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Manifesto degli “invisibili”, «siamo tutti parte della stessa filiera». Anche la Piana in sciopero

Migliaia di braccianti in tutta Italia, estromessi dal recente dibattito e dalla «poco ambiziosa» norma sulle “regolarizzazioni”, «incrociano le braccia e chiedono solidarietà ai produttori, ai con…

Pubblicato il: 21/05/2020 – 7:55
Manifesto degli “invisibili”, «siamo tutti parte della stessa filiera». Anche la Piana in sciopero

di Francesco Donnici
REGGIO CALABRIA Delle tante espressioni pronunciate ed abusate in questo periodo, una delle più calzanti è quella usata da Jean Renè Bilongo, ex bracciante e sindacalista Flai Cgil: «Per certa politica gli immigrati sono come il ritratto di Dorian Gray». Un’immagine in cui celare le brutture per apparire all’elettorato col un volto che non si ha più da tempo.
Poi, la sera del 13 maggio, durante la presentazione del Decreto “Rilancio” sono arrivate le lacrime del ministro Bellanova. Annunciava «un punto fondamentale per la sua storia», quell’articolo in base al quale «da oggi – diceva – per la scelta fatta da questo Governo, gli invisibili saranno meno invisibili». Una scelta necessaria, forse troppo timida e di compromesso o, come dichiara al Corriere della Calabria Celeste Logiacco, segretario generale Cgil Gioia Tauro con delega all’immigrazione Cgil Calabria: «Un primo importante passo, certo non scontato visto il quadro politico del momento in cui è ancora in vigore la Bossi-Fini e nulla è cambiato rispetto ai Decreti “Sicurezza”. Un atto di giustizia sociale» contenuto in «un provvedimento parziale, una regolarizzazione che senza alcun dubbio doveva essere più ambiziosa ed estesa».
Per questi stessi motivi, già all’indomani della presentazione della misura, l’Unione sindacale di base ha indetto per questo 21 maggio «lo sciopero degli invisibili» chiamando a raccolta tutti i lavoratori agricoli e di altri settori: quelli che potrebbero beneficiare di questa regolarizzazione provvisoria e i tanti che ne rimangono esclusi.
«FACCIAMO TUTTI PARTE DELLA STESSA FILIERA» La mobilitazione da Foggia si irradia in tutte le campagne del Paese. In una nota di Usb Calabria si legge: «Gli invisibili delle campagne italiane e delle metropoli incroceranno le braccia per chiedere la regolarizzazione di tutte e tutti». In concomitanza, come racconta al Corriere della Calabria Ruggero Marra, attivista del centro sociale “Csc Nuvola Rossa” che gestisce uno sportello informativo di Usb proprio nella Piana: «Consegniamo, con una delegazione di lavoratori, dei cesti di frutta e verdura alle prefetture, idealmente destinate al Governo che ancora una volta ha scelto di non vedere molte di queste persone». Una protesta per i diritti e la dignità dei lavoratori, ma anche per sensibilizzare quanti fanno parte «della stessa filiera». Aggiunge Marra: «Non solo lavoratori “invisibili”. Hanno aderito a questo appello tantissime realtà: piccoli produttori, gruppi di acquisto solidali e consumatori, per sancire una volta ancora che le lotte per i diritti dei braccianti sono tanto di chi produce quanto di chi consuma». Soprattutto il consumatore dev’essere consapevole «di cosa c’è dietro una passata di pomodoro; di chi raccoglie quei prodotti e di quanto viene pagato all’ora». Per questo è stato chiesto di non acquistare frutta e verdura dalla grande distribuzione.
D.L. “RILANCIO” E REGOLARIZZAZIONI Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la norma all’articolo 103, rubricata «emersione dei rapporti di lavoro» mira ufficialmente a “regolarizzare” rapporti di lavoro ad oggi inesistenti o irregolari permettendo a quanti abbiano un permesso scaduto dal 31 ottobre 2019 – e che nell’anno precedente abbiano avuto un permesso di lavoro in determinati settori – di richiederne un altro temporaneo (della durata di sei mesi) per motivi lavorativi. Misura resa necessaria proprio dall’emergenza coronavirus che non ha permesso di fare affidamento sul Decreto “Flussi” attraverso cui ogni anno avviene l’approvvigionamento di manodopoera agricola soprattutto dall’Est Europa. Si è inteso ripiegare così su una misura fondata più sulle richieste avanzate da Coldiretti e altre associazioni di categoria, che non sulla necessità di riconoscere uno status ed una dignità di lavoratori a quanti da tempo lo invocano. «Poteva essere più ambiziosa – rimarca Logiacco – rendendo visibili uomini e donne non perché c’è bisogno di manodopera a tempo, ma perché esseri umani con diritti sociali e civili». Ma «seppur con limiti e lacune, apre comunque ad una fase in cui i diritti delle persone potranno essere considerati un valore assoluto. Adesso è importante tenere alto il dibattito per estendere il diritto al sistema delle tutele a tutti, senza alcun legame a scadenze temporali o a mansioni specifiche».
Un discorso che dunque necessita di essere esteso anche ad altre fonti dell’ordinamento. In tal senso, la posizione di Ruggero Marra e di Usb è netta: «Rimangono tagliate fuori tutte le persone che hanno perso i documenti a causa dei Decreti “Sicurezza”. L’attuale Governo, in realtà, si è posto in perfetta continuità con quello precedente. Vengono chiusi gli occhi davanti all’immensa platea di lavoratori che in questi anni hanno lavorato in nero o vivono in condizioni disumane».
Nella realtà dei fatti, non è ancora del tutto chiaro chi potrà beneficiare della misura che dovrebbe entrare in vigore dal primo di giugno: «Abbiamo già fatto un giro dei campi – aggiunge Marra – per capire chi ha i requisiti per potervi accedere. Ma se le cose dovessero rimanere queste, sul territorio della Piana davvero in pochi potrebbero usufruirne». Questo perché «molti datori fanno i contratti, ma non dichiarano in busta paga le giornate effettive creando seri problemi, tipo l’accesso alla disoccupazione o com’è stato per le indennità previste per i braccianti nel Decreto “Cura Italia” (qui l’approfondimento)».
CAPORALATO E RUOLO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE Diverse sono state le voci – soprattutto degli esponenti di Destra – secondo cui una “regolarizzazione” non sarebbe stata necessaria potendosi optare per l’impiego nel settore agricolo dei percettori di reddito di cittadinanza. «In questo periodo abbiamo sentito di tutto. – aggiunge Ruggero Marra – Come se il lavoro in agricoltura fosse all’improvviso diventato un hobby. La gente non vuole andare a lavorare in agricoltura perché ci sono salari da fame. Solo persone “invisibili” al resto del mondo, che devono in qualche modo campare, sono costrette ad accettare queste condizioni di vera e propria schiavitù».
Sul sistema salariale è forte l’influenza della grande distribuzione che impone il “prezzo sorgente” ai produttori costretti giocoforza a rivalersi sui lavoratori. «Per fare un esempio: lo scorso anno a Rosarno alcuni marchi hanno acquistato le clementine a 30 centesimi con raccolto a carico del produttore che ne spende 26». Un sistema, quello in cui è la grande distribuzione a dettare le regole, che incentiva quindi i meccanismi illeciti a discapito dei lavoratori. «Il contributo forfettario previsto nel Decreto (inizialmente di 400, dopo la pubblicazione in Gazzetta salito a 500 euro a carico del datore di lavoro che intenda “regolarizzare”, ndr) sarà l’ennesimo costo scaricato sui lavoratori». «Si parla tanto di “caporalato”, ma se si seguono tutti i passaggi della filiera agroalimentare ci si rende conto che è solo uno dei tanti problemi di una filiera alterata dalle imposizioni della grande distribuzione».

Ghetto di Contrada Russo a Taurianova

EMERGENZA ABITATIVA «Stiamo entrando nella fase in cui i braccianti vanno via dalla Piana perché è quasi finita la stagione agrumicola. In molti però non si sono messi in viaggio perché bloccati dalla pandemia e per questo si registrano numeri più alti rispetto agli anni precedenti. Alcuni datori mandano loro i contratti via mail per permettergli di spostarsi in altre regioni, ma serve intervenire per tutelare chi rimane e chi tornerà». Proprio in relazione alle premesse che hanno innescato il dibattito sulle “regolarizzazioni” – più vicine alla necessità di garantire la filiera che non ai diritti dei braccianti – il punto sulla “deghettizzazione”, almeno in questa fase, pare essere quasi del tutto sfuggito al Governo. È stato chiesto ancora una volta di recente un incontro al prefetto di Reggio, Massimo Mariani, per discutere delle condizioni dell’insediamento informale di Contrada Russo a Taurianova. In questi giorni, attraverso l’assessore Gianluca Gallo, la Regione ha rilanciato con l’avvio della preinformazione al bando legato al progetto “Supreme” che prevederebbe risorse per circa 3 milioni  e mezzo di euro (qui la notizia). Ma siamo ancora ad una fase embrionale, in un momento in cui il tempo, seppure abusato, pare non bastare più. (redazione@corrierecal.it)

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