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La Reggio “nera” omaggia il «comandante» Delle Chiaie

Nella notte spuntano necrologi in ricordo del leader di Avanguardia nazionale. Il cui nome è finito al centro di molte stragi di Stato. Ed è più volte stato avvicinato alla ‘ndrangheta dei De Stefano

Pubblicato il: 12/09/2019 – 11:24
La Reggio “nera” omaggia il «comandante» Delle Chiaie

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA Sono spuntati nella notte in molte edicole funebri di Reggio Calabria. Curiosamente non c’è l’indicazione dell’agenzia che ne ha curato la pubblicazione (magari per non rendere identificabile il committente?), ma la comunità politica di riferimento è chiara. Quella Reggio nera, che a braccetto con la ‘ndrangheta ha sognato di rovesciare la Repubblica e ancora glorifica quegli anni e quei percorsi, ha voluto omaggiare il neofascista Stefano Delle Chiaie, morto due giorni fa in una clinica romana.
ERRORE O APPUNTAMENTO? Per salutare Stefano Delle Chiaie non hanno scelto il soprannome “Er Caccola” che nel suo ambiente gli era stato affibbiato, ma un più deferente “Comandante”. «La comunità politica di Avanguardia Nazionale (Reggio Calabria) si stringe al dolore e nel ricordo del Comandante», si legge nel manifesto su cui campeggia la firma di “Avanguardia nazionale” e la runa opalan che di An è sempre stata simbolo e bandiera. In basso a sinistra c’è anche una data, 13 settembre 2019. L’errore di qualcuno che non sa neanche che giorno sia o l’appuntamento per un commiato ufficiale che chi frequenta certi ambienti sa riconoscere?
UNA COMUNITÀ AMBIGUA Non è dato sapere, ma sarebbe interessante scoprirlo. E non solo per capire se nella città che per anni ha omaggiato persino il dittatore Benito Mussolini con una messa annuale nel giorno della sua morte, ci siano soggetti pronti a scappellarsi per la morte di Delle Chiaie, ritenuto responsabile morale o materiale di molte delle stragi nere degli anni 70 e durante la latitanza in America Latina impegnato nelle stragi ordinate da più di una dittatura. A Reggio la “comunità” di Avanguardia nazionale ha sempre fatto rima con la ‘ndrangheta degli arcoti. Lo hanno detto diversi collaboratori, lo hanno confermato sentenze ormai da tempo divenute definitive e continuano a testimoniarlo inchieste in corso.
LA CONFERMA DI CONCUTELLI Ma a confermare il legame ombelicale fra estremismo nero e ‘ndrangheta, anzi fra lo stesso Stefano Delle Chiaie e l’allora capo della ‘ndrangheta, don Paolino De Stefano, è stato uno dei loro. E di quelli che un ruolo nella storia dell’eversione fascista in Italia l’ha avuto. Si tratta di Pierluigi Concutelli, terrorista nero e capo dell’organizzazione eversiva Ordine Nuovo, autore materiale dell’omicidio del giudice Occorsio e di altri fatti di sangue, latitante per anni in Spagna dove si è unito ai gruppi di repressione franchisti.
DE STEFANO OSPITE DI DELLE CHIAIE DURANTE LA LATITANZA Chiamato a testimoniare il 13 maggio del 1999 al secondo processo Olimpia, Concutelli racconta che nel settembre 1975, il latitante Paolo De Stefano ha trovato riparo a Roma. A casa di Delle Chiaie, «in via Sartorio a Roma, quartiere Ardeatino, c’era una casa frequentata da estremisti». Una casa sicura, un covo dei neri che avevano necessità di nascondersi e che ha aperto le proprie porte al capo della ‘ndrangheta dell’epoca. «Delle Chiaie, che era latitante da sei anni, era nascosto a Roma lì», racconta Concutelli, che aggiunge: «Anche io ero nascosto».
Quando è arrivato, De Stefano non c’era «ho visto successivamente, due, tre giorni. Adesso non le so quantificare i giorni, né il periodo esatto, però era la tarda estate, del 1975… settembre diciamo, ecco. E De Stefano ha dormito qualche notte là».
«SI FIDAVANO E SI FIDAVA» Nascosto nel covo in cui in quegli anni trovavano riparo i vertici dell’eversione nera. Concutelli si è rifiutato di fornire dettagli, all’epoca non ha saputo dire che rapporti ci fossero fra Delle Chiaie e De Stefano, che quattro anni più tardi avrebbe probabilmente ricambiato il favore nascondendo a Reggio il terrorista nero latitante Franco Freda. Di fronte al magistrato che gli chiede «Per portarsi nel loro covo, evidentemente si fidavano di lui, ci doveva essere un rapporto, no?» Concutelli finisce per ammettere «Altrettanto lui si fidava, per fidarsi». (a.candito@corrierecal.it)

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