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Lamezia, un "ghetto" scolastico per i bambini rom – VIDEO
Il caso della scuola dell’infanzia “Rosa Tripodi”: alunni sistemati in due classi distinte, senza poter mai entrare in contatto con gli altri piccoli studenti dell’istituto
Pubblicato il: 10/10/2019 – 15:38
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di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Comunità e integrazione, elementi fondanti di una città e di un territorio ma che spesso finiscono per contrapporsi, fino a trasformarsi in motivo di scontro. Un muro contro muro che, a Lamezia, vede da una parte i genitori di alcuni alunni di una piccola comunità rom, dall’altra la dirigenza dell’Istituto Comprensivo Statale “Saverio Gatti” che conta sul territorio diversi plessi, anche nel quartiere periferico “Capizzaglie”. Ed è proprio fra i banchi di scuola che si consuma da tempo lo scontro, a tratti feroce: circa 45 alunni di etnia rom si ritrovano sistemati all’interno della scuola dell’infanzia “Rosa Tripodi”, in due classi distinte, senza poter mai entrare in contatto con gli altri piccoli studenti dell’istituto. Una situazione che da provvisoria – come accade spesso – si è trasformata in definitiva e che nel tempo non ha fatto altro che accentuare ed estremizzare quelle piccole differenze che da fonte di ricchezza culturale, si sono trasformati in nette divisioni.
C’è chi ne fa un problema burocratico, di iscrizione, almeno così ci racconta un funzionario della scuola: «Le famiglie rom hanno scelto questo istituto, probabilmente per la vicinanza alle loro abitazioni ma la stessa cosa accade in altre scuole a Lamezia. Già in passato è successo per esempio che alcuni bambini rom si siano sentiti spaesati, poco integrati con gli altri bambini e i genitori hanno così scelto di iscriverli da un’altra parte insieme agli altri bimbi rom».
Per loro, poi, dovevano aprirsi le porte del nuovo plesso “Mancuso”, ristrutturato e rimesso a nuovo, ma nel frattempo occupato dagli alunni del “Manzi”, letteralmente spostati dopo la momentanea ed emergenziale chiusura del plesso, a causa di alcuni danni riscontrati dopo il terremoto di lunedì scorso che ha interessato Catanzaro e anche il territorio lametino.
Per i piccoli rom, dunque, non resta altro che rimanere, ancora, nelle vecchie aule in attesa di nuove disposizioni. Ma tra resistenze, pregiudizi e scontri, a prendersi carico della situazione c’è Pamela Bevilacqua, nota in città per le sue battaglie per l’integrazione, di certo non facile, della comunità rom a Lamezia Terme: «Il vero problema è l’integrazione: tanti fondi sono andati persi e non sono mai stati utilizzati in progetti concreti e nel tempo non hanno fatto altro che accentuare lo scontro. Molti dirigenti, nei mesi scorsi, ci hanno detto che i bimbi rom non sarebbero mai entrati a scuola perché troppo irascibili e buoni solo per rimanere nei campi rom».
Il racconto di Pamela Bevilacqua, poi, si incrocia con quella che appare a tutti gli effetti una situazione di confusione su progetti e visioni future. E a farne le spese sono i bambini: «Ieri la dirigente ci ha detto di lasciarli da soli in quelle classi che tanto sono pochi, poi che non c’erano posti nel nuovo plesso e infine che il ministro dell’Istruzione ha deciso così per via del terremoto. Insomma, tutte scuse che non fanno altro che rallentare quel processo di integrazione che invece noi vorremmo avviare anche mettendo in campo le nostre forze». (redazione@corrierecal.it)
https://www.youtube.com/watch?v=J2L-S03Nj3c&feature=youtu.be
C’è chi ne fa un problema burocratico, di iscrizione, almeno così ci racconta un funzionario della scuola: «Le famiglie rom hanno scelto questo istituto, probabilmente per la vicinanza alle loro abitazioni ma la stessa cosa accade in altre scuole a Lamezia. Già in passato è successo per esempio che alcuni bambini rom si siano sentiti spaesati, poco integrati con gli altri bambini e i genitori hanno così scelto di iscriverli da un’altra parte insieme agli altri bimbi rom».
Per loro, poi, dovevano aprirsi le porte del nuovo plesso “Mancuso”, ristrutturato e rimesso a nuovo, ma nel frattempo occupato dagli alunni del “Manzi”, letteralmente spostati dopo la momentanea ed emergenziale chiusura del plesso, a causa di alcuni danni riscontrati dopo il terremoto di lunedì scorso che ha interessato Catanzaro e anche il territorio lametino.
Per i piccoli rom, dunque, non resta altro che rimanere, ancora, nelle vecchie aule in attesa di nuove disposizioni. Ma tra resistenze, pregiudizi e scontri, a prendersi carico della situazione c’è Pamela Bevilacqua, nota in città per le sue battaglie per l’integrazione, di certo non facile, della comunità rom a Lamezia Terme: «Il vero problema è l’integrazione: tanti fondi sono andati persi e non sono mai stati utilizzati in progetti concreti e nel tempo non hanno fatto altro che accentuare lo scontro. Molti dirigenti, nei mesi scorsi, ci hanno detto che i bimbi rom non sarebbero mai entrati a scuola perché troppo irascibili e buoni solo per rimanere nei campi rom».
Il racconto di Pamela Bevilacqua, poi, si incrocia con quella che appare a tutti gli effetti una situazione di confusione su progetti e visioni future. E a farne le spese sono i bambini: «Ieri la dirigente ci ha detto di lasciarli da soli in quelle classi che tanto sono pochi, poi che non c’erano posti nel nuovo plesso e infine che il ministro dell’Istruzione ha deciso così per via del terremoto. Insomma, tutte scuse che non fanno altro che rallentare quel processo di integrazione che invece noi vorremmo avviare anche mettendo in campo le nostre forze». (redazione@corrierecal.it)
https://www.youtube.com/watch?v=J2L-S03Nj3c&feature=youtu.be Argomenti
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