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«Il Meridione federato è l'obiettivo»

di Ettore Jorio*

Pubblicato il: 01/11/2020 – 9:23
«Il Meridione federato è l'obiettivo»

Il Mezzogiorno, così com’è, è destinato ad andare sempre peggio. Non è affatto sufficiente renderlo, così come si sta facendo oggi, destinatario di sogni, tutt’altro. Risulta profondamente sbagliato generare nella collettività aspettative che rischierebbero di rimanere tali se le cose da farsi non venissero portate avanti nel modo giusto. Si rischierebbe di tradurre un’occasione irripetibile, quale è la disponibilità plurimiliardaria dell’Ue, in una profonda delusione. L’ultima.
Troppo tempo si è perso ad erigerlo, come sempre, a futuro beneficiario di un ripetuto rinnovato interesse del Governo, rimasto ancora sulla carta. Non si può andare avanti così, pena la crisi della sua esistenza, quella che affascina tutti per le sue bellezze e la rinomata ospitalità dei suoi abitanti, salvo poi lasciarlo così come si trova.
UNA PIOGGIA DI QUATTRINI C’è tempo e modo di sperare oggi, sempreché si riescano ad utilizzare al meglio le generosità europee, tra le quali 209 miliardi di Recovery Fund e 37 di Mes, stranamente quel fondo salva-Stati che è bistrattato dal M5S nonostante modificato nella sua disciplina, privata delle condizionalità passate.
Ovviamente, per goderne e bene, occorre mettere in piedi organizzazioni efficienti che sappiano programmare il meglio. Così come occorre fare con il Sure, i Fondi Bei e quelli ordinari provenienti dalla programmazione Ue 2021-2027, sino ad oggi utilizzati, al meglio, dalle Regioni in modo generale e generico.
La Next Generation Eu, quale strumento per la ripresa degli Stati membri dotatosi di 750 miliardi, lo esige. Così come lo esige il bilancio a medio termine dell’Ue rafforzato con una provvista di oltre 1.100 miliardi di euro
Basta immaginare, con siffatte provviste sino a ieri neppure immaginabili, l’opportunità che ha il Mezzogiorno di mutare i propri connotati. Sempre che vengano tradotte in fatti le promesse vendute in lungo e in largo dal Governo, che in proposito non sembra affatto lavorare in tal senso.
POCHI I PROGETTI MA FONDAMENTALI Sul tema, il Mezzogiorno deve rafforzare il proprio potere contrattuale da tradurre in istanza unica, fondata su un progetto condiviso quantomeno da sette Regioni che lo compongono, al netto della Sardegna, di cui cinque nell’obiettivo «Convergenza».
Un progetto imperniato su pochi obiettivi che assicurino la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla sua migliore esistenza. Il mare e, con esso, l’acqua e la depurazione; i trasporti e, con essi, il Ponte sullo Stretto che sottragga la Sicilia alle difficoltà di raggiungimento; la prevenzione sismica e idrogeologica; il miglioramento delle condizioni del sistema di istruzione sono i bersagli primari sui quale puntare il mirino della programmazione straordinaria UE. Quella ordinaria dovrà fare il resto, incentivando gli investimenti negli ambiti produttivi direttamente connessi agli anzidetti miglioramenti infrastrutturali, peraltro attrattivi anche di nuove iniziative imprenditoriali, specie se beneficiarie di agevolazioni fiscali e contributive.
Questo sì che consentirebbe al Mezzogiorno di sedere a pieno titolo sullo scranno della priorità strategica reale del Recovery plan nazionale. Altrimenti, solo chiacchiere.
IL “MERIDIONE FEDERATO” E’ L’UNICA SOLUZIONE  Per fare tutto questo si renderebbe utile approfittare di due circostanze. La prima risiede nella realizzazione del’iniziativa di Claudio Signorile, quale nuova metodologia politico-istituzionale utile ad evitare gli errori del passato. Tra questi, la frammentazione e disorganicità degli investimenti nonché le assurde concorrenzialità tra le Regioni, per di più incapaci a sfruttare i ricorrenti Fondi ordinari UE per miliardi di euro, sino a non riuscire neppure a spenderli tutti.
L’originalità della proposta è nel federare il Meridione, intendendo per tale la materializzazione di una federazione delle Regioni che componevano il Mezzogiorno cancellato dalla Costituzione (art. 119, già comma 3) con la revisione del 2001. Uno strumento, di natura pattizia da perfezionare a Costituzione invariata, cui affidare il compito di riassumere in una le istanze di finanziamento, formatasi a conclusione di un confronto serrato e continuativo. Una sorta di stanza di mediazione a regime delle singole pretese e la successiva traduzione delle stesse in un progetto di sviluppo comune, fondato sulla generazione di un patrimonio infrastrutturale produttivo e indispensabile a generare crescita complessiva.
La seconda è affidata alla sensibilità politico-istituzionale delle Regioni che, a prescindere dalla appartenenze politiche, debbano cominciare a curare, attraverso l’adesione ad un siffatto interessante progetto, il traguardo del benessere complessivo del Mezzogiorno. Un modo, questo, per soddisfare i propri naturali egoismi produttivi attraverso le migliori pratiche di altruismo solidale. Il tutto, organicamente finalizzato non solo a programmare meglio e nell’insieme, ma soprattutto a curare «i muscoli burocratici» necessari ad eseguire, bene e celermente, i progetti finanziati, questa volta soggetti alla logica degli stati di avanzamento.
* Docente Unical

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