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«Dopo il maxi blitz tocca alla società civile»

di Ettore Jorio*

Pubblicato il: 20/12/2019 – 16:48
«Dopo il maxi blitz tocca alla società civile»

Gratteri & Co. – quasi a festeggiare l’insediamento a procuratore della Repubblica di Vibo Valentia di un magistrato che onora la Calabria intera – hanno regalato alle persone perbene, che rappresentano la quasi totalità dei calabresi, un blitz che farà storia. Solo due giorni prima, mi ero augurato che i magistrati catanzaresi accelerassero l’intervento di «disarmo» della regione, cui associare una azione forte e durevole in tal senso da parte della politica che uscirà dalle urne il prossimo 26 gennaio 2020.
Finalmente portiamo a casa un capital gain sociale
Dunque, un «dividendo» in favore dei calabresi staccato a fine anno, che remunera ampiamente i cittadini onesti, oramai detentori di «azioni privilegiate» della Dda di Catanzaro che scala ogni giorno di più il «listino» della notorietà e del recupero della fiducia internazionale. Un guadagno meritato sulla «borsa del giudizio collettivo» realizzato attraverso un preciso colpo ai reni della ‘Ndrangheta SpA, che può contare di un giro d’affari nettamente superiore ai 50 miliardi l’anno.
Consistenti i numeri dei militari impiegati, dei magistrati e dei funzionari impegnati. Numerosissimi i soggetti colpiti dalle misure restrittive, alcuni dei quali sino a ieri inimmaginabili.
Questi sono i saldi dell’operazione denominata «Rinascita-Scott» che ha registrato la sua centralità geografica nel Vibonese e conquistato un record dalle dimensioni notevoli per entità dei destinatari di provvedimenti, secondo solo al maxi-processo di Palermo.
Al riguardo, la speranza è quella che venga fatta celermente giustizia, in un modo ovvero nell’altro. Sino ad accertamento giudiziario della colpevolezza, a molti di essi va, comunque, concessa la presunzione di innocenza rispetto ai gravissimi reati contestati.
Adesso lavoriamo per recuperare l’immagine
Quindi, con l’approssimarsi del Santo Natale e del nuovo anno (che si spera migliore di sempre!) nonché il vorticoso avvicinarsi delle elezioni regionali, ecco una nuova tegola cadere sul buon nome della Calabria. Una regione che è difficile da rigenerare quanto alla reputazione che meriterebbero, sia in patria che altrove, i calabresi angosciati da tanti anni di malagestio, dilapidazione di denaro pubblico, complicità della PA con la malavita, corruzione divenuta un normale «dovere» d’ufficio.
L’anzidetta retata potrebbe, tuttavia, essere l’occasione da cui partire. Per dimostrare che anche qui è operativa una giustizia giudicante celere, efficiente ed efficace, tanto da non rendersi – seppure inconsapevolmente – strumento utile alla formazione di termini prescrittivi, sempreché corroborata processualmente da accurate ricostruzioni dei presupposti ovverosia degli atti e degli eventi contestati dagli inquirenti, tanto da renderle adeguate ai fini probatori.
Necessita la garanzia di tutta la società civile
Dunque, prima regola del 2020, è quella di recuperare credito sociale e stima istituzionale. Lo merita la nostra storia e la generosità dei calabresi che, da emigranti, hanno contribuito a creare nel Paese e nel Mondo ricchezze industriali. Un modo per evitare la ingiusta permanenza di quel pregiudizio ancora vigente che ha prodotto – a seguito della dichiarazione di provenienza di chi tra noi è stato costretto a trovare residenza lavorativa altrove – sensazioni di vergogna e ingiusti motivi di iniziale emarginazione perfino di cervelli in fuga. Basta con la Calabria trattata come un bersaglio. Come se il suo essere ultima fosse lo sport preferito da tutti. Dai governi del Paese con reiterato cinismo e dai decisori regionali campioni di incapacità.

*docente Unical

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