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I rapporti della politica con la cosca Libri: indagati ex consiglieri regionali

Nicolò considerato il referente politico del clan, è accusato di associazione mafiosa, Naccari Carlizzi di concorso esterno. Coinvolto, per tentata corruzione, anche Sebi Romeo. Tra gli inquisiti a…

Pubblicato il: 08/06/2020 – 18:26
I rapporti della politica con la cosca Libri: indagati ex consiglieri regionali

REGGIO CALABRIA La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, rappresentata dai sostituti procuratori Stefano Musolino e Walter Ignazitto, ha notificato a 19 persone l’avviso di conclusione delle indagini relative all’operazione “Libro Nero” condotta nel luglio 2019 dalla Squadra Mobile. Tra gli indagati, oltre a esponenti e gregari della cosca di ‘ndrangheta “Libri”, capeggiata da Antonino Caridi, genero del defunto boss “don” Mico Libri, figurano anche Alessandro Nicolò, ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria – eletto, nella scorsa legislatura, con Forza Italia, poi passato a Fratelli d’Italia e allontanato dal partito dopo l’arresto – accusato di associazione mafiosa e attualmente detenuto, l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi, del Pd, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, i fratelli Demetrio e Francesco Berna, imprenditori edili molto noti in città. Il primo già consigliere al Comune di Reggio Calabria nel 2002 e 2007, oltre che assessore al Bilancio tra il 2011 ed il 2012, il secondo allora Presidente, per la Calabria, dell’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili.
Entrambi erano stati inizialmente arrestati, e poi successivamente scarcerati, con l’accusa di associazione mafiosa, ma adesso dall’avviso conclusioni indagini si apprende che, mentre per Demetrio l’accusa è rimasta la stessa, per Francesco Berna, il quale immediatamente dopo il suo arresto ha iniziato a rendere testimonianza sul “sistema Libri”, l’accusa oggi contestata dalla DDA è di concorso esterno in associazione mafiosa.
I BERNA RESPINGONO LE ACCUSE «I signori Berna – si legge in una nota del difensore dei due imprenditori, l’avvocato Emilia Vera Giurato – prendono atto delle contestazioni sollevate nei loro confronti, apprese a seguito della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Entrambi respingono con fermezza tutte le accuse, affermando la loro totale estraneità ai fatti contestati ed agli ambienti criminali ai quali sono ritenuti, a vario titolo, vicini. Le dichiarazioni rese dall’imprenditore Francesco Berna alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria rappresentano solo uno dei numerosi elementi che consentono di escludere qualsiasi collegamento della famiglia Berna con esponenti della criminalità organizzata, della quale l’azienda riconducibile a Francesco Berna è stata unicamente vittima. Francesco Berna ha subito negli anni continue vessazioni da parte delle organizzazioni criminali attive sul territorio; è comunque riuscito a primeggiare nel settore ed ha scelto, per amore della propria terra di rimanere nonostante le difficoltà, le paure e la mancanza di libertà legate al giogo della ‘ndrangheta. Confidano nella giustizia – conclude la penalista – certi che le ulteriori attività difensive da espletare, unitamente a quanto già sottoposto all’attenzione dell’Ufficio di Procura e che ad oggi ha portato ad una modifica dell’imputazione del sig. Francesco Berna e ad un’attenuazione della posizione cautelare di entrambi, consentiranno di chiarire definitivamente la assoluta estraneità degli stessi ad ambiti criminali».
L’AVVOCATO AI COLLOQUI Inoltre, con l’accusa di associazione mafiosa, è indagato è anche l’avvocato Giuseppe Putortì, affermato penalista, al quale gli inquirenti attribuiscono il ruolo di “ambasciatore” dei capi della cosca Libri in carcere con i membri della ‘ndrina in libertà.
A Nicolò, gli inquirenti contestano di essere il referente politico non solo della cosca Libri, ma anche dei De Stefano-Tegano e di altre cosche del reggino, «alle quali assicurava benefici di vario genere: dai posti di lavoro, all’attribuzione di incarichi fiduciari nelle pubbliche amministrazioni, appalti, in cambio del sostegno elettorale».
SEBI ROMEO RIENTRA NEL FILONE PRINCIPALE Rientra nel filone principale dell’inchiesta anche un altro politico, l’ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale nella scorsa legislatura Sebastiano “Sebi” Romeo, accusato di tentata corruzione. L’accusa nei confronti di Sebi Romeo non riguarda vicende di mafia, così come era stato chiarito fin dal giorno dell’esecuzione dell’operazione dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa. Romeo è accusato di tentata corruzione in concorso con altri due indagati, Francesco Romeo e Concetto Laganà, anche questi ultimi estranei alla parte propriamente antimafia dell’indagine. Secondo l’ipotesi accusatoria Francesco Romeo, maresciallo della Guardia di Finanza in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Reggio Calabria, aggregato alla Procura Generale presso la Corte d’Appello, avrebbe inteso avvicinare ed incontrare di persona il politico Sebastiano Romeo, per il tramite di Concetto Laganà, segretario del partito democratico di Melito Porto Salvo, con lo scopo di rivelare al consigliere regionale eventuali notizie riservate su attività di indagine che lo riguardavano, in cambio di favori personali.
A dicembre scorso la posizione dei tre era stata stralciata e i tre avevano ricevuto un avviso conclusione indagini per la stessa vicenda. Evidentemente gli inquirenti non avevano assunto decisioni definitorie, ipotizzano fonti dalle aule di giustizia, oppure un’anomalia, come la definiscono i difensori di Sebi Romeo, gli avvocati Armando Veneto e Natale Polimeni e l’avvocato Loris Nisi, difensore di Francesco Romeo. «Troviamo anomalo – affermano i penalisti – la circostanza che nel nuovo avviso siano inseriti i nomi di Sebi Romeo, Francesco Romeo e Concetto Laganà, in considerazione del fatto che nel mese di dicembre 2019, il giorno 6, le loro posizioni erano state stralciate dal procedimento “Libro Nero” e passate, stante la tipologia di reati contestati, in un procedimento ordinario. Peraltro – aggiungono i tre avvocati – l’anomalia è rafforzata dalla circostanza che a seguito dell’avviso di conclusione si era finanche dato impulso ad attività difensiva concretizzatasi talora addirittura con l’interrogatorio di uno degli indagati». (f.p.)
GLI INDAGATI
Antonino Caridi
Giuseppe Libri
Rosa Libri
Saverio Pellicanò
Giuseppe Putortì
Gianpaolo Sarica
Giuseppe Serranò
Giuseppe La Porta
Antonio Presto
Demetrio Berna
Francesco Berna
Stefano Sartiano
Demetrio Naccari Carlizzi
Alessandro Nicolò
Sebastiano Romeo
Francesco Romeo
Concetto Laganà
Pasquale Repaci
Antonio Zindato

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