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Rende, Principe sulla vicenda del Parco Acquatico: «Evitare la distruzione di un bene pubblico»

Il consigliere comunale della Federazione Riformista interviene per illustrare la sua posizione

Pubblicato il: 23/07/2020 – 20:15
Rende, Principe sulla vicenda del Parco Acquatico: «Evitare la distruzione di un bene pubblico»

RENDE «Eventuale distruzione di un bene pubblico, con sperpero di pubblico denaro, avrebbe rilevanza penale e di danno erariale e gravi ripercussioni nel rapporto con l’Unione europea». Lo afferma Sandro Principe, consigliere comunale della Federazione Riformista, con riferimento alla vicenda del Parco Acquatico di Rende. Secondo Principe «la vicenda del Parco Acquatico, all’attenzione dell’ultimo Consiglio comunale, può essere così riassunta: 1) è emersa la non contestabile verità che il Parco rappresenta un valore aggiunto per la comunità rendese, sotto il profilo dello svago e dell’impiego del tempo libero, della cura della salute e del corpo, turistico, della ristorazione,  dell’organizzazione di eventi e, conseguentemente, dello sviluppo economico ed occupazionale; 2) sono risultate evidenti le responsabilità di Manna per: a) aver inaugurato il Parco non ancora completato (mancano persino gli alberi e non c’è un fiore); b) per aver proceduto all’affidamento  della struttura senza garanzie sulle qualità imprenditoriali ed umane del gestore, che ha costretto l’amministrazione a disporre, dopo circa un solo anno, la risoluzione del contratto; c) per non avere posto in essere i dovuti controlli effettivi e non inutilmente solo burocratici; d) per aver consentito il discredito nazionale e regionale della struttura dovuto al comportamento di un dirigente della impresa, evidentemente in rapporti   con esponenti dell’amministrazione, per come gli eventi hanno certificato; e) per non aver preteso dal gestore la relazione annuale da cui sarebbero emersi gli ingenti incassi registrati per l’attività della sola balneazione per due mesi (circostanza che evidenzia le potenzialità economiche del Parco) ed, altresì, il mancato pagamento di dipendenti e fornitori; 3) che sarebbe avventato procedere ad improvvisate gestioni temporanee, che finirebbero per sputtanare definitivamente Il parco; 4) che, viceversa, è necessario procedere all’esperimento di gara europea, preceduta da approfondita ricerca preselettiva di soggetti gestionali di alto profilo a cui far conoscere l’infrastruttura da completare nelle more; 5) che il comune deve seriamente fare quanto nelle sue possibilità, spendendo il suo prestigio politico, per soddisfare  le giuste aspettative retributive dei lavoratori  dipendenti, tutti assunti nelle settimane immediatamente precedenti la consultazione elettorale  del 2019. In ultimo, ma non per ultimo, che nessuno – sostiene Principe – abbia l’ardire di sconvolgere con atti sconsiderati il progetto così come realizzato con l’approvazione delle competenti autorità europee, che ne hanno sostenuto il finanziamento. Eventuale distruzione di un bene pubblico, con sperpero di pubblico denaro, avrebbe rilevanza penale e di danno erariale e gravi ripercussioni nel rapporto con l’Unione europea».
 
 

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