AL TRIBUNALE DEI MINORI Un’educazione criminale interrotta circa due anni fa, quando Cambareri è stato arrestato perché sorpreso nei pressi di una piantagione probabilmente di sua proprietà. Con lui il padre oggi non ha più rapporti. Dopo la scarcerazione – e forse per scrollarsi di dosso le attenzioni investigative – ha deciso di imbarcarsi, allontanandosi dalla famiglia, ma adesso la situazione del bambino è al vaglio del tribunale dei minori che dovrà valutare l’eventuale inserimento nel programma che ambisce a emancipare bambini e ragazzi da contesti familiari a rischio. (ac)

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